Cronaca

Il test genetico: non sono di Ylenia Carrisi i resti trovati in Florida

Lo sceriffo che indaga sul caso: “Il Dna non corrisponde, questo dicono i risultati”. Resta il giallo della figlia di Al Bano e Romina scomparsa a New Orleans nel 1993

Una foto di Ylenia Carrisi giovanissima col padre e la madre

BRINDISI – “No, non è lei, non è Ylenia Carrisi. Non c’è corrispondenza tra il Dna prelevato in Italia al papà della ragazza e alle sorelle e quello della donna trovata morta in Florida nello stesso periodo della scomparsa della ragazza”. Parla dagli States lo sceriffo che ha condotto le indagini sul cadavere di una donna trovato a Holt in Florida, il 15 settembre 1994 sulla base della confessione di un serial killer americano.

Ogni parola pronunciata dall’agente speciale Dennis Haley è un colpo al cuore di papà Al Bano e di mamma Romina che per l’ennesima volta, nelle scorse settimane, sono stati costretti a riaprire una ferita in realtà mai rimarginata e impossibile da cicatrizzare. C’è la certezza praticamente assoluta che non si tratti di Ylenia, perché il codice genetico non mente.

I risultati dei confronto tra campioni di Dna, quello estratto dal cadavere, e quello ricostruito partendo dai prelievi a cui si sono sottoposti i familiari della ragazza alla fine dello scorso mese di novembre, hanno portato alla verità che questa sera la trasmissione Chi l’ha visto, in onda su Rai 3, consegnerà ai telespettatori, mandando in onda le dichiarazioni del poliziotto.

 “Non c’è stata corrispondenza, ma continuerò a indagare, per dare un nome a quel corpo e cercare di capire cosa sia successo a Ylenia”, ha detto lo sceriffo che aveva lanciato un appello da una televisione americana dopo aver raccolto le dichiarazioni di un camionista ritenuto un serial killer. Sperava e voleva dare un nome a quella ragazza per fare giustizia. Niente da fare.

Ylenia CarrisiE’ stato escluso, quindi, una volta per tutte che quel cadavere sia della figlia di Albano Carrisi e Romina Power, di cui si sono perse le tracce a New Orleans nel lontano 1993: per lo Stato Italiano, la ragazza è morta, c’è stata negli anni passati, una dichiarazione di morte presunta pronunciata dal Tribunale di Brindisi, non essendo mai stato ritrovato il corpo. E ci sono stati una serie di avvistamenti, di presunte segnalazioni, poi svanite nel nulla.

La fiamma della speranza, per quanto tenue, era stata riaccesa nel momento in cui un camionista, detenuto da molti anni negli Stati Uniti, avrebbe confessato l'omicidio di una giovane incontrata per caso, mentre lei faceva l’autostop: si faceva chiamare Suzanne, l’avrebbe conosciuta in una stazione di servizio di Tampa, in Florida. Suzanne sembra sia stato il nome con il quale Ylenia si faceva chiamare durante il periodo del soggiorno a New Orleans. Non solo.

Da una ricostruzione facciale è emerso il volto di una donna molto simile a Ylenia. Il Dna, però, non mente. Il giallo sulla scomparsa della figlia di Albano e Romina resta. E rimane il dolore della sua famiglia.

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