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Omicidi Scu, il procuratore generale: “Condanne da confermare per 15 imputati"

Assoluzione ormai definitiva invece per Massimo Pasimeni e Carmelo Vasta. Oggi in Corte d’Assise d’Appello presente il pentito Guarini: voleva rendere dichiarazioni, poi ci ha ripensato

BRINDISI  – La lunga scia di sangue della Sacra Corona Unita è arrivata davanti ai giudici, togati e popolari, della Corte d’Assise d’Appello di Lecce: oggi il procuratore generale ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado per i 15 imputati, accusati di omicidi e ferimenti nella logica della vendetta della mala locale, ricostruita partendo dalle dichiarazione dei pentiti che hanno ridotto a “zero” i segreti del sodalizio di stampo mafioso.

La requisitoria del pg riguarda i brindisini che furono arrestati nel blitz dell’ottobre 2014 e che, una volta chiuse le indagini, scelsero il rito abbreviato, puntando sulla riduzione di un terzo della pena, mentre il processo ordinario è in corso dinanzi alla Corte d’Assise di Brindisi, dove di recente è stato sentito l’ultimo collaboratore di giustizia, Sandro Campana. Fanno eccezione Massimo Pasimeni, alias Piccolo Dente, e Carmelo Cavallo per i quali l’assoluzione è diventata definitiva, dal momento che la procura non ha appellato (il primo è difeso dagli avvocati Rosanna Saracino e Marcello Falcone, l’altro da Gianvito Lillo).

Le richieste di condanna sono le seguenti e ricalcano la sentenza di primo grado pronunciata il 24 aprile 2015: Francesco Argentieri 30 anni;  Tommaso Belfiore 8 anni e 8 mesi; Marcello Cincinnato 30 anni;  Diego Dello Monaco, 6 anni;  Antonio Epicoco  30 anni, Francesco Gravina, alias Pizzaleo, 14 anni; Francesco Gravina, alias Gabibbo 7 anni; Emanuele Guarini, 30 anni;  Cosimo Giovanni Guarini, pentito, 8 mesi; Giuseppe Leo, pentito, 8 anni e 8 mesi; Francesco Locorotondo, 14 anni; Salvatore Solito 6 anni;  Carmelo Vasta di Ostuni 9 anni.

Parte civile è il Comune di Mesagne che si è costituito anche nel processo ordinario nel quale sono confluite le dichiarazioni del nuovo pentito Sandro Campana il quale ha puntato il dito nei confronti del fratello maggiore, Francesco. Oggi in Corte d’Assise d’Appello presente il pentito Guarini: voleva rendere dichiarazioni, poi ci ha ripensato.

Nell’inchiesta chiamata Zero sono stati ricostruiti gli omicidi  di Antonio Molfetta, detto Toni Cammello, nel 1998;  di Antonio D’Amico, il fratello del pentito Massimo, detto Uomo Tigre nel luglio 2001; di Nicolai Lippolis, avvenuto in Montenegro e di Tommaso Marseglia. E sono stati definiti anche i ferimenti di Claudio Facecchia, nel 1997, di Tobia Parisi, davanti alla discoteca Aranceto di Ostuni, nel 2009,  il ferimento di Franco Locorotondo, sempre nel 2010, e Francesco Gravina; e poi ancora il tentato omicidio di Francesco Palermo nel 2010 e di Vincenzo Greco.

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