Cronaca

Protezione civile, anno zero. Il dirigente sull'orlo delle dimissioni

“La Protezione civile è nel mio cuore, la considero un po’ come la mia creatura, e se fino a qualche tempo fa era difficile se non impossibile che pensassi alle dimissioni, ora è diverso: è facile che arrivi a questo passo, purtroppo”

BRINDISI – “La Protezione civile è nel mio cuore, la considero un po’ come la mia creatura, e se fino a qualche tempo fa era difficile se non impossibile che pensassi alle dimissioni, ora è diverso: è facile che arrivi a questo passo, purtroppo”. La voce che si spezza in gola è del capo dell’Unità di Brindisi, Giuseppe Augusto, ingegnere del Comune, dal 2002 titolare della responsabilità della Protezione civile con annesse emergenze dal meteo agli sbarchi di migranti

Tredici anni di lavoro 24 ore su 24, a partire dalla nomina firmata dall’allora sindaco Giovanni Antonino e mai un commento velato dall’amarezza. Mai sino a ieri sera (7 maggio) quando è arrivato lo sfogo sulla sua pagina di Facebook che lascia intendere che da qui a breve il numero uno chiuderà questo capitolo e dirà basta.

Fine della storia, fatta di emergenze per gli sbarchi, allerta meteo lanciata via Sms prima o poi su Whatsapp, nonché sul sito della Protezione civile, aiuto alle altre unità, collaborazioni con i vigili del fuoco e il 118. In prima linea, sempre. Senza dire no. Per senso di responsabilità, passione e devozione che resistono nonostante tutto.

Sono capitoli di vita professionale raccontata dagli encomi arrivati dalla Prefettura e partiti dal giorno dell’inaugurazione della struttura con l’intervento del capo Dipartimento, Carlo Gabrielli. Ma questi sono tempi bui per la Protezione civile, se si pensa alla spada di Damocle dei tagli che incombe su quelle provinciali. Eppure si tratta di servizi essenziali.

“Ho posto la mia città prima di qualsiasi altro mio interesse ma sono stato mal ripagato”: il post è stato pubblicato alle 21,35 e subito dopo ha iniziato a rimbalzare tra chi frequenta la sede della Protezione civile in via della Torretta e sono partite le domande per capire cosa succederà, se quelle righe siano o meno un sunto neanche troppo velato delle intenzioni dell’ingegnere Augusto. Se cioè il capo sia davvero a un passo dal lasciare tutto. Sì, pare proprio che sia così.

Giuseppe Augusto con Franco Gabrielli-2“La situazione è tragica, a dir poco insostenibile, ma nessuno si è mai preoccupato di sapere e capire come lavora la Protezione civile, con quali fondi, con i sacrifici di chi”, dice dal suo ufficio. “Parole ce ne sono state tante, il punto è che nessuno fa. Non devo certo ricordare qual è la condizione del nostro budget”.

Fondi pari a zero, come conseguenza diretta dello sforamento del patto di stabilità per il 2014, certificato dai revisori dei conti e solo dopo 22 giorni ammesso dal sindaco Mimmo Consales che è titolare anche della Protezione civile, con spiegazione legata alla responsabilità politica di aver salvato 172 famiglie brindisine essendo stata ripianata la perdita della società partecipata Multiservizi con un bonifico di un milione e 597mila euro. Tra le sanzioni che scattano automaticamente in caso di sbilanciamento dei conti, c’è la cancellazione dei progetti incentivanti, caratterizzati dal requisito innovativo.

Sotto questa voce, rientrano appunto le attività poste in essere dagli uomini della Protezione civile: i cinque dipendenti dell’Amministrazione cittadina ai quali vanno ad aggiungersi i quaranta volontari che mettono anima e cuore (sono quelli dell’associazione Cb Ricetrasmissione). Il progetto era tenuto a battesimo con il nome di “Brindisi sicura”, ma sino ad oggi di sicuro c’è che non ci sono euro disponibili. Non c’è stata alcuna comunicazione di segno opposto.

Stando così le cose, non è più possibile neppure pensare di fare rifornimento ai mezzi: per le spese carburante, in media, venivano stanziati tremila euro per i volontari a titolo di rimborso spese. Per l’attività del personale dell’Unità operativa, invece, la somma era pari a 18mila euro lordi. Ma di questo importo non c’è traccia sino al 31 dicembre, né potrà esserci per i prossimi dodici mesi proprio in virtù delle conseguenze dello sforamento.

Non solo. Sino ad ora non c’è indizio utile neppure per il finanziamento dello Stato, sotto forma di trasferimento per l’esercizio di funzioni delegate, pari a 75mila euro. Qui il patto di stabilità non c’entra niente. Ma resta sempre sullo sfondo la circostanza che si tratta di una conseguenza di una decisione assunta dal Comune e quindi dalla maggioranza di governo perché – a quanto pare – i fondi sono arrivati da Roma, ma non sono stati destinati alla Protezione civile.

Silenzio assoluto, come in silenzio sono rimasti i massimi rappresentanti dell’amministrazione in occasione dell’invito alla presentazione ufficiale del progetto per un’esercitazione internazionale che vedrà protagonista il capoluogo. Non c’era nessuno di Brindisi. L’iniziativa si chiama “Pamex 2015, ed è “un’esercitazione nelle acque dell’Adriatico Meridionale organizzata dal Servizio Protezione Civile della Regione Puglia all’interno del progetto europeo Ipa Adriatic – Hazard, di cui è capofila”.

La mattina del 12 maggio sulla spiaggia di Apani, nei pressi della riserva naturale di Torre Guaceto, verrà simulato un incidente al largo della costa con sversamento di sostanze oleose e/o idrocarburi inquinanti in mare: “ipotizzando condizioni meteo-marine proibitive, che impediscono l’invio immediato di soccorsi per il contenimento dello sversamento in mare, verrà simulata l’espansione della superficie interessata in due direzioni, verso la Puglia e verso l’Albania”. A Durazzo, il 15 maggio, si terrà la seconda giornata di esercitazione, organizzata dal Ministero dei Trasporti dell’Albania, in qualità di coordinatore dell’Unità Operativa Interministeriale albanese e dall’Università del Montenegro, partner di progetto.

Se da un lato, quindi, la Protezione civile di Brindisi è fiore all’occhiello al punto da essere considerata per questa simulazione come il secondo punto di riferimento su scala nazionale (dopo quella che si è svolta nella Regione Marche), dall’altro, in “casa”, non c’è attenzione. Il paradosso c’è tutto.

“Cosa posso dire? Lo dicono i fatti che siamo abbandonati”, ammette Giuseppe Augusto, con il sostegno di chi lavora ogni giorno con lui, senza limiti di tempo. Mattina, pomeriggio, sera e notte, il capo è sempre reperibile. Come lo è stato nei giorni della tragedia del naufragio del traghetto Norman Atlantic proveniente dalla Grecia e diventato tomba galleggiante sul mare al largo di Brindisi. Così come è avvenuto l’altro ieri quando è scattato l’allarme per un traghetto carico di migranti, poi dirottato a Messina.

La Protezione civile di Brindisi c’era. C’era anche questa volta. E domani? Per chi lo conosce bene, Giuseppe Augusto ha parlato sin troppo. Ma qualcosa la si può aggiungere comunque: è pensabile che una città portuale, aeroportuale, e con una zona industriale zeppa di impianti inserite nelle tabelle ministeriali dell’alto rischio, non destini un cent alla Protezione civile comunale e rischi di perdere pure quella provinciale? Quanti cittadini di Brindisi sanno se c’è un piano di evacuazione in caso di incidente grave, e lo hanno mai visto? Meditate gente. Siamo all’anno zero.

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