Cronaca

Le crociere, la città e un piano di accoglienza che non convince molto

E' culturalmente impreparata la città di Brindisi, che secondo una efficace descrizione di Livio Georgevich per molti anni ha vissuto la sua storia voltando le spalle al mare, oppure sono state le amministrazioni cittadine e dal 1995 anche l'Autorità Portuale a creare una barriera innaturale tra Brindisi e il suo porto?

E’ culturalmente impreparata la città di Brindisi, che secondo una efficace descrizione di Livio Georgevich per molti anni ha vissuto la sua storia voltando le spalle al mare, oppure sono state le amministrazioni cittadine e dal 1995 anche l’Autorità Portuale a creare una barriera innaturale tra Brindisi e il suo porto? Riteniamo più giusta la seconda spiegazione. Brindisi ha vissuto negli anni Settanta, Ottanta e Novanta un costante rapporto con il traffico turistico, trovandosi per ragioni geografiche a svolgere il ruolo di scalo frontaliero con la Grecia.

Poi tutto è cambiato, per ragioni esterne che è inutile riepilogare, e sono arrivati i giorni della forte virata verso un futuro di porto combustibili: carbone, gas, prodotti chimici. L’intuizione della “città d’acqua” ha trovato nella politica locale pochi sostenitori convinti, ai quali tuttavia si devono le modifiche in corso in questi mesi sul waterfront di via del Mare, ciò che è stato fatto su lungomare Regina Margherita, e gli interventi su quella parte del centro storico destinata a diventare una zona a traffico limitato.

Il processo di trasformazione della città ha subito una frenata che nessuno può nascondere: del Nuovo piano urbanistico generale non sappiamo più nulla, ma doveva essere quello il progetto centrale di cambiamento e di sviluppo dell’area urbana. Né si sa nulla di un nuovo Piano regolatore del porto. Si va avanti (affatto, in realtà) con quello approvato nel 1974. La mancanza di linee di indirizzo certe, percepibili da parte dei cittadini e soprattutto da parte di chi potrebbe essere interessato ad investire in settori merceologici , lo stravolgimento dello spirito di preservazione e valorizzazione del centro storico,  l’incertezza diffusa sul futuro del porto, hanno sottratto prospettive, spinta e fiducia al settore del commercio.

Abbiamo persino una società mista alla guida del porticciolo turistico con un passivo notevole e tanti posti barca vuoti, che il Comune ha deciso di abbandonare al socio privato, quasi non fosse nel diporto nautico una parte delle possibilità di sviluppo del  porto. E allora tutte le belle parole che sentiamo ad ogni edizione dello Snim, o ad ogni altra occasione offerta da grandi eventi sportivi legati al mare, dobbiamo considerarle vuote e di circostanza? Vediamo in tutto questo un rischio.

Per questo non ci meravigliamo quando nel corso della conferenza stampa il sindaco annuncia che si impegnerà per convincere i commercianti brindisini a tenere negozi e locali aperti in occasione degli scali delle navi da crociera. Sembra assurdo che una città di mare possa vivere con le spalle girate al suo porto e ad una possibilità di incremento delle presenze turistiche, sino al punto da rendere necessari appelli e richiami.

Ma allora, in che consiste questo piano di accoglienza presentato oggi, se ci si dovrà affidare (ancora non lo sappiamo), a cooperative, associazioni per le informazioni turistiche, all’appalto del trasferimento dei bagagli dal posto di controllo nel Seno di Levante alla zona di imbarco a Costa Morena Est, banchina industriale prestata alle crociere, con le navette,  come si se dovesse sbrigare senza slanci particolari una pratica un po’ seccante?

Il punto è che non si può essere città turistica solo per qualche mese all’anno. Questo significa tentare di galleggiare, non crescere. E consentire, come è accaduto, all’attuale presidente dell’Autorità Portuale, di dire che lui ha offerto una grande occasione (gli scali delle navi da crociera), poi sprecata dalla città. Ma si deve alle varie gestioni dell’Autorità Portuale se Brindisi non ha più una stazione marittima e se le navi da crociera devono attraccare a ridosso del molo carbone.

Per fortuna, le compagnie da crociera sanno come aprire i territori ai propri clienti. Msc per Brindisi ha già in offerta escursioni a Ostuni. Solo questa opzione al momento, perché la sua nave a Brindisi imbarcherà anche. La tedesca Tui ha affidato questo piano alla sua agenzia a Brindisi, la Titi Shipping, che ha organizzato 14 diversi  tour, con possibilità di impiego massimo di 27 pullman. Il territorio lo faranno visitare loro, ai crocieristi. Resta l’importante metà di passeggeri che solitamente rimane a bordo, e che decide di farsi un giro in città.

Di questi occorre prendersi cura. Il compito del Comune di Brindisi e dell’Autorità Portuale  deve concentrarsi perciò sulla città, perché il resto dei passeggeri andrà a scoprire luoghi da lungo tempo abituati a vivere di economia turistica. La svolta va impressa qui, con costanza, mese dopo mese. Lo stesso sindaco ha notato l’assenza di altri enti alla presentazione del piano di accoglienza. Forse si è sbagliato qualcosa? Porre rimedio a poche settimane dall’arrivo della prima nave da crociera sarà possibile? E’ immaginabile un’assemblea pubblica con operatori, associazioni di categoria, commercianti, e con chi deve rendere effettivamente visitabili i luoghi indicati nelle cartine distribuite ai turisti? Forse c’è ancora tempo.

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