Cronaca

Le due torri costiere fuori dai finanziamenti della Regione. Occasione perduta

Non è un buon momento per i beni culturali della città di Brindisi. Sopra la Fontana di Tancredi stanno costruendo un condominio, dell’operazione Forte a Mare non si sa nulla, e l’ultima notizia la segnala Mauro D’Attis, il capogruppo consiliare di Forza Italia: le due torri costiere a nord del capoluogo, quella di Punta penne e Torre Testa, pur essendo stato giudicato ammissibile il progetto, lo stesso non è stato finanziato dalla Regione Puglia per esaurimento della dotazione finanziaria

BRINDISI – Non è un buon momento per i beni culturali della città di Brindisi. Sopra la Fontana di Tancredi stanno costruendo un condominio, dell’operazione Forte a Mare non si sa nulla, e l’ultima notizia la segnala Mauro D’Attis, il capogruppo consiliare di Forza Italia: le due torri costiere a nord del capoluogo, quella di Punta penne e Torre Testa, pur essendo stato giudicato ammissibile il progetto, lo stesso non è stato finanziato dalla Regione Puglia per esaurimento della dotazione finanziaria.

Insomma, è stata decisiva la cronologia di arrivo dei progetti negli uffici della Regione preposti ai beni culturali. Troppo tardi, evidentemente, è giunta la pratica di Brindisi. E per ora la torre di Punta Penne è condannata a restare nel degrado (a meno che non si trovi e si sperimenti qualche altra strada, visto che potrebbe rientrare nel Parco di Punta del Serrone), e Torre Testa a restare puntellata avvolta dalle tempeste invernali cui è abituata da secoli.

La torre di Punta Penne-2No, non è un buon momento. La lenta estinzione delle Province minaccia anche il futuro del Museo archeologico Ribezzo, un autentico fiore all’occhiello per la città. E poi il porto: tutta la storia di Brindisi ruota attorno ad esso. Ma delle ville ottocentesche non si è fatto tesoro, il Castello Svevo è una servitù militare dal 1909, mai restituita alla città. Il Castello Alfonsino ed opere fortificate annesse che solo i francesi riuscirono ad espugnare sono cadute più volte, invece, in mano a ladri e razziatori in tempi recentissimi.  Le antiche fornaci di Giancola sono state interrate da molti anni perché non vi sono mezzi economici per valorizzarle e vigilarle.

Soprattutto, non c’è un progetto complessivo di recupero e valorizzazione. Non si sa cosa fare di ciò che affiora durante i lavori sul lungomare mentre sulla ricollocazione dei paninari le idee ci sono e abbastanza chiare. Ora addio anche al milioncino di euro per il restauro e la fruizione delle due torri costiere. Anche se viene da chiedersi, vista la sorte dei parchi urbani e di Forte a Mare, quanto tempo sarebbero durati impianti di illuminazione, infissi, eccetera. I piani di recupero non bastano, ci vogliono anche quelli di tutela. Da presentare, è ovvio, in tempo utile per evitare esclusioni.

Per la cronaca, stessa sorte per un progetto da 600mila euro del Comune di Torre Santa Susanna per la creazione di un museo dell’olio, e il recupero dell’ex palazzo municipale da destinare a sede di percorsi turistici integrati e didattico-formativi. Operazione dichiarata ammissibile, ma non finanziabile per esaurimento della dotazione di circa 60 milioni di euro assegnati alla Regione Puglia dal Cipe, con risorse del Fondo di sviluppo e coesione.

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