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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

La placca adriatica e dintorni: ecco cosa genera i terremoti

La fake delle trivellazioni petrolifere e cosa accade in realtà nelle profondità della crosta terrestre tra noi e i Balcani

BRINDISI – E’ stato ridimensionato alla magnitudo di 3,7 da 3,9 il terremoto della scorsa notte poco al largo della costa tra Ostuni e Carovigno, con epicentro a 28 chilometri di profondità. Un fenomeno che non deve stupire o sorprendere, anche se quest’area è considerata a basso rischio sismico. In realtà sono in corso studi per seguire l’evoluzione dei fenomeni legati allo spostamento di quella che è nota come microplacca Adriatica o Adria, o anche Apula, di cui la Puglia e il salento costituiscono la parte meridionale. Da questa microplacca, considerata anche come la parte più settentrionale della grande placca africana, dipendono anche i fenomeni sismici che stanno interessando l’Italia Centrale e che hanno interessato l’Italia del Nord-Est e la Pianura Padana. La microplacca adriatica spinge sia verso Nord, piegandosi sotto le Alpi, sia verso Sud, piegandosi sotto gli Appennini.

Adria, la placca responsabile dei recenti terremoti

Una situazione in evoluzione, anche se parliamo di spostamenti in corso da ere geologiche, dovuta ai movimenti a scatto della placca africana verso quella euroasiatica. In tutto questo, le trivellazioni petrolifere non c’entrano proprio nulla.  Sono altri i danni ad esse collegati.  Il ruolo della microplacca adriatica fu al centro nel 2010 di studio condotto da ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che la identificarono come “il motore che ha generato la catena montuosa appenninica e i fenomeni sismici associati”(team composto da Claudio Chiarabba, Pasquale De Gori e Fabio Speranza).

La placca adriatica-2

Nell’articolo ‘Deep geometry and rheology of an orogenic wedge developing above a continental subduction zone: seismological evidence from the northern-central Apennines’ pubblicato su Lithosphere, rivista della Geological Society of America, gli studiosi spiegarono il meccanismo di sollevamento di una parte dell’Appennino centrale (la regione compresa tra Toscana, Umbria, Marche e Lazio) e la liberazione dell’energia sismica che accompagna questo processo, con la subduzione di Adria, il meccanismo secondo il quale una porzione di placca scende in profondità (nel mantello) durante lo scontro con un’altra placca.

La microplacca adriatica è in sostanza anche il motore del processo di rotazione cui è sottoposta la penisola italiana, in senso antiorario nel Nord-Est e in senso orario nella parte meridionale. Ma in che misura la situazione potrebbe cambiare anche nella parte apparentemente più tranquilla della microplacca adriatica, e per noi, abituati a registrare soprattutto le scosse che giungono da epicentri individuati nella zona balcanica e nella vicina Grecia, o quelli dei sismi dell’Appennino centrale?

La rotazione dell'Italia-2

Come sono coinvolte la Puglia e il Salento

Possono aiutare a comprendere l’evoluzione dei fenomeni che invece riguardano in maniera specifica la nostra regione anche alcuni passaggi di un articolo meno recente, scritto infatti sul numero 2 del 2007 della rivista “Geologi e Territorio” dell’Ordine regionale dei geologi, “Elementi per la stima della pericolosità sismica in Puglia”, da Vincenzo Del Gaudio del Dipartimento di Geologia e Geofisica – Università di Bari, Osservatorio Sismologico.

“Un discorso particolare merita l’esame della sismicità del Salento. E’ opinione comune che la pericolosità sismica del territorio salentino sia esclusivamente legata al risentimento di effetti sismici prodotti da terremoti generati in prossimità delle prospicienti coste balcaniche. Tale opinione è supportata dalla constatazione che: 1) il Salento è l’area più prossima al margine balcanico della placca adriatica, il quale è sicuramente sede di intensi sforzi tettonici, testimoniati dagli elevati tassi di sismicità; 2) che la natura strutturale della placca adriatica permette la trasmissione delle onde sismiche generate da tale sismicità con elevata efficienza: è un’osservazione comune il fatto che le popolazioni del Salento sperimentano un alto grado di percezione dei terremoti che avvengono lungo le coste adriatiche albanesi-montenegrine o presso le isole greche ioniche”.

Subduzione della placca africana in Adriatico-2

Il terremoto del febbraio 1743

“Tuttavia non si dovrebbe trascurare la possibilità che altre sorgenti sismiche attive siano presenti in una diversa collocazione geografica. Dal punto di vista della sismicità storica, un solo evento con conseguenze nefaste è generalmente riconosciuto come autenticamente accaduto in quest’area, in mezzo ad altri che si sono rivelati dei falsi storici: si tratta del terremoto del 20 febbraio 1743 che causò circa 200 morti, per la maggior parte a Nardò, ma con danni e vittime distribuite in diversi centri salentini tra cui Francavilla Fontana, Manduria, Taranto, Brindisi e Galatina. Questo evento ha avuto caratteristiche molto particolari: esso è stato associato ad un terremoto che colpì le isole ioniche greche (in particolare Lefkada), dove causò un centinaio di morti, e che ebbe un area di risentimento anormalmente ampia da Trento a Messina a Malta e fino al Peloponneso”.

“E’ stato ipotizzato che la sorgente sismogenetica di questo evento sia da collocarsi nel tratto sud del Canale d’Otranto, tuttavia la distribuzione delle intensità risentite nel territorio salentino appare poco congruente con questa ipotesi (vedi Fig. 5), dato che non si osserva una generale correlazione tra i valori di intensità e il decrescere della distanza dall’epicentro ipotizzato. In parte queste incongruenze possono riflettere la presenza di amplificazioni di sito in relazione a particolari condizioni litostratigrafiche, tuttavia, considerata la distribuzione delle località più danneggiate, non si può escludere che in tale distribuzione abbia giocato un ruolo la possibile riattivazione, in concomitanza con l’evento greco, di qualche struttura tettonica collocata nel golfo di Taranto”.

intensity-2

“Del resto i dati di sismicità strumentale hanno evidenziato la presenza, nel golfo di Taranto, di un’attività di energia moderata con epicentri in mare non distanti dalle coste del Salento, come nel caso della scossa di magnitudo 4.6 al largo di Gallipoli il 7 maggio 1983. Inoltre, dati supplementari sulla possibile presenza di una sismicità che interesserebbe le coste occidentali del Salento sono stati proposti all’attenzione degli studiosi anche sulla base di evidenze archeologiche e geologiche”.

Il quadro della pericolosità sismica potrebbe mutare

“Infine, per quanto riguarda la pericolosità sismica del Salento, allo stato attuale delle conoscenze, essa appare, almeno entro l’orizzonte temporale considerato nelle prescrizioni in materia edilizia, associata soprattutto al risentimento dei terremoti di area greco-albanese. Tuttavia sono allo studio i potenziali sismogenetici di altre strutture (per esempio nell’area del Golfo di Taranto) che potrebbero modificare il quadro della pericolosità o, almeno, influire su stime di pericolosità a più lungo termine, quali quelle necessarie per strutture con vita utile di progetto più lunga rispetto all’edilizia ordinaria (le cosiddette Strutture di Classe 2 nel Testo Unico delle Norme Tecniche per le Costruzioni del 2005: costruzioni che prevedono affollamenti significativi, industrie con attività pericolose per l’ambiente, reti viarie e ferroviarie la cui interruzione provochi emergenza, costruzioni con funzioni pubbliche essenziali)”.

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