Cronaca Ostuni

Forestali indagati, torna libero il responsabile della stazione di Ostuni

Il Riesame annulla l’ordinanza ai domiciliari eseguita il 9 novembre. Accolta l’istanza dell’avvocato Guagliani per Giovanni Rosselli

BRINDISI – Libero il forestale Giovanni Rosselli, responsabile della stazione di Ostuni del Corpo forestale dello Stato, ai domiciliari dall’11 novembre scorso con l’accusa di “truffa per aver attestato falsamente la presenza in servizio”: il Riesame ha annullato l’ordinanza accogliendo il ricorso che era stato presentato e discusso dall’avvocato Mario Guagliani.

I giudici del Tribunale di Lecce hanno aderito alla tesi del penalista il quale ha fatto riferimento a recenti novità contenute nel cosiddetto pacchetto sicurezza e hanno disposto l’immediata remissione in libertà dell’indagato, l’unico al momento tra i cinque forestali ad avere ottenuto l’annullamento del provvedimento di arresto. Rosselli, in sede di interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari, Paola Liaci, aveva spiegato punto per punto le contestazioni mosse nel capo di imputazione.

Tutti e cinque gli assistenti del Corpo forestale dello Stato sono accusati di concorso in “Truffa aggravata ai danni dello Stato e false attestazioni o certificazioni” in relazione al fatto che avrebbero “attestato falsamente, con modalità fraudolente, la loro presenza in servizio” e in tal modo avrebbero tratto in errore il “Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali” nel conteggio e nel riconoscimento dello stipendio, sia per il lavoro ordinario che per ore di extra.

Nel corso delle indagini sono stati acquisiti i brogliacci di servizio  e il registro di istituto “compilato e sottoscritto dal comandante di stazione, Giovanni Rosselli”. In totale, stando ai conteggi, 34 ore di assenza dal servizio sarebbero state maturate da Asciano, 47 da Bray, 39 da Galati e 86 da Massimo  Rosselli mentre per il fratello sarebbero state pari a 24.“Condotta aggravata dall’aver commesso il fatto in violazione ai doversi inerenti una funzione pubblico e con abuso di relazione d’ufficio e di prestazioni d’opera” dall’agosto 2013 sino a giugno dell’anno successivo.

Il gip ha rimesso in libertà l’imprenditore Vittorio Greco, finito in carcere con l’accusa di corruzione, assieme all’assistente della forestale, Gianfranco Asciano, assegnato invece ai domiciliari dopo l’interrogatorio di garanzia. Il primo è difeso dall’avvocato Gianvito Lillo e l’altro da Vito Epifani. Nell’inchiesta che ruota attorno agli uffici della Forestale di Brindisi sono coinvolte nove persone: oltre ad Asciano e a Greco, accusati di corruzione, figurano altri quattro assistenti del Corpo, finiti ai domiciliari e interrogati nella mattinata di ieri, Domenico Galati 40 anni, nato a Tricase e residente a Surano, in provincia di Lecce; Giovanni Bray, 37 anni, nato e residente a Martignano, in provincia di Lecce, e i fratelli Massimo e Giovanni Rosselli, 45 anni, entrambi nati a Ostuni, il primo residente a Ceglie Messapica, l’altro nella Città Bianca.

In tre sono rimasti a piede libero: i due figli dell’imprenditore Greco e un altro titolare di ditta edile, con sede a Brindisi, intestata a una donna. E’ dalle dichiarazioni rese da quest’ultimo che sono partite le indagini che hanno portato a stringere il cerchio attorno ad Asciano, nei cui confronti è contestata un’altra condotta di tipo corruttivo in concorso con tale imprenditore.

E’ accusato, inoltre, di  rilevazione del segreto d’ufficio perché in cambio delle utilità (presunte) avrebbe permesso agli imprenditori di scaricare rifiuti speciali in violazione delle disposizioni di legge, rendendo noti i giorni dei controlli posti in essere dai colleghi, e di un episodio di peculato.

Più esattamente Asciano è accusato di “corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio “per avere, con più azioni di un medesimo disegno criminoso, nella sua qualità di assistente del Corpo forestale dello Stato, in servizio d Brindisi, ricevuto” dal gestore di fatto di “una ditta edile individuale” (con sede a Brindisi e intestata a una donna, ndr) denaro per un importo complessivo pari a 2mila euro e altre utilità come generi alimentari, ricariche telefoniche”. Asciano, inoltre, “in più occasioni rilevava notizie riservate inerenti i turni di servizio delle pattuglie del Comando di appartenenza omettendo di redigere i verbali di contestazione per la violazione della normativa ambientale”. Tutto “fino al mese di luglio 2014”.

Corruzione contestata e costata l’arresto dell’altro imprenditore, Vittorio Greco, ritenuto anche lui corruttore di Asciano: in questo caso, secondo quanto si legge nell’ordinanza di custodia, le altre utilità in aggiunta al denaro sarebbero pagate sotto forma di “buoni benzina” per ottenere la complicità del pubblico ufficiale e riuscire, di conseguenza, ad abbandonare i rifiuti e, alcune volte, anche a bruciarli in zone di campagna.

L’accusa di peculato è stata mossa nei confronti di Massimo Rosselli e Gianfranco Asciano “per essersi appropriati di circa 400 cartucce di cui avevano il possesso per ragioni d’ufficio e comunque per servizio, facenti parte di un lotto di munizioni, oggetto di un provvedimento di  confisca e ordine di distruzione emesso dal Tribunale di Brindisi, ufficio del Gip, alla cui esecuzione erano stati delegati mediante consegna al nucleo artificieri della questura di Bari.

Fatto avvenuto – si legge – a febbraio 2011. I due della Forestale, inoltre, sono accusati di falsità ideologica perché “al fine di realizzare ovvero occultare la condotta precedente  consegnavano a un ispettore della Forestale di Bari 1650 cartucce dichiarando che ammontavano a 2050.

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