Cronaca

Incendi auto, pool investigativo: 200 casi nell’ultimo anno

Offensiva della Procura: “Protocollo tra forze di polizia e vigili del fuoco”. Nella relazione del procuratore generale Maruccia anche il tema dell'inquinamento ambientale

BRINDISI – Lungo, lunghissimo l’elenco delle auto incendiate a Brindisi e nei comuni della provincia negli ultimi 12 mesi: sono state 200 quelle andate in fiamme, distrutte dolosamente. Ed è per bloccare le mani incendiarie, in azione durante le ore notturne, che la Procura di Brindisi ha istituito un pool investigativo, chiedendo massima collaborazione alle forze di polizia e ai vigili del fuoco e una presenza capillare sul territorio.

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Il caso e il protocollo investigativo

E’ stato varato un “protocollo investigativo ad hoc” per dare risposte concrete in termini di sicurezza ai cittadini e ai commercianti, costretti a far i conti con lingue di fuoco che spesso raggiungono i primi piani delle palazzine o gli ingressi di attività commerciali. Fenomeno che, negli ultimi tempi, ha raggiunto dimensioni allarmanti tanto da essere menzionato nella relazione che il procuratore generale della Corte d’Appello di Lecce, Antonio Maruccia, ha letto sabato scorso, in occasione della cerimonia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Un’occasione per fare uno zoom sulle attività condotte dalla magistratura, inquirente e requirente, nel distretto che comprende Lecce, Brindisi e Taranto.

Gli incendi notturni

Nel 2018, stando alla contabilità tenuta dai vigili del fuoco chiamati a intervenire, è stato registrato – in media – almeno un incendio auto a settimana. Sempre dopo la mezzanotte. Complessivamente, sommando gli incendi avvenuti nel capoluogo e quelli nei comuni della provincia, si è arrivati a quota 200.

In alcuni casi, i piromani sono stati fermati in flagranza di reato o nell’arco di qualche giorno, grazie da un lato al tempestivo intervento dei pompieri e di carabinieri o polizia, dall’altro un prezioso aiuto è arrivato dalle telecamere dei sistemi di videosorveglianza, sia quelle di cui sono dotate le attività commerciali che quelle che sono state installate con i fondi del Ministero. Sono le stesse che hanno permesso di leggere la targa dell’auto usata per l’attentato davanti all’istituto Morvillo-Falcone di Brindisi, consentendo l’identificazione dello stragista, Giovanni Vantaggiato, poi condannato in via definitiva all’ergastolo).

Roghi dolosi e possibili moventi

Le indagini condotte sino ad oggi hanno permesso di accertare la natura dolosa dei roghi, riconducibili a una serie di moventi: incendi auto dopo liti per questioni condominiali, qualificati come futili motivi e per questo contestati come aggravanti, oppure auto dalle fiamme per questioni sentimentali, dopo la rottura di una relazione e in questo caso le azioni possono anche essere sintomatiche di condotte più gravi, come gli atti persecutori, il cosiddetto stalking. Anche rispetto a questa tipologia di reato è stato sottoscritto uno speciale protocollo investigativo che abbraccia i reati di violenza infrafamiliare, spesso taciuti.

Ci sono poi casi in cui gli incendi sono riconducibili a richieste estorsive ai danni di titolari di esercizi commerciali o a imprenditori. Né vanno taciuti i roghi di origine dolosa che, in alcuni comuni del Brindisino, hanno distrutto auto in uso a politici, tra assessori e consiglieri comunali. E ci sono anche casi in cui i piromani sono ragazzini che prendono di mira le prime auto che incontrano. Fenomeno, quindi, esteso e complesso.

A San Donaci e a Ceglie Messapica l’attenzione è particolarmente alta. A Ceglie, nella notte tra sabato e domenica sono state distrutte dalle fiamme cinque auto, in due incendi avvenuti a distanza di dieci minuti. Incendi dolosi, a quanto pare, sui quali stanno indagando i carabinieri.

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Furti in appartamento

Da Brindisi, il procuratore capo Antonio De Donno ha evidenziato “la persistenze aggressione della criminalità locale al patrimonio dei singoli e delle imprese”. Dal quadro delineato viene a galla “un aumento dei furti, specie in appartamento”, così come in aumento sono le rapine e in genere i reati commessi con armi”. Di recente la risposta delle forze dell’ordine è stata rapida ed incisiva con l’arresto in flagranza di reato di tre brindisini, subito dopo il colpo nella gioielleria Stroili Oro all’interno del centro commerciale Le Colonne.

I tre, giovanissimi di età compresa fra 19 e 21 anni, sono stati intercettati subito dopo essere riusciti a portar via preziosi per un valore superiore a centomila euro: inseguimento in auto, poi a piedi lungo sentieri di campagna e infine arresto. Con successiva convalida e ammissione, sia pure parziale. Restano liberi due brindisini ritenuti componenti del gruppo, uno esecutore materiale della rapina, l’altro nel ruolo di autista.

Fonti inquinanti

In provincia e soprattutto in città “permane la situazione di disagio ambientale per la presenza di numerosi fonti inquinanti industriali”, è scritto sempre nella relazione consegnata da Maruccia. Settore questo che “merita attenzione e iniziativa”. Una spina costante nel fianco di Brindisi, da qui l’appello agli amministratori locali e alle grandi aziende presenti sul territorio. Nella direzione dell’impegno acquista importanza la richiesta, reiterata più volte negli ultimi mesi dal sindaco Riccardo Rossi, di dismissione del carbone come combustibile per la centrale Enel Federico II, anche prima del termine ultimo stabilito nel piano nazionale per l’energia.

Il primo cittadino, dopo aver avviato una interlocuzione con i vertiti della società proprietaria del sito, ha chiesto un incontro con il ministro della Programmazione economica. Guardando sempre all’orizzonte economico, permangono situazioni di sfruttamento dei lavoratori e resta la piaga del caporalato, soprattutto in agricoltura. “Piaga persistente”, l’ha definita il procuratore.

La Procura

Nel Brindisino, quindi, il lavoro della magistratura è particolarmente esteso ma la Procura resta sotto organico, come ha ricordato Maruccia: “Assenza di un terzo dei magistrati, con otto sostituti al lavoro incede di 12 e 52 dipendenti amministrativi anziché 61 previsti”. Nonostante questa discrepanza numerica, “l’Ufficio ha assicurato una significativa capacità di definizione dei procedimenti” perché ne sono stati conclusi 8.522 a carico di noti (quindi con iscrizione sul registro degli indagati), contro i 9.209 sopravvenuti”.

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