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Imprenditore morto in ospedale, almeno due mesi per la verità

L’autopsia non chiarisce la causa del decesso avvenuto al Perrino il 28 luglio scorso: il paziente aveva subito un intervento in Urologia, era stato dimesso e poi ricoverato di nuovo per un sospetto blocco intestinale, ma è spirato prima del secondo intervento

BRINDISI – Almeno due mesi per avere le prime risposte sulla morte dell’imprenditore di Brindisi avvenuta in ospedale, il 30 luglio scorso, prima che il paziente raggiungesse la sala operatoria per un secondo intervento, a distanza di un mese dal primo: l’autopsia non è stata risolutiva nell’accertamento della causa del decesso, denunciato dalla famiglia di E.C, ricoverato il 30 giugno scorso con dolore lancinanti all’addome.

Il pm Iolanda Daniela ChimientiL’esame autoptico disposto dal sostituto procuratore Iolanda Daniela Chimienti (nella foto accanto) è stato eseguito nei giorni scorsi dal medico legale Stefania Bello dell’università degli studi di Foggia, dopo che la moglie e i figli del professionista hanno presentato presso il posto fisso di polizia del Perrino, un esposto contro ignoti per raccontare il calvario dell’uomo. Il dolore unito alla disperata richiesta di verità è stato raccolto dall’avvocato Riccardo Mele del foro di Brindisi. Come consulente di parte, il penalista ha nominato il medico Francesco Faggiano di Lecce, il quale ha preso parte all’esame.

L’ipotesi seguita dal pubblico ministero è omicidio colposo, non ci sono al momento medici indagati. Per gli avvisi di garanzia bisognerà aspettare il deposito delle prime risposte ai quesiti. La relazione dovrebbe essere depositata fra 60 giorni, ma non è escluso che possano esserci proroghe tenuto conto del lungo lasso temporale tra il primo e il secondo ricovero e dei passaggi da un reparto a un altro. Dalla denuncia, infatti, si apprende che l’imprenditore è stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale Antonio Perrino la mattina del 30 giugno lamentando di avere crampi fortissimi all’altezza dell’addome, per due giorni è stato ricoverato presso l’Osservazione breve intensiva e per altri due in urologia. Una volta trasferito in questo reparto, i medici avrebbero disposto un intervento, ma i familiari hanno evidenziato qualche ritardo legato a un possibile malfunzionamento della Tac, con conseguente ritardo nella diagnosi. Tutta la documentazione medica è stata acquisita e messa a disposizione della dottoressa Bello.

Dagli atti del fascicolo risulta, inoltre, che a distanza di una settimana dall’operazione, il paziente continuava a lamentare gli stessi dolori e nonostante ciò sarebbe stato dimesso il 18 luglio. Una volta a casa, i crampi sarebbero diventati ancor più forti e per questo l’imprenditore è stato accompagnato di nuovo in ospedale per un secondo ricovero: i figli sostengono di aver dovuto insistere per ottenere un posto letto e che solo dopo proteste, è stato disposto il ricovero in geriatria. Sei giorni per ulteriori esami, sino a stabilire un secondo intervento per un sospetto blocco intestinale ma in sala operatoria l’imprenditore non è arrivato. E’ morto il 28 luglio, giorno stabilito per l’intervento. E’ stato fatto tutto il possibile? Qual era la causa di quei dolori? Ci sono stati ritardi negli esami? Sono domande alle quali risponderà il medico legale non prima di due mesi.

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