Sabato, 23 Ottobre 2021
Cronaca Torchiarolo

Inaugurata la cantina della legalità nella villa confiscata all'ex cassiere della Scu

"Se lavoriamo onestamente qui vinciamo anche se perdiamo. Se si è onesti si vince anche se si perde. Sempre. Il nostro impegno, la nostra promessa è quella di continuare a lavorare per difendere la bellezza di questa terra che amiamo"

TORCHIAROLO – “Se lavoriamo onestamente qui vinciamo anche se perdiamo. Se si è onesti si vince anche se si perde. Sempre. Il nostro impegno, la nostra promessa è quella di continuare a lavorare per difendere la bellezza di questa terra che amiamo”. Alessandro Leo, presidente della cooperativa mesagnese Terre di Puglia-Libera Terra, ha le idee chiare su come gestire la nuova cantina ecosostenibile realizzata, grazie a un finanziamento di 1.600.000 euro, nella villa confiscata all’ex cassiere della Scu, Tonino Screti e data in gestione alla cooperativa Libera, situata in contrada Santa Barbara a Torchiarolo: lavorare in nome della giustizia, della legalità, lavorare per difendere i diritti dei lavoratori rispettando l’ambiente e il territorio.alessandro leo-4

L’impegno, da quanto è stato dimostrato ieri, mercoledì 22 luglio, durante la cerimonia di inaugurazione dell’impianto, c’è da parte di tutti: autorità civili, politiche e religiose e cittadini. In molti hanno partecipato alla manifestazione, tutti animati dallo spirito di voler cambiare le cose e riscattare un territorio troppo bistrattato e per troppo tempo vissuto all'ombra dell'illegalità. (nella foto a destra Alessandro Leo)

All’inaugurazione erano presenti anche il prefetto Nicola Prete, il procuratore della Repubblica Marco Dinapoli, il magistrato Antonio Maruccia, don Attilio Mesagne presidente della Caritas diocesana di Lecce, don Raffaele Bruno, noto esponente di Libera e membro del consiglio di amministrazione della sezione Puglia della “Società di recupero dei beni e i territori confiscati alla mafia”, Davide Pati vice presidente di Libera. Assenti i rappresentanti del Comune di San Pietro Vernotico. All’incontro avrebbe dovuto partecipare il presidente della regione Puglia Michele Emiliano che ha dovuto disertare all’ultimo momento per sopraggiunti impegni.

don raffaele bruno-2Come già spiegato in precedenza si tratta di una cantina “ecosostenibile”, dotata di un impianto fotovoltaico di ultima generazione e un impianto di fotodepurazione per ridurre lo spreco delle acque e sarà dedicata alla vinificazione in biologico, con le uve già bio prodotte nei vigneti confiscati (25 ettari). Soprattutto promuoverà l’eccellenza vitivinicola del territorio e la possibilità di produrre nella legalità, rispettando l’ambiente ed i diritti dei braccianti agricoli, senza rinunciare alla qualità.

È stata ristrutturata attraverso un progetto finanziato nel Piano operativo nazionale per la sicurezza, cofinanziato da U.E. per  1.160.000 euro.  Sono stati recuperati, ristrutturandoli, i depositi e la cantina, rimasti per anni in disuso. Lo scopo del progetto era quello di creare un centro integrato di imprenditoria sociale in grado di sperimentare e  produrre vino biologico, svolgendo attività di formazione sui temi legati all’enologia, al turismo enologico ed enogastronomico. Il tutto parallelamente alle attività agricole già svolte dalla cooperativa e a quella di formazione alla legalità che trova il suo punto di massima espressione nei campi di volontariato organizzati da Libera, Arci, Cgil e Spi.

E al momento gli obiettivi sono stati rispettati. Ieri si respirava, finalmente, aria di legalità in quel bene per anni in mano al malaffare. “Faremo nicola serinelli-3l’impossibile per fare in modo di avviare la prima vendemmia in questa annata, le cose da fare sono ancora tante ma ci impegneremo – continua il presidente di Libera Terra – il nostro lavoro è stato quello di venire qui a recuperare e coltivare queste vigne, coltivando uva buona poi abbiamo capito che stavamo coltivando anche i diritti, i valori, la bellezza, tutti aspetti necessari  per fronteggiare l’avanzata del deserto dello sfruttamento dei lavoratori, della terra, dell’arroganza mafiosa. Il nostro lavoro in questi anni è stato quello di recuperare questo posto e non per noi ma per tutta la comunità. Abbiamo lavorato nonostante i fraintendimenti con il territorio, abbiamo lavorato nonostante c’era chi ha remato contro, ma abbiamo lavorato anche per chi era dall’altra parte, perché anche quegli altri dell’altra parte che sono parte di noi in qualche modo, si sentissero più liberi di chiedere più giustizia, più libertà. Se è possibile farlo qui con una cooperativa che parte dal basso che può piantare valori, piantare diritti, allora perché non possono farlo gli altri o le altre aziende del territorio? Perché non rispettare i lavoratori, perché non coltivare il biologico, rispettare l’ambiente? Ecco il messaggio è questo: partire da qui, da questo bene confiscato, per creare capitale umano, sociale, economico, culturale. Partire da questo bene confiscato per dire “si può fare”, un cambiamento è possibile anche in questo territorio. Il lavoro da fare è tantissimo ma abbiamo la fortuna di avere intorno persone competenti. Riusciremo a fare tutto il lavoro? Non lo so. Probabilmente no. Probabilmente in alcune cose falliremo. Probabilmente alcune cose non le vedremo o verranno anche dopi di noi. Però credo che se lavoriamo onestamente, se siamo onesti qui viviamo anche se perdiamo”.

Onestà, legalità, libertà di gestire qualcosa in nome del lavoro e dei diritti dei cittadini sono i temi affrontati da quanti hanno preso la parola. “Benvenuti a casa vostra. Perché questo è un bene vostro non è né dello Stato, né del Comune o della cooperativa che provvisoriamente lo gestisce ma è un ben che torna a voi, che è stato strappato a chi lo deteneva col frutto del suo malaffare e dei suoi accordi ed è tornato a voi, a voi cittadini”, ha esordito, invece, il prefetto Nicola Prete. “Questa non è solo una vittoria delle istituzioni, quando si realizza qualche cosa in un campo così delicato come è quello del rispetto della legalità e della sconfitta del malaffare, la vittoria non è del singolo magistrato, ma di tutti. Ognuno deve operare nel campo suo ma per fare tutti un’unica battaglia, per fare sistema: non si vince mai da soli”.

C’è stata un’esortazione continua ai giovani, alle nuove generazioni, un invito a rigare dritto: “Giovani guardate bene intorno a voi, chi è dedito al malaffare non fa una bella vita: o finisce nelle patrie galere o finisce ucciso dagli stessi malavitosi. Si devono creare occasioni sane di lavoro”. E la nuova cantina ecosostenibile ne è l’esempio.

L’unica nota spiavevole della bella manifestazione che si è tenuta ieri è l’assenza dell’amministrazione di San Pietro Vernotico. Un fatto non trascurabile se si tiene conto che Screti è sampietrano e che San Pietro Vernotico è uno dei paese dove, negli anni bui, si sono consumati numerosi episodi delittuosi e che è stato coinvolti in prima linea nei fatti di mafia. L’assenza del neo sindaco Maurizio Renna o di chi per lui, risiederebbe in quelli che in genere vengono definiti "futili motivi”: non sarebbero stati inseriti nella locandina di presentazione dell’evento. Troppo poco per l’importanza del significato che ha avuto la manifestazioni di ieri. Era stato mandato il gonfalone che rappresentava il comune di San Pietro, la cittadinanza, c’era anche un agente della polizia locale in alta uniforme. Poi poco prima del taglio del nastro è sparito anche quello. Di San Pietro Vernotico, a parte decine e decine di cittadini, per tutta la durata della manifestazione non c'era nessuno. Nemmeno un consigliere. 

“Chiedo scusa al collega di San Pietro perché forse qualcosa è mancato nell’organizzazione dettata però dagli eventi – ha dichiarato pubblicamente Nicola Srrinelli – è stato tutto organizzato velocemente, i silos, ad esempio, sono stati montati solo questa mattina, queste erano situazioni da comprendere. Guai se non dovessimo dare un segnale di unità nei confronti dell’esterno perché chi ha interesse a denigrare questi luoghi. Ringrazio tutti gli amministratori che negli anni hanno lavorati a questo progetto perché indipendentemente dal colore politico tutti abbiamo un unico obiettivo: lavorare insieme per il bene della cittadinanza rispetto a quello dell’appartenenza. Bisogna lavorare insieme per non consentire più, come è successo alcuni anni fa, all’ex proprietario di questa zona di fare una battuta sulla stampa riguardo al fatto che la struttura era tenuta meglio quando c’era lui. Sarebbe la cosa più aberrante di questo mondo”. 

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