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Cronaca

Incendiati i fienili della masseria del giudice Clementina Forleo, ma si tratta di racket rurale

FRANCAVILLA FONTANA – Presa di mira nuovamente la masseria Viscigli, di proprietà della giudice Clementina Forleo, attualmente gestita da Angelo Antonio Martella e Giuseppe Furio, entrambi ex dipendenti nella stessa masseria ai tempi in cui la curava personalmente il padre della giudice, quando era in vita. Un incendio, di natura dolosa (i focolai sono stati due, in due diversi depositi), ha attaccato i fienili contenenti seicento balle destinate ad alimentare gli animali. Non si dovrebbe, però, trattare di gesto compiuto contro la Forleo, perché nella stessa nottata è stato dati alle fiamme anche il fienile di un’altra masseria, gestita da queste due stesse persone ma situata in agro di Manduria, il cui titolare non ha nulla a che vedere con Francavilla e la giudice. Il movente potrebbe individuarsi nel racket delle estorsioni nei confronti degli agricoltori.

FRANCAVILLA FONTANA - Presa di mira nuovamente la masseria Viscigli, di proprietà della giudice Clementina Forleo, attualmente gestita da Angelo Antonio Martella e Giuseppe Furio, entrambi ex dipendenti nella stessa masseria ai tempi in cui la curava personalmente il padre della giudice, quando era in vita. Un incendio, di natura dolosa (i focolai sono stati due, in due diversi depositi), ha attaccato i fienili contenenti seicento balle destinate ad alimentare gli animali. Non si dovrebbe, però, trattare di gesto compiuto contro la Forleo, perché nella stessa nottata è stato dati alle fiamme anche il fienile di un'altra azienda agricola, la masseria Totaro, gestita da queste due stesse persone ma situata in agro di Manduria, il cui titolare non ha nulla a che vedere con Francavilla e la giudice. Il movente potrebbe individuarsi nel racket delle estorsioni nei confronti degli agricoltori.

Le fiamme nella masseria Viscigli sono divampate attorno all'1,45. L'allarme è scattato all'1,55. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana e i vigili del fuoco del locale distaccamento che hanno lavorato sino a mattina inoltrata per domare i focolai e smassare il fieno distrutto. Per accedere al secondo fienile, i vigili del fuoco hanno dovuto abbattere parte della parete posteriore del deposito.

La masseria si trova in contrada Viscigli, sulla strada che collega Francavilla Fontana con Sava, a circa 6 chilometri dall'abitato francavillese. Si svolta sulla destra e si va in fondo. Incrocio diventato tristemente famoso perché il 28 agosto del 2005, in un incidente stradale vi morirono sia il padre sia la mamma della giudice Forleo. La giudice ci va saltuariamente, soprattutto in estate, in occasione di incontri con gli amici. "Si è trattato di un incendio sicuramente doloso - ha commentato Francesco Cionfoli, responsabile del distaccamento dei vigili del fuoco di Francavilla - perché i focolai sono due in due differenti depositi. Stenderemo una relazione che sarà a disposizione del magistrato di turno".

Nella masseria ci sono diversi dipendenti, quasi tutti rumeni. La Forleo è stata immediatamente avvisata di ciò che era accaduto nella sua proprietà. In questi giorni la giudice (attualmente è in servizio a Cremona) si trova a Francavilla Fontana per un breve periodo di vacanza assieme alla sua bambina, nata in autunno, e al marito. Di questa coppia si parlò tanto in occasione dell'incidente stradale che si verifico proprio a quell'incrocio. La vettura guidata da Giuseppe Franzoso, marito della Forleo, a bordo della quale si trovavano i genitori della magistrata: Gaspare Forleo e Stella Bungaro, si scontrò con il fuoristrada condotto da Salvatore De Bellis. I coniugi Forleo morirono sul colpo. Lievi ferite, invece, per Franzoso e De Bellis.

Poche settimane prima c'era stato un incendio nella masseria Viscigli. Era stato preso di mira il fienile. E c'erano anche state delle telefonate piuttosto strane. A quell'epoca Clementina Forleo era gip del tribunale di Milano. Si parlava molto di lei perché nell'ambito delle indagini sulla scalata alla banca Unipol, nelle intercettazioni finiscono D'Alema, Fassino e Latorre. I tre politici parlano al telefono con Consorte. Nulla di penalmente rilevante. Ma nell'ordinanza di rinvio a giudizio la Forleo usa espressioni molto forti contro i tre politici che non sono indagati. E questo le costerà l'avvio di un procedimento disciplinare.

Che si aggiunge ad altri episodi, come la sua partecipazione ad Anno Zero, ad uno scontro verbale per motivi di lavoro con la polizia di Milano, ad uno scontro, sempre verbale, con il capitano dei carabinieri Pasquale Ferrari, all'epoca tenente presso la compagnia di Francavilla Fontana, titolare delle indagini sia sulla morte dei genitori sia sulle minacce che avrebbero ricevuto in precedenza e sull'incendio della loro masseria. Una serie di elementi che portò il Csm a pronunciarsi per la incompatibilità ambientale della Forleo con il tribunale di Milano e al suo trasferimento a Cremona. Dove peraltro per un certo periodo ha fatto ancora a parlare di sé.

Lo scorso giugno fece ricorso al Tar perché voleva riavere la scorta che il prefetto di Cremona, Tancredi Bruno di Clarafond, le aveva revocato dopo la riunione del coordinamento delle forze di polizia, estesa pure a un rappresentante della Procura generale presso la Corte d'appello di Brescia. La polemica era nata dopo un incidente stradale verificatosi nel dicembre scorso. Clementina Forleo, mentre era al volante della sua autovettura e rientrava a Milano dopo una giornata di lavoro a Cremona, perse il controllo del mezzo che andò a cozzare contro il guard-rail dell'Autosole nel pressi del casello di Lodi. Il magistrato sostenne che un'autovettura, poi fuggita, le avesse tagliato volontariamente la strada; da ciò la richiesta di riassegnazione della scorta che le era stata tolta in precedenza.

Ora questo nuovo incendio alla sua masseria. Ma come si diceva non dovrebbe avere nulla a che fare con la sua persona. Molto probabilmente si tratta di racket. Il 6 ottobre scorso fu incendiata la masseria di Margherita La Maria, 46 anni, di San Marzano, moglie di Damiano Parisi, ucciso a 48 anni il 6 luglio del 2008: l'uomo aveva avuto guai con la giustizia per droga, reati contro il patrimonio, abigeato, ma tutti risalenti a parecchio tempo prima. I killer lo attesero sulla strada, lui era alla guida della sua Fiat Multipla. Tornava a casa, quando si rese conto di essere tallonato da un'altra automobile. Accelerò per allontanarsi ma venne inseguito ad alta velocità per le strade di campagna fino a quando la vettura si ribaltò. Il killer scese dall'auto e sparò.

Poco più di un anno dopo, il 13 agosto 2009, toccò al figlio Giuseppe, di 16 anni, preso a bastonate dopo una lite per questioni di pastorizia. Il ragazzo morì dopo una lunga agonia all'ospedale "Fazzi" di Lecce. Ma non è da escludere che possa trattarsi di una ritorsione nei confronti dei due gestori per motivi al momento sconosciuti. Non può essere infatti solo un caso che i fienili delle due masserie gestite dai due agricoltori siano state incendiate nella stessa notte.

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