Il procuratore capo: "Attendo sereno"

BRINDISI - “Attendo serenamente”. Non ha molta voglia di parlare, il capo della procura di Brindisi, Marco Dinapoli, che con garbo risponde ugualmente alle domande che gli vengono poste: “Questo è il momento in cui bisogna aspettare in silenzio un verdetto. Sono tranquillo, certo di aver fornito una versione dei fatti completa e precisa”. Una versione dei fatti in grado di allontanare ogni ombra sul suo operato e quindi sulla procura di Brindisi, che egli rappresenta e che è protagonista di un conflitto avvelenato con la procura distrettuale antimafia di Lecce che va avanti dai giorni immediatamente successivi all’esplosione dinanzi alla Morvillo Falcone.

Marco Dinapoli

BRINDISI - “Attendo serenamente”. Non ha molta voglia di parlare, il capo della procura di Brindisi, Marco Dinapoli, che con garbo risponde ugualmente alle domande che gli vengono poste: “Questo è il momento in cui bisogna aspettare in silenzio un verdetto. Sono tranquillo, certo di aver fornito una versione dei fatti completa e precisa”. Una versione dei fatti in grado di allontanare ogni ombra sul suo operato e quindi sulla procura di Brindisi, che egli rappresenta e che è protagonista di un conflitto avvelenato con la procura distrettuale antimafia di Lecce che va avanti dai giorni immediatamente successivi all’esplosione dinanzi alla Morvillo Falcone.

Dinapoli è stato ascoltato ieri a Roma, dalla commissione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, nell’ambito di un procedimento che è stato avviato a suo carico per i contatti avuti con Franco Orlando, l’avvocato dello stragista reo confesso dell’attentato di Brindisi, a ridosso dell’udienza dinanzi ai giudici del Riesame che dovevano esprimersi principalmente sulla sussistenza dell’aggravante della finalità terroristica, la cui esclusione avrebbe determinato (non è detto che fosse un passaggio automatico) il trasferimento a Brindisi dell’inchiesta sui fatti del 19 maggio.

La decisione dalla capitale è attesa nei prossimi giorni, al massimo all’inizio della settimana ventura. Il pg della Cassazione ha richiesto per Marco Dinapoli il trasferimento da sede e funzione. Ieri pomeriggio Dinapoli è stato sentito in sede camerale, e secondo la prassi di palazzo dei Marescialli una decisione dovrà arrivare entro 5-6 giorni.

Dinapoli era inoltre stato iscritto nel registro degli indagati dal procuratore di Lecce Cataldo Motta, che poi ha trasferito il fascicolo alla procura di Potenza competente sul distretto, per una telefonata fatta al difensore di Giovanni Vantaggiato, reo-confesso della bomba alla Scuola Morvillo Falcone di Mesagne che il 19 maggio scorso ha portato alla morte di Melissa Bassi, suggerendogli «giurisprudenza e dottrina» in materia di aggravante terroristica, contestata dalla Dda di Lecce. O, almeno, questo emergerebbe da una intercettazione ambientale effettuata nella casa di Vantaggiato, mentre l’avvocato Franco Orlando parlava con la moglie di Vantaggiato, Giuseppina Marchello.

Il procedimento penale è stato archiviato dal gip su richiesta del pm che non ha ravvisato alcun rilievo penale nella condotta del magistrato, avanzando solo qualche dubbio sull’opportunità del colloquio con il difensore del killer. Ci sono poi degli appunti con sottolineature simili che sarebbero stati consegnati al legale e che sarebbero identici a quelli inviati via mail dal procuratore capo al gip Ines Casciaro, prima dell’udienza di convalida del fermo di indiziato di delitto a carico del 68enne di Copertino, appena dopo la sua cattura.

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Dinapoli, come per prassi, è stato affiancato da un altro magistrato, Alfonso Pappalardo, magistrato di Trani e membro del direttivo nazionale dell’Anm, in qualità di difensore. La riserva del Csm su decisione e motivazioni riguardo alla richiesta di trasferimento sarà sciolta a breve, al massimo – si ritiene – entro lunedì.

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