Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

Il Riesame conferma il carcere per don Francesco Caramia

Il Tribunale respinge il ricorso della difesa e nega anche gli arresti domiciliari, aderendo alla tesi del pm. L’ex parroco del rione Bozzano accusato di atti sessuali su un chierichetto di nove anni. A giorni il conferimento della perizia su due computer sequestrati a dicembre

BRINDISI – Il Tribunale del Riesame di Lecce ha confermato il carcere per don Francesco Caramia, l’ex parroco della chiesa San Giustino de’ Jacobis, del rione Bozzano di Brindisi, arrestato il 15 giugno scorso con l’accusa di atti sessuali compiuti tra il 2007 e il 2008 su un chierichetto di nove anni.

I giudici del collegio hanno respinto il ricorso presentato dai difensori del prete, Giancarlo Camassa assieme a Maria Cristina Ciace, indagato a piede libero per la stessa ipotesi di reato già a dicembre, quando il pubblico ministero titolare del fascicolo, Milto Stefano De Nozza, dispose la perquisizione in sacrestia per l’acquisizione dei computer in uso dal sacerdote. La pronuncia del Tribunale del Riesame è arrivata nel primo pomeriggio di ieri, ma per le motivazioni bisognerà aspettare il termine di 30 giorni anche se appare evidente che la negazione della libertà e del riconoscimento dei domiciliari, vada letta nel senso dell’esistenza – allo stato – di esigenze cautelari concrete e attuali, in ordine al pericolo di reiterazione del reato.

In tal senso, ieri mattina, si è espresso il rappresentante della pubblica accusa il quale si è riportato al contenuto della richiesta di arresto, poi condivisa in toto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Maurizio Saso, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita dai carabinieri. La difesa ha sostenuto l’insussistenza del pericolo di ripetizione delle condotte contestate, dopo aver riportato ai giudici la professione di innocenza del sacerdote, sottolineando che don Francesco Caramia non ricopre alcun tipo di incarico nella diocesi, né tanto meno ha contatti con le parrocchie e in generale con i fedeli, essendoci peraltro un divieto in tal senso del vescovo.

Il pubblico ministero, dal canto suo, ha ribadito l’opposizione alla libertà e ai domiciliari ricordando che il prete ha preso parte a una celebrazione la vigilia di Pasqua svoltasi a Mesagne, dove risiede, in occasione della quale avrebbe anche confessato alcuni partecipanti. Gli avvocati Camassa e Cioce,  a questo punto, attendono il deposito delle motivazioni per procedere con un eventuale ricorso in Cassazione. Intanto dovranno nominare un perito informatico per le operazioni di lettura del contenuto dei due computer che furono sequestrati il 12 dicembre a don Francesco Caramia, uno in uso per le attività legate alla parrocchia e l’altro personale, entrambi messi a disposizione dallo stesso prete. Ieri, infatti, è stato notificato dai carabinieri l’avviso per la fissazione del conferimento di incarico finalizzato alla perizia, passaggio che il pm ritiene necessario per capire cosa c’è tra i file dei pc, comprese le mail spedite e ricevute, così come i siti internet visitati.

Nel fascicolo delle indagini, sono confluite diverse intercettazioni ambientali e telefoniche e il verbale dell’interrogatorio reso dal minore ritenuto vittima degli abusi, in sede di incidente probatorio, svolto davanti al gip del Tribunale di Brindisi il 16 febbraio scorso. L’inchiesta è partita dopo un esposto presentato dal pediatra del ragazzino al quale si era rivolta la madre del minore dopo aver raccolto la confidenza di un’amica del figlio. Anche la ragazza, non ancora maggiorenne, è stata sentita nel corso dell’incidente probatorio a cui ha assistito, come consulente della difesa, la criminologa Roberta Bruzzone, volto noto su scala nazionale, anche per una serie di partecipazioni a programmi televisivi.

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