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Il Riesame conferma il carcere per l’ex veggente di Brindisi

Negati a Paola Catanzaro anche gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa in Cassazione. Il gip: “Cerchio magico attuale, influenza anche sulla relazioni matrimoniali. Sceglieva persone fra i devoti più facoltosi, non incapaci, ma suggestionabili per motivi personali e familiari”

BRINDISI – No alla libertà per Paola Catanzaro, l’ex veggente di Brindisi, già Paolo, “alias Sveva Catanzaro”. Negati anche i domiciliari con braccialetto elettronico che la difesa aveva chiesto in subordine. Il Tribunale del Riesame di Lecce ha respinto entrambe le richieste discusse dall’avvocato Cosimo Pagliara, confermando che allo stato, l’unica misura idonea è costituita dall’arresto in carcere.

Il Riesame

L'avvocato Cosimo PagliaraL’indagata, quindi, resta ristretta nella sezione femminile del carcere di Borgo San Nicola, alle porte di Lecce, nel braccio che la ospita dallo scorso 29 gennaio, quando i militari del Nucleo di polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Brindisi, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giuseppe Biondi, su richiesta del pm Luca Miceli. Nei confronti di Catanzaro, rimane intatta l’accusa di essere stata a “capo di un’associazione per delinquere finalizzata a commettere più delitti di truffa” e di aver “ideato il fantomatico progetto delle croci che sarebbe dovuto consistere nella realizzazione e diffusione nel mondo di croci, in realtà non esistenti, inducendo in errore” diverse persone. Al momento sono nove le persone riconosciute dallo stesso giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi “offese dai reati”: tutte, ascoltate come persone informate sui fatti, hanno confermato di aver “corrisposto periodicamente somme di denaro in contanti, destinate alla realizzazione di opere caritatevoli che, in realtà, finivano nella diretta disponibilità degli indagati e in particolare di Paola Catanzaro”.

La difesa in Cassazione

Gli indagati sono nove, tra loro c’è il marito di Catanzaro, Francesco Rizzo, per il quale il Riesame ha confermato gli arresti domiciliari, respingendo il ricorso discusso nei giorni scorsi dall’avvocato Pagliara (nella foto). Il penalista ha già anticipato la volontà di ricorrere in Cassazione, ma attende il deposito delle motivazioni del collegio. Motivazioni, infatti, non sono ancora disponibili, anche se lo stesso legale ritiene siano legate tanto ai gravi indizi di colpevolezza contestati nel provvedimento di arresto, quanto alle esigenze cautelari, dalla reiterazione dei reati, all’inquinamento delle prove, sino al pericolo di fuga.

istanza sveva cardinale difesa-2“Purtroppo i giudici non conoscevano le prove documentali favorevoli”, fa sapere. Pagliara fa riferimento alla ricostruzione delle entrate della coppia, così come sono state ricostruire dal commercialista di fiducia dei coniugi in una relazione, mai arrivata al Riesame. Motivo per il quale lo stesso avvocato ha scritto al pm chiedendo: “Chi l’ha visto?”.

Gravità indiziaria: l’influenza sulle relazioni matrimoniali

In attesa della pronuncia della Cassazione, restano da un lato la professione di innocenza dell’indagata, in sede di interrogatorio di garanzia, dall’altro le “conclusioni in punto di gravità indiziaria” evidenziate dal gip, secondo il quale “il complesso quadro probatorio fa emergere un’incredibile e sconvolgente vicenda dalle dimensioni notevoli, protrattarsi per oltre un decennio, che ha visto protagonista Paola Catanzaro e che solo in parte è venuta a galla”.

“L’indagata – si legge – fingendosi per anni in possesso di doti mistico-religiose soprannaturali, approfittando anche dell’appoggio di una parte autorevole degli ambienti ecclesiastici è riuscita a suggestionare numerose persone, per lo più professionisti che hanno rinvenuto in lei un punto di riferimento per la propria spiritualità, affidandole i segreti più intimi, sino al punto da determinare decisioni e scelte di vita fondamentali”. C’è chi ha riferito di aver “intrapreso o di aver sciolto relazioni sentimentali, addirittura matrimoniali”.

Il tal modo – secondo il gip – “è riuscita a insinuarsi subdolamente nelle viste di queste persone, approfittando della fiducia che riponevano nelle sue false doti soprannaturali, raggirandole in maniera artificiosa, proponendo loro opere caritatevoli o improbabili progetti mistico-religiosi, quello delle Croci, finalizzati ad assicurare la salvezza dell’umanità minacciata dal male, per sostenere i quali ha ottenuto ingenti somme di denaro, oltre che consistenti donazioni patrimoniali”.

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Il cerchio magico ritenuto attuale e i devoti facoltosi

Catanzaro, ha scritto ancora il gip, “non ha fatto tutto da sola, ma con l’ausilio di un gruppo di più fedeli seguaci che hanno costituito per anni lo zoccolo duro intorno alla sua figura e che hanno costituito il cosiddetto cerchio magico”. Stando alla lettura che della vicenda ha dato il primo giudice, “Catanzaro era brava a scegliere i soggetti maggiormente abbindolabili, tra i devoti più facoltosi”. Persone non incapaci, ma “vittime di truffa”, come ha “correttamente sostenuto il pm” che ha contestato i raggiri, la truffa appunto, e non “il delitto di circonvenzione di incapace” perché “si è trattato di gente più o meno suggestionabile, in seguito a problemi familiari,, frustrazioni personali o familiari, ma in nessun caso ci si è trovato dinanzi a vere e proprie incapacità”.

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