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“In quella banca prestiti a tassi usurai”: otto indagati

Sotto inchiesta anche un brindisino di 61 anni, funzionario della filiale dell’istituto di credito salentino: rischia il processo

BRINDISI – Un brindisino di 61 anni, funzionario di una filiale di una banca nel Salento,  rischia il processo con l’accusa di usura a conclusione dell’inchiesta aperta dalla Procura di Lecce in relazione a prestiti a tassi superiori rispetto a quelli legali.

Gli avvisi di conclusione indagine

Il pm Valeria Farina ValaoriGli avvisi di fine indagine sono stati notificati nei giorni scorsi a otto persone, tra le quali c’è il brindisino: gli altri sono leccesi e sono colleghi di quest’ultimo, funzionari al lavoro nelle sedi di Parabita e Aradeo. Sotto inchiesta anche una donna, dirigente di una finanziaria con sede legale a Milano.

Il fascicolo d’inchiesta è stato chiuso dal sostituto procuratore Valeria Farina Valaori, sino a pochi mesi fa in servizio nella Procura di Brindisi. Gli accertamenti sono stati delegati ai finanzieri della polizia giudiziaria, agli ordini del tenente colonnello Francesco Mazzotta, partendo dalla denuncia sporta da due imprenditori.

Gli interessi

Secondo quanto ricostruito, i due titolari di aziende operanti a Gallipoli, avrebbero contratto un mutuo ipotecario per 183mila euro per dieci anni, a un tasso d’interesse del 7,5 per cento, più elevato – stando all’impostazione accusatoria – di quello legale indicato nel capo di imputazione, pari al 6,36 per cento.

Ci sarebbe stato un secondo mutuo ipotecario pari a 150mila euro, a fronte di un interesse del 7,6 per cento, rispetto al 5,79. E ancora l’apertura di una linea di credito e un conto anticipi, rispettivamente a fronte di interessi del 9,48 per cento e del 14,87.

Venti giorni di tempo

Il pubblico ministero, a questo punto, dovrà valutare se esercitare l’azione penale con la formulazione del capo di imputazione chiedendo il rinvio al giudizio del Tribunale competente per territorio (Lecce). Gli indagati hanno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati, rendere dichiarazioni oppure depositare documentazione difensiva o ancora chiedere al pm lo svolgimento di ulteriori atti di indagine.

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