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Cronaca Mesagne

Il racket non si ferma, altri spari notturni contro negozi e locali a Mesagne

MESAGNE – Gli arresti operati nei giorni scorsi dai carabinieri non hanno sortito l’effetto di interrompere la catena di attentati a colpi di fucile esplosi contro le saracinesche di esercizi commerciali. Questa mattina ne sono stati scoperti altri due. Uno alla pizzeria Gonj, in via Foggia, l’altro alla macelleria Greco, già presa di mira dai malviventi. Pallettoni partiti da un fucile calibro dodici che hanno squarciato il silenzio della notte. Ma nessuno ha sentito. O se qualcuno ha sentito gli spari si è guardato bene dall’avvisare le forze dell’ordine.

MESAGNE - Gli arresti operati nei giorni scorsi dai carabinieri non hanno sortito l'effetto di interrompere la catena di attentati a colpi di fucile esplosi contro le saracinesche di esercizi commerciali. Questa mattina ne sono stati scoperti altri due. Uno alla pizzeria Gonj, in via Foggia, l'altro alla macelleria Greco, già presa di mira dai malviventi. Pallettoni partiti da un fucile calibro dodici che hanno squarciato il silenzio della notte. Ma nessuno ha sentito. O se qualcuno ha sentito gli spari si è guardato bene dall'avvisare le forze dell'ordine.

L'attentato alla pizzeria dovrebbe risalire alla notte tra domenica e ieri. E' stato scoperto nella mattinata di oggi, quando il gestore è andato ad aprire il locale che era rimasto chiuso per due giorni. Ha chiamato immediatamente i poliziotti del locale Commissariato. I quali ritengono che le modalità siano analoghe agli attentati consumati nelle settimane precedenti. Per lo meno l'arma e i pallettoni sono dello stesso calibro.

L'attentato alla macelleria Greco è stato denunciato ai carabinieri, i quali hanno effettuato il sopralluogo ed hanno constatato che anche in questo caso i colpi sarebbero partiti da un fucile calibro dodici. La malavita mesagnese, dunque, continua a tenere sotto schiaffo i commercianti di questa città. I due commercianti, stando alle indiscrezioni trapelate, avrebbero detto agli investigatori di non avere ricevuto richieste estorsive o minacce di altro genere.

La sera del 22 ottobre i carabinieri, durante un servizio di controllo del territorio mesagnese, avevano sorpreso, inseguito e sottoposto a fermo di polizia giudiziaria Giovanni Longo, Alessandro Perez e Rosario Capodieci. I tre, verso le 21,30, erano stati notati fermi in via Sasso, angolo di piazza Gioberti, a poca distanza di un negozio di ferramenta. Alla vista dei carabinieri, che si stavano avvicinando per controllarli, si liberarono di un fucile calibro dodici con le canne e il calcio mozzati e di un paio di guanti di lattice. Quindi si allontanarono precipitosamente in direzioni differenti. I carabinieri li inseguirono e bloccarono, recuperando anche arma e guanti.

I tre furono sospettati essere gli autori degli attentati compiuti nelle due settimane precedenti: ad una macelleria, ad un negozio di prodotti casalinghi, ad un ristorante e all'ufficio di un imprenditore brindisino. Con questi fermi si pensò di avere bloccato gli attentati. E invece non è stato così. Gli attentati sono ricominciati. Due in due notti. Non sono certo roba da poco. La strategia della tensione, o meglio della paura, continua. L'ipotesi prevalente è che dietro ci sia la malavita organizzata che sta preparando il terreno per passare in una seconda fase alla richiesta del pizzo. Malavita organizzata che dalle nostre parti significa Sacra Corona Unita. Ovvero mafia nostrana.

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