Cronaca

“Per mio fratello Francesco bisognava uccidere Pasimeni, Penna e Vicientino”

“Ne parlammo nel 2009, io mi opposi: non volevo commettere omicidi”. Il primo verbale del pentito Sandro Campana: “Lascio la Scu dopo venti anni di affiliazione. Pino Rogoli ora è solo un simbolo”.

Sandro Campana

BRINDISI – “Con mio fratello Francesco (Campana) ci sono dei rancori che non sono riuscito mai ad eliminare, infatti nel 2009 quando lui è uscito (dal carcere) e si è trasferito a Brindisi in un incontro con me e con altre persone sostenne la necessità di uccidere Massimo Pasimeni, Ercole Penna e Daniele Vicientino. Io mi opposi perché ero contrario allora e sempre alla commissione di omicidi: ritenevo che fosse possibile convivere senza giungere a tali episodi di violenza”.

Ercole PennaIl j’accuse porta la firma di Sandro Campana, due anni più giovane del fratello, dal ’95 nelle fila della Sacra Corona Unita per sua stessa ammissione. La confessione con annessa chiamata in correità di altre persone, diverse delle quali ancora coperte da omissis, è stata consegnata al pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce il primo giorno di interrogatorio, lo scorso 28 luglio, nella casa circondariale di Borgo San Nicola, alle porte del capoluogo salentino. (Nella foto, Ercole Penna)

Daniele VicientinoE’ stato il primo verbale firmato in qualità di “dichiarante” in attesa di diventare pentito a tutti gli effetti, una volta trascorsi i 180 giorni previsti per la collaborazione a cui aspira Sandro Campana che è stato già ammesso al programma di protezione, tenuto conto della quantità e soprattutto della qualità delle conoscenze riferite. Le verità di Campana junior, infatti, hanno permesso di svelare omicidi sui quali poco si sapeva: mancavano gli autori, tra mandanti ed esecutori materiali, e lui, ha consegnato i nomi degli uni e degli altri, partendo dalla persona che gli è sempre stata più vicina, in famiglia, così come nel sodalizio di stampo mafioso, il fratello Francesco. (A destra, Daniele Vicientino)

Massimo PasimeniQuel legame di sangue non esiste più. Sandro si è pentito, Francesco lo ha disconosciuto pubblicamente scrivendo dal carcere. Adesso sono due perfetti estranei che però si conoscono alla perfezione e conoscono altrettanto bene le dinamiche interne alla mala brindisina, le attività, i vertici, gli affiliati e gli insospettabili. Motivo per il quale le accuse di Sandro Campana fanno tremare e pure parecchio, il fratello innanzitutto, quindi gli altri ritenuti sodali e chi sino ad ora è rimasto in ombra. (A sinistra, Massimo Pasimeni)

La conversione di Sandro Campana alla ragione della giustizia è avvenuta alla vigilia del suo quarantesimo anno di età per un motivo spiegato dopo alcune pagine rimaste in bianco, per la necessità di non svelare tutti i segreti della Scu in attesa dello svolgimento dei necessari riscontri: “Faccio parte dell’associazione mafiosa dal lontano 1995 sino ad oggi!, ha ammesso. “Ho deciso di collaborare con la giustizia perché  voglio uscire dall’associazione non essendo più disposto ad assumermi le responsabilità che derivano dal mio ruolo, dal mio grado e dal mio cognome”, ha spiegato.

Un cognome pesante, di spessore all’interno del sodalizio: “Preciso sin da ora che tutti gli affiliati a mio fratello Francesco sono anche affiliati a me ed entrambi rivestiamo il grado di diritto al medaglione con Catone e i nostri appoggi sono Salvatore Buccarella di Tuturano”, e “Giuseppe Gagliardi, detto Pino Scasciamachine con tutta la sua famiglia”, si legge nel verbale. “In altre parole, io, mio fratello, Buccarella e Gagliardi rivestiamo un ruolo di vertice e tutti facciamo riferimento a Pino Rogoli che ormai rappresenta solo un simbolo”.

Rogoli non ha mai detto una sola parola  sulla notte di Natale del 1983, quella in cui nacque la Sacra Corona Unita con la dichiarazione di indipendenza dalla ‘ndrangheta calabrese. Nessuna ammissione. Solo silenzio per Pino Rogoli, ritenuto il capo storico della Scu, che sperava di diventare un detenuto “comune” dopo venti anni ininterrotti di carcere duro.

Francesco CampanaNel 2012 aveva chiesto la revoca del  41 bis, ma niente da fare. Restava persona  “pericolosa”  per il passato che poteva diventare attuale tenuto conto dei possibili contatti con il territorio di provenienza, sebbene dal 1992 siano stati limitati per numero e modalità: un solo incontro al mese con i familiari espressamente autorizzati, con videoregistrazione e ascolto; un’ora d’aria al giorno; la sistemazione in una cella nel braccio di massimo sicurezza del carcere per evitare contatti con gli altri detenuti; il controllo della corrispondenza in entrata e in uscita. (Nella foto, Francesco Campana)

Quanto a Campana, al contrario, ha parlato parecchio per spiegare le ragioni alla base del pentimento: “L’anno scorso quando ero detenuto a Teramo e stavo per uscire, mio fratello Francesco mi fece pervenire una lettera”, è scritto nello stesso verbale. Il passaggio successivo resta coperto da omissis, a conferma del fatto che le indagini sui rapporti tra i due in seno alla Scu e tra loro ed altri affiliati non sono ancora arrivate a conclusione.

Quel che si sa è che, secondo Sandro Campana, Francesco gli chiedeva un impegno: “Mi invitava a prendermi le mie responsabilità una volta scarcerato e a portare avanti l’associazione, una responsabilità che non intende assumere e voglio assumere dall’associazione stessa”. “Nel mio caso non è sufficiente, né possibile dissociarmi semplicemente poiché visto il cognome che porto, una volta libero tutti gli associati si rivolgerebbero comunque a me chiedendomi istruzioni e favori”. Serviva un taglio netto. E così è stato.

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