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Due attentati, molte zone d'ombra. E un secondo indagato

Ciò che hanno detto, e ciò che hanno taciuto il reo confesso, il presunto complice e la vittima

BRINDISI – E’ una storia con varie zone d’ombra, quella dei due attentati incendiari avvenuti in contemporanea all’1,30 circa del 25 marzo 2017, di uno dei quali si è dichiarato colpevole sin dall’inizio il 27enne incensurato Lorenzo Russo, agli arresti domiciliari da ieri venerdì 26 gennaio 2018 su ordinanza di custodia cautelare del giudice delle indagini preliminari Antonella Ferraro, poco convinta dal movente esposto spontaneamente, e in due distinti interrogatori dall’imputato davanti agli investigatori della Squadra Mobile di Brindisi, delegati delle indagini dal pm Iolanda Chimienti.

“Avano offeso mia madre”

Russo avrebbe agito, a suo dire, contro due beni riconducibili a familiari di A.F., fratello di uno dei personaggi poi coinvolti nella guerra tra gruppi rivali esplosa a Brindisi nei mesi scorsi con sparatorie, agguati e ferimenti, ma chiusa da una serie di arresti operati dai carabinieri della compagnia cittadina, solo perché questi si sarebbe reso responsabile di un comportamento offensivo nei confronti della madre. Per il gip, una reazione spropositata rispetto alle ragioni esposte, ma comunque passibile – a questo punto -  dell’aggravante dei futili  motivi e di custodia cautelare per evidente pericolosità sociale del soggetto.

La parte lesa non aveva detto tutto

Non ha detto tutto alla polizia giudiziaria neppure la parte lesa, A.F., che pur collaborativo nella fase delle prime indagini, fornendo agli investigatori le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della abitazione estiva presa di mira da Lorenzo Russo, aveva detto dopo gli attentati – interrogatorio del 24 maggio 2017 - di conoscere il soggetto, ma di non frequentarlo da tempo e di non avere avuto contrasti con lui. Invece cinque giorni prima, dimostrano i tabulati telefonici acquisiti dalla Squadra Mobile, il 20 marzo, i due si erano telefonati per ben cinque volte, tanto da far ritenere che gli incendi siano stati una conseguenza diretta di quei colloqui.

A.F. dirà anche agli investigatori di non aver mai offeso o mancato di rispetto alla madre di Lorenzo Russo, né lo avevano fatto membri della sua famiglia. I dubbi del gip sul movente aumentano, ma non la convinzione che Russo non abbia agito da solo come sostenuto nei due interrogatori negli uffici della Mobile. Sono sempre i tabulati telefonici  a dire che nelle ore degli attentati c’era un movimento coordinato tra i due luoghi, piazza Morandi al quartiere S. Elia dove il fuoco distrusse tre auto, e la villetta di contrada Betlemme sulla costa nord, in uso a A.F. soprattutto nel periodo estivo.

Il coinvolgimento del secondo indagato

la Fiat 500 bruciata in piazza Morandi all'1.30 del 25 marzo 2017-2La polizia aveva deciso di monitorare gli scambi tra le utenze dei sospettati proprio sulla base delle risultanze delle registrazioni del sistema di video sorveglianza, che mostrava due individui con passamontagna in azione nella villetta, uno dei quali perfettamente a conoscenza del punto in cui A.F. nascondeva le chiavi di riserva.  Da questo traffico emerge il ruolo, non ben definito e delineato sino al punto da emettere un provvedimento di custodia cautelare a suo carico, di un presunto complice di Russo, il 26enne A.D.A., anch’egli di Brindisi

Resta sorpreso e spaventato, A.D.A., quando la Squadra mobile lo convoca per ascoltarlo, il 7 agosto del 2017. Cerca di svicolare: dice di apprendere degli incendi solo in quel momento, in sede di sommarie informazioni testimoniali, e di non conoscere la vittima A.C., ma solo il fratello di questi, C.F., che peraltro non frequenta, e di non frequentare neppure Russo per incompatibilità caratteriali, pur conoscendolo. Ma nelle ore degli incendi i due si erano telefonati in continuazione.

Appena esce dalla questura, non immaginando di essere intercettato, A.D.A. chiama Lorenzo Russo e si lamenta con lui per il fatto che la Mobile fosse in possesso del suo nome. Russo replica rassicurandolo: nessuno aveva fatto il nome di A.D.A., e doveva stare tranquillo perché si sarebbe accollato tutto per i fatti di contrada Betlemme.

Due azioni distruttive

Fatto inequivocabilmente collegato all’incendio in piazza Morandi della Fiat 500 intestata allo zio della moglie di A.F., ma in uso allo stesso A.F. oltre che alla consorte. Quindi stessa ora, e beni in uso alla stessa persona. Le fiamme che si erano levate dalla Fiat 500 si erano estese ad una Opel Astra e ad una Lancia Y. Mentre in via S. Andrea Apostolo a Betlemme gli attentatori ci davano sotto con la benzina, inondando di liquido infiammabile versato dal comignolo il vano cucina. I vapori di benzina provocheranno una forte e distruttiva esplosione. Un testimone racconterà di aver visto il comignolo decollare come un missile, con tanto di scia infuocata.

Due attentati in contemporanea, come dimostrano le tabelle degli interventi dei vigili del fuoco e le testimonianze raccolte. Tre o quattro almeno i soggetti impegnati osserva il gip Antonella Ferrari, ma un solo coordinatore. Per A.D.A. non si è potuti andare oltre, e si procede a piede libero. Per Lorenzo Russo è stato disposta la custodia cautelare domiciliare. Lunedì l’interrogatorio di garanzia per verificare se il reo confesso Lorenzo Russo confermerà le versioni rese nei due interrogatori resi a distanza di tempo alla Squadra mobile.

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