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Cronaca

Il reggente Scu del clan Brindisi-Tuturano non conosce i fratelli Brandi

BRINDISI - L’ex primula rossa della Scu, Francesco Campana, non conosce i fratelli Raffaele e Giovanni Brandi, non sa chi sia Errico Colucci nè Giuseppe Gerardi: “Mai visti, né sentiti”, né sa sa esistesse un qualche clan marchiato Scu a Brindisi e dintorni. Il super-boss fedelissimo di Pino Rogoli, presunto capo del clan già presieduto da Salvatore Buccarella, è apparso ieri mattina in videoconferenza dal carcere di Alessandria, chiamato in causa nel processo scaturito dalla operazione Berat-Dia. Nel collegamento in video-conferenza dal carcere di Alessandria, il detenuto difeso dall’avvocato Cosimo Lodeserto, ha risposto alle domande che gli sono state rivolte nei panni di imputato di reato connesso, chiamato in causa dal collegio difensivo composto dai legali Gianvito Lillo e Ladislao Massari.

BRINDISI - L?ex primula rossa della Scu, Francesco Campana, non conosce i fratelli Raffaele e Giovanni Brandi, non sa chi sia Errico Colucci nè Giuseppe Gerardi: ?Mai visti, né sentiti?, né sa sa esistesse un qualche clan marchiato Scu a Brindisi e dintorni. Il super-boss fedelissimo di Pino Rogoli, presunto capo del clan già presieduto da Salvatore Buccarella, è apparso ieri mattina in videoconferenza dal carcere di Alessandria, chiamato in causa nel processo scaturito dalla operazione Berat-Dia. Nel collegamento in video-conferenza dal carcere di Alessandria, il detenuto difeso dall?avvocato Cosimo Lodeserto, ha risposto alle domande che gli sono state rivolte nei panni di imputato di reato connesso, chiamato in causa dal collegio difensivo composto dai legali Gianvito Lillo e Ladislao Massari.

Campana, 38enne mesagnese arrestato il 23 aprile scorso dopo undici mesi di latitanza, era stato citato nel processo a carico del presunto clan capeggiato dai Brandi dai pentiti Giuseppe Passaseo, brindisino, e dal mesagnese Ercole Penna. ?Non conosco Passaseo, non l?ho mai incontrato né in carcere né fuori?, ha spiegato Campana. Ha invece ribadito di avere conosciuto Ercole Penna nel corso del monumentale processo Mediana, ma di non avere mai avuto con lui rapporti di nessun genere, tanto meno confidenziali: ?L?ho incontrato in alcune udienze, poi mi sottoposero al 41 bis e non l?ho più rivisto?. Campana, per inciso, ha sostenuto di non conosce nemmeno il mesagnese Giovanni Donatiello, detenuto dal lontano 1987, affiliato storico della Scu.

Affermazioni modulate di fronte al collegio giudicante presieduto dal giudice Giuseppe Licci con voce ferma, senza esitazioni, nemmeno quando il presidente ha chiesto se volesse rispondere alle domande che il collegio difensivo e il pm Milto De Nozza gli avrebbero rivolto, rammentando che le risposte avrebbero potuto essere usate contro di lui. Il diniego a tutto tondo opposto da Campana alla seconda apparizione in aula dopo la cattura, fa il paio con le risposte fornite il 19 maggio scorso nel processo a carico del clan Bruno: ?Mai conosciuti?, a dispetto delle affermazioni di segno del tutto opposto fornite dal pentito Penna.

La testimonianza di Francesco Campana giunge praticamente al termine del processo a carico dei fratelli Francesco Giovanni (41 anni) e Giuseppe Raffaele (56 anni) Brandi; Errico Colucci, 57 anni; Giuseppe Gerardi, 41 anni; Roberto Brigida, 40 anni; Vito Ingrosso, 39 anni;  Antonio Lococciolo, 60 anni, tutti di Brindisi. Fra gli imputati, com'è noto, compare anche l'ex capogruppo di Alleanza nazionale Massimiliano Oggiano, 42 anni, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa. Gli altri imputati sono Gianfranco Contestabile, 43 anni, brindisino residente a a San Pietro Vernotico; Florenzo Borselli, 56 anni, gioielliere nato a Cisternino e residente a Carovigno, oltre che i fratelli Arben e Viktor Lekli, 45 e 47 anni, albanesi residenti a Brindisi. Le ipotesi di reato per le quali i pubblici ministeri De Nozza e Alberto Santacatterina si apprestano a presentare il conto sono associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico di sostanze stupefacenti e attentati.

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