Cronaca Mesagne / Via Vecchia Francavilla

Incendio alla villetta: effettuata l'autopsia. Scarfone morto per le ustioni

Dominique Scarfone ha riportato ustioni di terzo e quarto grado sul 70 per cento del corpo mentre divampava l'incendio da lui stesso appiccato alla villetta di contrada "La Tagliata", nelle campagne di Mesagne. E sono state proprio quelle ustioni a causarne la morte. E' quanto emerso dall'autopsia effettuata oggi (30 giugno) dal medico legale Antonio Carusi

MESAGNE – Dominique Scarfone ha riportato ustioni di terzo e quarto grado sul 70 per cento del corpo mentre divampava l’incendio da lui stesso appiccato alla villetta di contrada “La Tagliata”, nelle campagne di Mesagne. E sono state proprio quelle ustioni a causarne la morte. E’ quanto emerso dall’autopsia effettuata oggi (30 giugno) dal medico legale Antonio Carusi, su incarico del pm Valeria Farina Valaori. All’esame autoptico ha assistito anche il consulente nominato dai famigliari della vittima, Roberto Vaglio. Le analisi sui campioni biologici saranno decisive per accertare i valori di carbossiemoglobina nel sangue e stabilire quindi se anche l’esalazione del monossido di carbonio prodotto dalla combustione sia collegabile al decesso. 

Scarfone, 44 anni, venne trovato nella vasca da bagno, dove con ogni probabilità cercò riparo dalle fiamme. Ma l’inferno che si scatenò all’interno dell’abitazione, situata sulla via vecchia per Francavilla Fontana, non gli lasciò alcuno scampo. Il suo complice, invece, il 25enne Girolamo Gullace, di Gioia Tauro (Calabria), si mise in salvo nel cortile, praticamente incolume.

Il giovane si trova tuttora recluso presso la casa circondariale di Brindisi in via Appia, con l’accusa di incendio doloso aggravato e di morte conseguente da altro delitto. I poliziotti della Squadra mobile di Brindisi e del commissariato di Mesagne sono al lavoro per chiarire lo scenario che fa da sfondo all’attentato incendiario. Perché gli investigatori sono certi del fatto che Scarfone e Gullace non abbiano agito, come asserito dal 25enne, solo per ripicca nel confronti del proprietario dell’immobile, l’autotrasportatore mesagnese Maurizio Tanzarella, che intendeva sfrattarli.  

“Mimmo il Calabrese” (soprannome di Scarfone), esponente della malavita calabrese coinvolti in indagini sul racket dei videopoker e dell’usura, difficilmente si sarebbe mosso di persona solo per regolare un dissidio legato all’utilizzo di una casa di campagna. Le forze dell’ordine stanno scavando nel suo passato. Stanno cercando di risalire alle sue frequentazioni nella città di Mesagne, dove spesso si recava in qualità di responsabile di fatto di una società attiva nel settore della manutenzione di macchinette per ricariche telefoniche con sedi a Modena e in Calabria.

Girolamo Gullace, incensurato, era uno dei suoi dipendenti. I due, da quanto appurato dagli inquirenti, raggiunsero Mesagne la notte fra il 24 e il 25 giugno. La villetta di contrada “La Tagliata” era utilizzata dalla fine del 2014 dai dipendenti dell’azienda. Non c’era un contratto di locazione. Solo un accordo verbale con il proprietario.  Una volta raccolte le loro suppellettili, i due cosparsero l’edificio di liquido infiammabile e gli diedero fuoco.

L’ambiente saturo di vapori scatenò una deflagrazione devastante.  Scarfone non riuscì a trovare riparo. Il suo corpo venne trovato dai vigili del fuoco di Brindisi, intervenuti per domare le fiamme. Gullace fu ascoltato a lungo in commissariato, dove fornì una versione dei fatti contraddittoria e lacunosa, secondo gli investigatori, soprattutto per quanto riguarda il movente. I tasselli del mosaico investigativo sono ancora in ordine sparso. Ma gli inquirenti indagano a ritmo serrato per far emergere un quadro nitido. L'impressione è che da questa vicenda possano dipanarsi delle piste molto importanti.

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