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L'ospedale Perrino di Brindisi

L'ospedale Perrino di Brindisi

Il pentito, il consigliere e l'ospedale

BRINDISI – Il vero affare? Le assunzioni, la promessa di un posto di lavoro da ottenere compiendo una vera e propria estorsione. Oltre al “pizzo” tradizionale, oltre alle richieste di tangenti che venivano presentate a imprenditori e commercianti con “modalità mafiose” c’è anche il settore occupazionale e si tratta di un debutto nel mondo della criminalità organizzata, della prima volta che in una inchiesta dell’Antimafia, in quel di Brindisi, si parla di reali interessi della malavita nel settore dei contratti a tempo indeterminato.

BRINDISI - Il vero affare? Le assunzioni, la promessa di un posto di lavoro da ottenere compiendo una vera e propria estorsione. Oltre al "pizzo" tradizionale, oltre alle richieste di tangenti che venivano presentate a imprenditori e commercianti con "modalità mafiose" c'è anche il settore occupazionale e si tratta di un debutto nel mondo della criminalità organizzata, della prima volta che in una inchiesta dell'Antimafia, in quel di Brindisi, si parla di reali interessi della malavita nel settore dei contratti a tempo indeterminato.

Il bersaglio, dal 2007 al 2010, furono prima la ditta L'Ancora e poi la Manutencoop, quest'ultima azienda che ha gestito fino al primo maggio scorso il servizio di ausiliariato per conto della Asl, all'interno dell'ospedale "Perrino". E' lì, presso il nosocomio, alle dipendenze "indirette" (all'epoca) di un ente pubblico, che la mala mesagnese voleva piazzare tre persone. A mediare ci pensò l'imprenditore Antonio Centonze, brindisino che figura oggi come ieri tra gli indagati per associazione mafiosa.

Le pressioni per ottenere un contratto di lavoro sono divenute note, insieme al resto, con le dichiarazioni rese dal pentito Ercole Penna che fa riferimento anche all'interessamento di un'altra persona, Rino Tagliente, il famoso consigliere comunale di Mesagne eletto nella Lista Vizzino ma poi transitato a Noi Centro per Ferrarese. Tagliente, in seguito alle voci circolate attorno alle rivelazioni di Penna, l'1 febbraio 2011 si è dimesso dalla carica elettiva. E in effetti il suo nome nelle carte processuali c'è. Resta ovviamente salva la presunzione di estraneità ai fatti sino a prova contraria.

"Il presidente fu disponibile - dice Lino Lu Biondu - ma in quel periodo stava subentrando alla citata cooperativa Ancora un'altra ditta per cui nulla venne più fatto. Il tutto fu ripreso nel 2010 allorquando mi rivolsi, sempre per lo stesso motivo, ad Antonio Centonze, il quale a sua volta ne parlò con il suddetto Fabrizio".

Ci fu l'incontro con il responsabile della nuova società che non fu compiacente e denunciò tutto alla polizia. "Contestualmente - prosegue Penna - ho saputo che lo stesso Fabrizio ebbe delle problematiche sul posto di lavoro riconducibili a un eventuale licenziamento, ma che alla fine si sono risolte con un cambiamento di incarico con una minore responsabilità e, forse, conseguente riduzione dello stipendio".

Il 3 agosto 2010 il responsabile della Manutencoop presentò formale querela in procura a Brindisi, e il procedimento è stato poi trasmesso alla Distrettuale antimafia di Lecce per competenza. Era stato chiesto di concordare un incontro con il "capo", il numero uno di Manutencoop in Puglia e Centonze. All'incontro, che si è tenuto il 15 giugno 2010 si sono presentate due persone che parlavano di "problemi" per la ditta "qualora non avesse assunto tre persone di sua fiducia".

Successivamente furono inviati i tre curricula e iniziarono le pressioni: addirittura si arrivò a chiedere l'assunzione entro il giorno successivo. Secondo gli investigatori si cercava di favorire la stipula di un contratto per Debora Sorge, Concetta Corsano, e Gianluca Sorge, quest'ultimo poi destinatario di una ordinanza di custodia cautelare nonché arrestato nel settembre 2010 in flagranza, proprio in ospedale, per estorsione.

Le "vittime" delle minacce denunciarono. Relativamente alla vicenda Manutencoop il pm ha chiesto l'arresto solo nei confronti di Centonze, per estorsione, in concorso con Penna "per aver cercato di indurre i responsabili della ditta a cedere alle richieste di assunzione". Un nuovo business della Scu che oltre a dover far soldi per mantenersi si era messa al passo coi tempi, ultimamente, a cercare di risolvere la piaga della disoccupazione. Solo per gli amici, però.

Vale la pena, alla fine annotare un paradosso. Transitato dall'1 maggio scorso parte del personale ex Manutencoop alla nuova società in house della sanità pubblica pugliese, la Sanità Service, ecco cosa è accaduto tra le mura del Perrino: è stato rimosso dall'incarico Carmelo Grassi, il giovane responsabile del personale messo in sella da Manutencoop per arginare una pericolosa deriva della situazione del servizio a Brindisi, e che per la sua gestione impermeabile alle pressioni esterne ha subito tre attentati che hanno distrutto quattro auto della sua famiglia (14 dicembre 2010 e 18 settembre 2011), mentre una quinta è stata distrutta il 10 gennaio 2012 proprio a Mesagne in casa del padre dove i criminali si erano introdotti per compiere la loro missione.

Al suo posto è stato reinserito invece quel Luigi Ferrarese che Manutencoop aveva sostituito con Grassi, prendendo provvedimenti nei suoi confronti, e che fu oggetto di uno strano quanto pressoché innocuo attentato il 7 gennaio 2011 (piccolo ordigno all'ingresso di una sua villetta a Betlemme), poco dopo uno degli incendi ai danni di Grassi, quello disastroso del 14 dicembre 2010 in cui bruciano tutte e tre le auto di famiglia. Potenza della sanità pugliese.

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