Cronaca

In carcere si sentiva male: domiciliari a una persona condannata per omicidio

Il carcere gli provocava una serie di disturbi, anche fisici, riconducibili a una depressione reattiva. Per questo il brindisino Gennaro Giuffrida, 37 anni, condannato per l'omicidio di Daniele Carella, ha lasciato la casa circondariale di Lecce ed è rientrato presso la sua abitazione in regime di domiciliari

BRINDISI – Il carcere gli provocava una serie di disturbi, anche fisici, riconducibili a una depressione reattiva. Per questo il brindisino Gennaro Giuffrida, 37 anni, condannato per l’omicidio di Daniele Carella, ha lasciato la casa circondariale di Lecce ed è rientrato presso la sua abitazione in regime di domiciliari. Il Tribunale di Sorveglianza di Lecce ha accolto l’istanza di attenuazione della misura restrittiva presentata dall’avvocato di Giuffrida, Daniela D’Amuri. Il legale ha dimostrato che il suo assistito reagiva male al regime carcerario. 

Nel 2012, del resto, sia lo stesso Giuffrida che la madre, attraverso anche una lettera al presidente della Repubblica, segnalarono episodi brutali di cui egli era vittima che lo portarono ad ammalarsi a dimagrire drasticamente e a essere colpito da crisi di panico e stati depressivi. Il 37enne sconterà dunque a casa la parte residua di una consistente condanna per concorso in omicidio e tentato omicidio aggravato. 

I fatti risalgono all’11 aprile del 2007. Giuffrida era al volante di un’auto a bordo della quale si trovava anche Fabio Fornaro. Giunti in via Appia, i due incrociarono una Y 10 in cui viaggiavano il 33enne Daniele Carella e il 32enne Angelo Palma. Fornaro, armato di pistola, aprì il fuoco contro la vettura. Il suo obiettivo era Palma. Ma uno dei proiettili c’entrò alla testa Carella, che morì tre giorni dopo. Palma rimase solo ferito. Subito dopo il delitto, Giuffrida e Fornaro lasciarono Brindisi. Il mese successivo vennero arrestati in Emilia Romagna, da polizia e carabinieri.

Giuffrida, che si è sempre dichiarato innocente, passò attraverso un lungo periodo di isolamento nel carcere di Opera, in provincia di Milano, poi in quelli di Villa Fastiggini, Fermo e Regina Coeli. Lo scorso dicembre, quando la condanna divenne definitiva, venne raggiunto da un ordine di carcerazione. Il provvedimento gli venne notificato presso l’ospedale Perrino, dove lo stesso si trovava ricoverato. 

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