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Imprenditore aggredito: uno degli indagati fu già arrestato per tentato omicidio

Mistero sul movente: forse richiesta di lavoro o denaro. Tutti rischiano il processo con l’accusa di lesioni personali ai danni del professionista

CAROVIGNO – Quattro dei sei indagati accusati di aver aggredito un imprenditore edile di Carovigno, anche con una stampella, sono stati arrestati in passato dai carabinieri. Uno anche per il tentato omicidio del commerciante di Ostuni, Stefano Rapposelli, davanti a un pub di Carovigno, otto anni fa:  in quel caso ci fu una lite, ricondotta a futili motivi.

Gli indagati

Il commissariato di OstuniRischiano tutti e sei il processo ora che il pubblico ministero della Procura di Brindisi, sulla scorta dell'informativa del commissariato di Ostuni, ha chiuso le indagini preliminari sull’aggressione avvenuta il 28 febbraio 2018, in un bar: gli avvisi sono stati notificati a G.P., 27 anni; V.P, 22 anni (sono fratelli); V.C., 28 anni; CC.L.D., 35 anni; F.C., 27 anni; V.P., 21 anni. Risiedono tutti a Carovigno.

G.P lo scorso 18 luglio finì agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta chiamata Carbinia, delegata ai carabinieri di Carovigno, sullo spaccio di droga (pupieddi consegnati a domicilio) e furti in abitazione nella zona. Ha rinunciato al processo con rito abbreviato per essere giudicato a conclusione dell’istruttoria dibattimentale.

V.P, il fratello di 22 anni, e il 27enne F.C, furono arrestati dai carabinieri per l’aggressione ai gestori di un pub di Carovigno, la sera del 2 dicembre 2017.

Il 35enne venne arrestato assieme a un’altra persona, nelle indagini scaturite dal tentato omicidio del commerciante Rapposelli, il 21 febbraio 2011. Anche in quella occasione prima dell’aggressione ci fu una lite davanti a un pub. Il negoziante della Città Bianca venne ferito da un colpo di pistola. Per il tentato omicidio, lo scorso anno la Corte di Cassazione annullò nuovamente con rinvio, dopo i ricorsi dei difensori. Il 35enne affronterà, quindi, un terzo processo in Appello fermo restando l’accusa di tentato omicidio, dopo essere stato condannato alla pena di dieci anni di reclusione.

Nel frattempo, è stato condannato a sette anni, a conclusione del processo scaturito dall’inchiesta Game Over della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, sull’esistenza di un’associazione per delinquere nel Sud del Brindisino con contatti con la Sacra Corona Unita nella gestione nel traffico di droga e delle estorsioni,

Il movente

Dopo l'aggressione, Calò ricoverato all'ospedale di OstuniAl momento, resta misterioso il movente. Nella fase delle indagini sull’aggressione ai danni dell’imprenditore edile, non è stato possibile contare sulla collaborazione del professionista. Il titolare di una piccola impresa di costruzioni a Carovigno avrebbe solo ammesso di essere stato aggredito la sera del 28 gennaio 2018, da un gruppo di persone incontrate in un bar. Incontro casuale, a quanto pare. Ma tenuto conto dei precedenti di alcuni degli indagati, anche questa circostanza non sembra convincere i poliziotti del commissariato.

Stando alla ricostruzione degli agenti, ci sarebbe stata una discussione tra il professionista e uno dei sei indagati. Tra le ipotesi, ci sarebbe quella legata a una possibile richiesta da parte di uno o più indagati dei sei ritenuti responsabili dell’aggressione. Forse un posto di lavoro o una somma di denaro.

L’accusa

Sono accusati tutti di aver “colpito” l’imprenditore con “calci, pugni, schiaffi e ripetuti colpi di stampella”. Stampella che nel capo di imputazione è stata qualificata come “arma” con conseguente contestazione dell’aggravante Sarebbe stata usata da uno dei sei indagati per camminare, dopo un intervento a un ginocchio. Venti i giorni di prognosi certificati fai medici dell’ospedale di Ostuni per l’imprenditore: “Ferita lacerocontusa in sede frontale a trauma alla spalla destra”.

La difesa

Gli indagati, difesi dagli avvocati Vincenzo Lanzillotti e Mario Guagliani, entrambi del foro di Brindisi, avendo ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini, hanno facoltà di prendere visione della documentazione raccolta nel fascicolo del pubblico ministero e di farne copia. Potranno, nel termine di venti giorni, presentare memorie, depositare atti o chiedere al pm di compiere atti di indagine, e presentarsi per rilasciare dichiarazioni oppure per chiedere di essere sottoposti a interrogatorio.

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