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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca

La ex questura di piazza Dante torna alle origini di chiostro del 1300

Tutti la ricordano come la "vecchia questura" di piazza Dante, ma in realtà era un chiostro del Trecento che aveva, assieme alla chiesa di San Paolo Eremita cui era annesso, uno splendido affaccio sul Seno di Ponente

BRINDISI – Tutti la ricordano come la “vecchia questura” di piazza Dante, ma in realtà era un chiostro del Trecento che aveva, assieme alla chiesa di San Paolo Eremita cui era annesso, uno splendido affaccio sul Seno di Ponente, dal costone su cui sorgeva circondato da giardini curati dai monaci. Nei secoli, e soprattutto nel secondo dopoguerra, fu “sepolto” sotto pareti e strutture che adesso, dopo un processo durato 9 anni circa, sono state rimosse.

E mercoledì 8 ottobre, alle 12, il commissario straordinario della Provincia di Brindisi, Cesare Castelli, inaugurerà il chiostro restituito ad usi di rappresentanza dell’amministrazione provinciale dopo essere stato interessato da opere di consolidamento, recupero e restauro. C’è curiosità ed interesse per verificare come i tecnici incaricati abbiano effettuato la missione affidata loro nel 2005, a partire da un progetto generale preliminare cui parteciparono diversi professionisti: gli architetti Maria Rosaria Cipparone, Antonio Manni, Cosimo Ricco, Carmine Specchia e l’ingegnere Antonio Summa. Alla progettazione definitiva, presero parte invece l’ing. Antonio D’Andrea, che si occupò della direzione dei lavori, e l’ing. Antonio Ciccarese.

Lo svolgimento delle attività di progettazione ed esecuzione dei lavori, nonché la gestione degli appalti è stata affidata ai due dirigenti dell’amministrazione provinciale che si sono succeduti in questi anni, l’ing. Pasquale Fischetto e l’ing. Sergio Rini, quest’ultimo ancora in servizio. La cura delle diverse fasi progettuali è stata affidata all’arch. Luigi Resta, responsabile del procedimento.

Il complesso conventuale di San Paolo eremita fu edificato, come già detto, nel XIV secolo. Il progetto generale ha previsto, preliminarmente, la rimozione di strutture e di sovrastrutture che falsavano l’organizzazione spaziale di questa architettura, consolidatasi lungo tutto il corso della sua storia, anticipa una nota della Provincia.

Nella seconda fase il progetto ha affrontato l’individuazione delle opere necessarie al vero restauro dell’edificio. I principali interventi realizzati hanno riguardato il consolidamento parziale e la reintegrazione di lacune di muratura nelle pareti e nei pilastri, la ricostruzione parziale della muratura delle volte e il restauro conservativo, previa pulitura, di tutti i manufatti o elementi decorativi in pietra, stucco, calcestruzzo armato, legno e ferro.

Inoltre, sebbene non previsto nel progetto originario, sono state effettuate esplorazioni archeologiche, risultate indispensabili vista la particolare stratigrafia del suolo.

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