Cronaca

La vigilia della Grande Guerra, Brindisi e i Balcani: convegno in Prefettura

Mercoledì 13 maggio, alle 17.30, presso il Salone di rappresentanza del Palazzo del Governo si è svolta, su iniziativa della sezione di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia e della Società Storica di Terra d'Otranto, con la collaborazione di AssoArma Brindisi, la II sessione dell'XI Convegno Nazionale di Studi e Ricerca Storica su " Brindisi e la Grande Guerra", con analisi della complessa fase che va dalla neutralità all'intervento

BRINDISI - Mercoledì 13 maggio, alle 17.30, presso il Salone di rappresentanza del Palazzo del Governo si è svolta, su iniziativa della sezione di Brindisi  della Società di Storia Patria per la Puglia e della Società Storica di Terra d’Otranto, con la collaborazione di AssoArma Brindisi, la II sessione dell’XI Convegno Nazionale di Studi e Ricerca Storica su “ Brindisi e la Grande Guerra”,  con analisi della complessa fase che va  dalla neutralità all’intervento.

Brindisi e la Grande Guerra 3-2Nel suo intervento introduttivo Nicola Prete, prefetto di Brindisi, ha sottolineato come non si tratti di celebrare una guerra quanto di ricordare e fondare sulla memoria le premesse per una cultura di pace. Ha ricordato il confronto, acceso, fra neutralisti e interventisti. La storica vicinanza alla Francia faceva percepire a molti come innaturale il legame fissato dalla Triplice Alleanza con gli imperi centrali fornendo le premesse per l’intervento a fianco dell’Intesa. Fu una guerra che si rivelò ben diversa da come era stata pensata e che segnò il traumatico ingresso in un mondo nuovo; gli elmi chiodati prussiani e le lucide corazze dei dragoni francesi, memorie ancora ottocentesche, lasciarono presto il passo a nuovi strumenti di difesa e offesa.

L’arcivescovo di Brindisi – Ostuni mons. Domenico Caliandro ha evidenziato come non esista una guerra giusta facendo ampio  riferimento al discorso tenuto dal pontefice  alla manifestazione promossa dalla Fabbrica della Pace. In quell’occasione papa Francesco ebbe a dire:  “Il termine fabbrica ci dice che la pace è qualcosa che bisogna fare, bisogna costruire con saggezza e tenacia. Ma per costruire un mondo di pace, occorre incominciare dal nostro mondo, cioè dagli ambienti in cui viviamo ogni giorno: la famiglia, la scuola, il cortile, la palestra, l’oratorio”.

Il generale Giuseppe Genghi, presidente di AssoArma, ha ricordato come dal conflitto emerse l’importanza dell’aeronautica; non esisteva l’Arma azzurra ma aerei vennero impiegati sia dall’esercito che dall’aviazioni. Si trattò delle premesse per quello che sarebbe stato il futuro del mezzo aereo come poi sarebbe stato teorizzato da Giulio Douhet (1869 –1930) il quale  nel 1921 pubblicò il trattato “Il dominio dell'aria” che ebbe una grande influenza sui contemporanei e ancor oggi è oggetto di studio.

Brindisi e la Grande Guerra 2-2Il coordinatore dei lavori, il prof. Domenico Urgesi, presidente della Società Storica di Terra d’Otranto, ha svolto un’amplissima relazione in cui ha riassunto i termini del dibattito fra neutralisti e interventisti analizzando le ragioni della scelta finale in favore dell’entrata in guerra a fianco di Francia, Russia e Regno Unito. Ha considerato premessa del conflitto la guerra italo-turca del 1911-12 perché contribuì al risveglio del nazionalismo nei Balcani.

Osservando la facilità con cui gli italiani avevano sconfitto i disorganizzati turchi ottomani, i membri della Lega Balcanica attaccarono l'Impero prima del termine del conflitto con l'Italia che fu, nella circostanza, diplomaticamente appoggiata da Regno Unito e Impero russo mentre la Francia teneva un basso profilo comunque sostanzialmente favorevole all'Italia. Furono le prove generali del capovolgimento d’alleanze che si sarebbe poi verificato.

Il prof. Gianfranco Liberati, dell’ Università degli Studi di Bari ha analizzato le componenti diplomatiche che portarono all’intervento di cui si sottovalutò ampiamente il costo morale e materiale che avrebbe comportato. A nulla valse l’esempio della guerra civile americana che già aveva evidenziato le caratteristiche della guerra moderna; lo studioso ha fatto riferimento agli scritti di Margaret Mac Millan, in particolare a “1914. Come la luce si spense sul mondo di ieri”.

Il titolo deriva da una frase pronunciata da sir Edward Grey, segretario di Stato inglese per gli Affari esteri: “La luce si sta spegnendo su tutta Europa e non la vedremo più riaccendersi nel corso della nostra vita”. Il diplomatico fu fra i pochi a percepire con chiarezza le dimensioni della crisi che nel giro di pochi giorni, di poche ore, avrebbe portato il continente europeo sull’orlo della catastrofe. Ma lo scoppio del conflitto, nell’agosto 1914, non fu che l’ultima maglia di una lunga catena di eventi, il momento che racchiuse - comprimendole - inquietudini e aspirazioni di un'epoca intera.

Brindisi e la Grande Guerra 5-2Insieme ai profondi mutamenti sociali, culturali e tecnologici che trasformarono la natura della civiltà europea tra Ottocento e primo Novecento, la Mac Millan ripercorre gli antefatti, le tensioni accumulate, le scelte contingenti, spesso dovute a fraintendimenti, debolezze, ripicche tra politici e generali: il risultato è una ricostruzione, capillare e brillante, di un'ora fatale dell'umanità. L’expo svoltasi a Parigi dal 14 aprile al 10 novembre 1900, lo stesso anno in cui la capitale francese ospita i Giochi della II Olimpiade, ha rilevato Liberati, è uno dei simboli del mondo che stava scomparendo; visitata da oltre 50 milioni di persone vide il trionfo del cinematografo dei fratelli Lumière.

Inquietudini destava il grande sviluppo economico tedesco, mentre sempre instabile era la situazione nei Balcani; secondo il cancelliere Otto von Bismarck, "una qualche dannata sciocchezza nei Balcani", che pure non avevano interesse per la Germania, avrebbe potuto costituire la causa di un conflitto di grandi proporzioni.  Interessi nei Balcani aveva l’impero austroungarico; il 1878, al Congresso di Berlino, il ministro austro-ungarico Gyula Andrássy ottenne l'occupazione e l'amministrazione della Bosnia e dell'Erzegovina.

Il periodo austro-ungarico fu caratterizzato da una relativa stabilità politica, da riforme sociali e amministrative che tendevano a far diventare la Bosnia una 'colonia modello' per cercare di limitare nella popolazione i diffusi sentimenti antiaustriaci e antiungheresi. L'annessione della Bosnia ed Erzegovina urtò i sentimenti degli slavi del sud, ben espressi da Ivo Andri? ne “Il ponte sulla Drina”, essi trovavano nella Serbia e in Belgrado il loro riferimento. Qui, con l’uccisione dell’ultimo Obrenovi?, Alessandro I ( 1876 – 1903), tornarono al potere i  Kara?or?evi? con Pietro I che volle affrancare la Serbia dall’Austria-Ungheria con cui i rapporti divennero sempre più tesi.

Il suo primo ministro Nikola Paši? (1846-1926), ancora in carica quando la prima guerra mondiale stava per cominciare, era noto per la sua politica estera filo-russa e anti-austriaca. Sullo sfondo era la generale corsa agli armamenti; David Lloyd George,  (1863 – 1945) dovette affrontare  duri scontri in parlamento per far approvare, il 1909, un aumento delle spese militari necessario per reggere il confronto con la Germania.

Brindisi e la Grande Guerra-2La a crescente tensione nei rapporti con la Germania, che nel 1904 portò allo stabilirsi di un’Intesa cordiale (Entente cordiale) tra Gran Bretagna e Francia, fu sostanzialmente dovuta a due ragioni: anzitutto la costruzione, dopo il 1900, di una grande flotta tedesca, che minacciava la supremazia inglese sui mari e provocò una vera e propria corsa agli armamenti navali; in secondo luogo, una rinnovata preoccupazione per l’equilibrio delle forze nel continente.

Il prof. Liberati ha poi compiuto un’ampia disanima degli schieramenti che in Italia si batterono pro e contro la guerra e della diplomazia italiana dell’epoca, in particolare soffermandosi su Antonino di San Giuliano (1852-1914)  ministro degli esteri dal 1910 al 1914.  Guidò le trattative per il rinnovo della Triplice alleanza del 1912 e gestì gli sviluppi per l’Italia delle guerre balcaniche, con particolare attenzione all'Albania di cui sosteneva l’importanza strategica per il controllo dell’Adriatico. Benché fautore della Triplice alleanza, allo scoppio della prima guerra mondiale iniziò trattative di avvicinamento alla Triplice Intesa.

Tali contatti portarono poi, con i suoi successori agli Esteri, alla stipulazione del Patto di Londra e alla conseguente discesa in guerra dell’Italia contro l’Austria nel 1915. La relazione del prof. Antonio Mario Caputo ha avuto come tema “La Grande Guerra, il pontefice Benedetto XV e la Inutile Strage”; Giacomo Dalla Chiesa fu pontefice, col nome di Benedetto XV dal 1914 al 1922. Eletto in un momento tragico per l’Europa, il nuovo Papa non vuole che la solenne consacrazione pontificale avvenga nella Basilica Vaticana, ma nella Cappella Sistina.

Nell’Esortazione Ubi primum che l’8 settembre indirizza «a tutti i cattolici del mondo » scrive: « Allorché da questa vetta Apostolica abbiamo rivolto lo sguardo a tutto il gregge del Signore affidato alle Nostre cure, immediatamente l’immane spettacolo di questa guerra Ci ha riempito l’animo di orrore e di amarezza, constatando che tanta parte dell’Europa, devastata dal ferro e dal fuoco, rosseggia del sangue dei cristiani… Preghiamo e scongiuriamo vivamente coloro che reggono le sorti dei popoli a deporre tutti i loro dissidi nell’interesse della società umana ».

Il dramma della guerra è la costante angoscia che assilla Benedetto XV; già nella prima Enciclica — Ad beatissimi Apostolorum dell’1° novembre 1914 — quale « Padre di tutti gli uomini » egli denuncia che « ogni giorno la terra ridonda di nuovo sangue e si ricopre di morti e feriti ». E scongiura Prìncipi e Governanti a considerare lo straziante spettacolo presentato dall’Europa: « il più tetro, forse, e il più luttuoso nella storia dei tempi ». 

Brindisi e la Grande Guerra 4-2All’indomani dell’entrata in guerra dell’Italia, il 25 maggio, scrivendo al Cardinale Serafino Vannutelli, Decano del Sacro Collegio, Benedetto XV esprime la propria amarezza per il fatto che la sua invocazione alla pace è finora caduta nel vuoto: « La guerra continua ad insanguinare l’Europa, e neppur si rifugge in terra ed in mare da mezzi di offesa contrari alle leggi dell’umanità ed al diritto internazionale. E quasi ciò non bastasse, il terribile incendio si è esteso anche alla Nostra diletta Italia, facendo purtroppo temere anche per essa quella sequela di lagrime e disastri che suole accompagnare ogni guerra ».

Il successivo 28 luglio, ricorrendo il primo anniversario dello scoppio della guerra, egli indirizza a tutti un’accorata esortazione perché si ponga termine all’« orrenda carneficina che ormai da un anno disonora l’Europa». E nell’Allocuzione natalizia dello stesso 1915, diretta al Sacro Collegio Cardinalizio, condanna per l’ennesima volta l’anticristiano regresso della civiltà umana, che ha ridotto il mondo ad « ospedale ed ossario ». Mentre si adopera a favore delle persone e delle regioni più colpite, inviando e stimolando soccorsi ai bimbi affamati, ai feriti e ai prigionieri, il 24 dicembre 1916, parlando al Sacro Collegio Cardinalizio, invoca ancora una volta « quella pace giusta e durevole che deve mettere fine agli orrori della presente guerra ».

Il 1° agosto 1917 invia ai capi dei popoli belligeranti quell’Esortazione, Dès le début, nella quale indica soluzioni particolari, idonee a far cessare l’« inutile strage ». L’espressione del Vicario del Principe della pace, evidentemente male interpretata, suscita più proteste che consensi. Mentre i pangermanisti la ritengono uno strumento diretto a strappare la vittoria dalle mani degl’Imperi centrali ormai lanciatissimi, in Italia e in Francia c’è chi la giudica addirittura al servizio della Germania e dei suoi alleati, tanto che Georges Clemenceau definisce Benedetto XV il « Pape boche » (il « Papa tedesco »).

Bombardamenti di Brindisi attorno al comando MarinaSono le amarezze di chi guarda il mondo con occhio paterno! La fine della guerra, invocata incessantemente dal Pontefice e desiderata ormai non solo dai popoli ma anche da alcuni capi di Stato e di Governo, giunge finalmente nell’autunno del 1918. Benedetto XV, che tanto si è adoperato per mitigare i danni dell’immane flagello, continua ad impegnarsi a favore dei più colpiti, e con l’Enciclica Paterno iam diu del 24 novembre 1919 invita quanti hanno a cuore l’umanità ad offrire denaro, alimenti e vestiario, soprattutto per aiutare l’infanzia, la categoria più esposta.

Benedetto XV, amareggiato per i rancori che dividono i popoli anche dopo la fine della guerra, si chiede come mai tante ostilità possano sopravvivere quando l’insegnamento di Cristo — e l’Enciclica Pacem, Dei munus del 23 maggio 1920 lo dice esplicitamente — afferma con chiarezza, da sempre, che tutti gli uomini della terra debbono considerarsi fratelli.

La successiva relazione dell’ammiraglio Stéphan Jules Buchet ha avuto come tema  la “Evoluzione della strategia della Regia Marina prima dell’intervento in guerra. Il ruolo di Brindisi”. L’ammiraglio Giovanni Bettolo (1846-1916) capo di Stato Maggiore (1907-1911), organizzò la ricostruzione della flotta italiana dopo la disastrosa sconfitta di Lissa. Con l'istituzione della Scuola navale di guerra, e con l'acume di cui diede prova nel sostenere l'impiego dei grossi calibri per l'artiglieria navale (Manuale teorico-pratico di artiglieria navale, 1879-81) e l'uso strategico delle siluranti, contribuì efficacemente alla preparazione militare dell'Italia sul mare. 

In seguito alla formale annessione all’impero austroungarico, il 1908, della Bosnia Erzegovina ripensò la strategia navale italiana propugnando una maggiore presenza militare in Adriatico. Nella relazione “Sistemazione di Brindisi a base di rifornimento della flotta”, redatta a seguito di una missione conoscitiva che lo portò nella nostra città, individuò l’importanza strategica del porto ai fini del controllo delle bocche dell’Adriatico ipotizzando una possibile guerra con l’Austria-Ungheria.

Regia marina-2Nel 1909, su indicazione di Bettolo, il Castello Svevo e le sue pertinenze divennero base militare, nel 1910 si cominciò a costruire il primo embrione di quella che allora veniva chiamata "Officina": una centrale endotermica completata poi nel 1913, che aveva il compito di fornire energia elettrica al complesso in fase di realizzazione. Poi nacquero strutture di supporto a terra per ampliare le capacità produttive delle navi-officina "Lombardia" e "Vulcano".

Progressivamente fu occupato un tratto di un chilometro, per 11 ettari circa, del Seno di Ponente. Paolo Emilio Thaon di Revel, duca del Mare ( 1859 –  1948), capo di Stato Maggiore della Marina dal 1913 al 1915, spinse allo sviluppo dei navigli leggeri e alla costituzione di un'aviazione navale. Entrata l'Italia nella Prima guerra mondiale, sostenne l'impiego dei treni armati e dei Mas; nel periodo della neutralità operò per far sì che la Marina  fosse pronta per qualunque decisione il governo avesse assunto; ordinò l'impianto di nuove batterie per la difesa di Venezia e di Brindisi, servendosi delle artiglierie da 381 mm. già destinate a quelle grandi navi delle quali si era sospesa la costruzione.

Completò l'assetto logistico delle basi e ne predispose i mezzi di rifornimento anche per via di terra in caso di bisogno. Per la sua tenace insistenza si pervenne a migliorare le condizioni nautiche dell'estuario di Venezia, ad approntare la base secondaria di Porto Corsini, ed a scavare il porto di Brindisi in misura tale che alla vigilia dell'apertura delle ostilità esso era pronto ad ospitare la Squadra da Battaglia.

La sintesi conclusiva dei lavori è stata affidata a Giacomo Carito, presidente della sezione di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia.  Carito, dopo essersi soffermato sui contenuti delle varie relazioni, ha analizzato la particolare condizione di Brindisi in cui non mancavano grandi tensioni sociali. Forte era il movimento socialista che aveva il suo più importante punto di riferimento nell’ing. Giuseppe Mario Prampolini. Nel 1914 tenne pubblici comizi a favore della neutralità dell’Italia e quando nel 1915 anch’essa entrò in guerra, Prampolini percorse l’intera Terra d’Otranto per svolgere attiva propaganda e avvicinare alcuni militari della zona.

Perplessità sull’opportunità della guerra non mancavano neppure nel blocco moderato che aveva guidato la città, salvo la breve parentesi del sindaco socialista Giuseppe Barnaba, nel primo Novecento; le famiglie interessate all’interscambio commerciale con l’opposta sponda adriatica non potevano essere favorevoli al conflitto. Ciò spiega le tensioni che portarono, dopo l’entrata in guerra dell’Italia, all’ostracismo verso gli ambienti legati, in particolare, all’economia triestina. (Le foto del convegno sono di Mario Carlucci)

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