Cronaca

Nel cibo il nemico invisibile: rapporto Arpa sulle micotossine

Non bisogna solo guardare all'inquinamento industriale, per spiegare la diffusione di alcune patologie anche molto gravi. Ci sono altri fattori da tenere sotto controllo, e tra questi gli alimenti dove spesso si annidano nemici microscopici

Non bisogna solo guardare all’inquinamento industriale, per spiegare la diffusione di alcune patologie anche molto gravi. Ci sono altri fattori da tenere sotto controllo, e tra questi gli alimenti dove spesso si annidano nemici microscopici in grado di generare problemi cronici, e anche il cancro. Per questo motivo agenzie come Arpa Puglia effettuano un monitoraggio costante soprattutto sui prodotti di importazione, e nel caso delle studio che di seguito sintetizziamo (allegando anche il link del rapporto integrale), sulla presenza delle micotossine in alcune categorie di prodotti agricoli, con i dati che vanno dal 2011 al 2014 compreso.

Chi effettua i controlli - Il Laboratorio Chimico del Polo di Specializzazione Alimenti Arpa Puglia di Bari opera da anni su scala regionale il monitoraggio sulla contaminazione delle derrate da micotossine. Vengono analizzati campioni prelevati dalle Asl nell’ambito di Piani regionali di controllo ufficiale predisposti dall’Assessorato alle Politiche della Salute della Regione Puglia, da Usmaf nell’ambito del controllo sulle merci di importazione, dai Carabinieri del Nas e da altri corpi di polizia nell’ambito di particolari attività di controllo nel settore agroalimentare.

I risultati - Le conclusioni sono parzialmente rassicuranti. I campioni risultati positivi alle micotossine sono stati il 30 per cento di quelli esaminati, ma solo l’1 per cento presentava valori superiori ai limiti di legge (molto elevati, nel nostro caso). Ma le micotossine, va ricordato possono annidarsi anche nei nostri frigoriferi o in quelli dei locali pubblici, fatto che deve indurre al massimo rispetto delle procedure di conservazione e di sanificazione periodica degli elettrodomestici con prodotti idonei.

“Nell’ambito del monitoraggio ufficiale sulla contaminazione da micotossine negli alimenti effettuato da Arpa Puglia nel 2011-2014, si è riscontrata una percentuale inferiore all’1% di campioni non conformi rispetto ai tenori massimi. Tuttavia – si legge nelle conclusioni dello studio - i campioni non conformi, tutti appartenenti alla categoria frutta a guscio, hanno presentato elevati livelli di contaminazione. In larga percentuale tali non conformità sono state riscontrate su merci di importazione che quindi sono state respinte prima di poter entrare nel mercato europeo”.

I campioni in questione provengono da paesi dell’Asia centrale. “I risultati riportati nel presente lavoro, ottenuti utilizzando metodi validati ed accreditati, evidenziano dunque quanto sia importante mantenere elevato il livello di efficacia dei controlli al fine di assicurare un altrettanto elevato livello di tutela della salute dei consumatori”, sottolinea Arpa Puglia. Il totale dei campioni esaminati nel periodo indicato è di 660, prelevati da vini ed altre bevande alcoliche, cereali e loro derivati, frutta secca e a guscio, erbe, spezie, caffè, nonché alimenti per lattanti.

Come si chiama il nemico invisibile - Sono state ricercate le seguenti micotossine: Aflatossine (Afla) B1, B2, G1, G2, Ocratossina A (Ota), Deossinivalenolo (Don) e Zearalenone (Zea). Oltre il 30% dei campioni sono risultati positivi rispetto ad una o più micotossine e solo 5 campioni sono risultati non conformi. Arpa Puglia spiega che “con il termine “campioni positivi” si indicano quei campioni naturalmente contaminati e con livelli di micotossine tali da essere rilevati e quantificati con le tecniche analitiche in uso. I metodi di analisi e la strumentazione attualmente utilizzata, permettono di raggiungere limiti di quantificazione (Loq), abbondantemente al di sotto dei tenori massimi ammissibili”.

Altra storia per i “campioni non conformi”, invece, si indicano “quei campioni che superano il tenore massimo oltre ogni ragionevole dubbio e che rappresentano partite da rifiutare (Reg. CE 401/06 e Reg. CE 178/10). Per i prodotti non conformi vi è il divieto di: utilizzo come ingredienti alimentari; miscelazione con altri prodotti alimentari conformi ai tenori massimi; detossificazione mediante trattamenti chimici (art. 3 del Reg. CE 1881/06)”.

Alcuni funghi filamentosi, e più specificamente alcune muffe, si legge nel rapporto, “possono colonizzare foraggi e derrate alimentari e sono capaci di biosintetizzare, in particolari condizioni, molecole note come micotossine. Tali sostanze rivestono un ruolo di notevole importanza a causa delle loro particolari proprietà tossicologiche che possono riguardare gli animali e l’uomo, qualora si utilizzino mangimi e alimenti contaminati. Le micotossine considerate pericolose (non tutte lo sono) presentano anche un’elevata resistenza al calore, e quindi ai processi di cottura.

Le conseguenze – “A causa dell’enorme diversità strutturale osservabile fra le diverse tipologie di micotossine, anche la gamma degli effetti indesiderati indotti da questi metaboliti tossici è molto diversificata. Esse mostrano – spiega Arpa Puglia - caratteristiche di tossicità acute e croniche, ed in particolare alcune di esse possono esercitare un’azione genotossica (in grado di danneggiare il Dna), cancerogena (sono capaci di provocare il cancro), mutagena (possono agire sui cromosomi alterandone l’informazione genetica) o teratogena (provocano anomalie del feto). In considerazione degli effetti tossici che sono in grado di produrre nei vari organi umani e animali esse possono essere anche classificate come epatotossine, nefrotossine, neurotossine, immunotossine e dermatossine”.

Aflatossine - Perché in alcuni paesi sottosviluppati l’incidenza del cnacro al fegato è anche dieci volte superiore a quelle dei paesi occidentali? “Le aflatossine sono associate in generale a tossicità e a cancerogenicità per l’uomo e per gli animali: aflatossicosi acute possono in taluni casi portare anche alla morte, mentre aflatossicosi croniche possono portare a formazione di cancro, ad immunosoppressione e ad altri effetti; il fegato è l’organo bersaglio primario, come dimostrano numerosi studi su animali, che però mostrano suscettibilità anche molto variabili a seconda delle specie. Per quanto riguarda l’uomo, è noto che storicamente si sono riscontrati meno casi di tossicità acuta, mentre si ritrovano informazioni e dati più schiaccianti sulle implicazioni delle aflatossine come cancerogeni. La B1 è classificata dallo IARC come accertato cancerogeno per l’uomo (Gruppo 1)”.

Ocratossine – “Gli alimenti più esposti alla contaminazione da Ota sono cereali (grano, orzo, mais, avena), derivati dei cereali, frutta, frutta secca, caffè, cacao, spezie, liquirizia, vino, birra. Si rinviene anche nei prodotti di origine animale perché trasferita attraverso i mangimi, ed è perfino rintracciabile nel sangue umano. I reni sembrano essere l’organo bersaglio principale per l’Ota, la quale è nota per i suoi effetti nefrotossici documentati su numerose specie animali. Studi su cavie animali hanno anche messo in evidenza proprietà immunosoppressive, teratogene e cancerogene”.

Zea e Don – “Lo Zea possiede spiccati effetti estrogenici che possono determinare alterazioni nei cicli riproduttivi degli animali, ipofertilità e fenomeni di pubertà precoce. Lo Iarc ha classificato lo Zea nel Gruppo 3, cioè tra quelle sostanze non classificabili in relazione alla loro cancerogenicità per l’uomo”. Il Don, che seppur dotato della minore tossicità acuta, è riscontrabile negli alimenti in modo più diffuso (frumento, orzo, avena, segale, mais e prodotti da essi derivati). “Se assunto in dosi considerevoli, negli animali testati può provocare nausea, vomito, disordini gastrointestinali e cefalea, e per tali ragioni è stato anche definito vomitossina o fattore di rifiuto del cibo. Lo Iarc ha classificato il Don nel Gruppo 3”. Di seguito, la tabella riassuntiva degli esiti delle analisi tra il 2011 e il 2014 in Puglia.

SCARICA IL RAPPORTO ARPA

La tabella dei controlli sulle micotossine effettuato da Arpa Puglia-2

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