Cronaca

Incendiò auto al sindaco, sentenza ad aprile per il disoccupato

E' attesa per il 14 aprile la sentenza del giudice dell'udienza preliminare Luigi Forleo per l'incendio dell'auto dell'allora sindaco di Brindisi, Mimmo Consales, da parte di un disoccupato al quale il primo cittadino avrebbe promesso un posto di lavoro, Alessandro D'Errico

L'auto del sindaco Consales dopo l'incendio

BRINDISI – E’ attesa per il 14 aprile la sentenza del giudice dell’udienza preliminare Luigi Forleo per l’incendio dell’auto dell’allora sindaco di Brindisi, Mimmo Consales, da parte di un disoccupato al quale il primo cittadino avrebbe promesso un posto di lavoro, Alessandro D’Errico. L’imputato, difeso dall’avvocato Mauro Durante, ha reso piena confessione circa i fatti della notte del 3 novembre 2014, quando appiccò il fuoco alla Ford Kuga di Consales, al rione Bozzano. Il pm Savina Toscani ha chiesto, per entrambi i capi di imputazione, una condanna a 2 anni e 4 mesi.

Per la difesa nulla da eccepire per quanto riguarda le circostanze di danneggiamento seguito da incendio, mentre per l’accusa di stalking lo stesso avvocato Durante nella sua arringa ha sostenuto l’insussistenza del reato, mancando quella sequenza inequivocabile e provata di atti persecutori che qualifica quella specifica circostanza delittuosa.

D’Errico, ha rilevato il difensore, conosceva Mimmo Consales ancor prima della sua elezione, perché è pacificamente assodato che era a capo di uno dei comitati elettorali che sostenevano la candidatura del giornalista di Telenorba. Tutti gli incontri precedenti la famosa lite, ripresa dalle videocamere di Palazzo Nervegna, erano avvenuti in circostanze ordinarie. E non vi è traccia negli atti di indagine (svolte dalla Digos) delle innumerevoli telefonate denunciate dal sindaco.

In tutto, risultano tre chiamate senza risposta di D’Errico al sindaco, e nove sms, nessuna delle telefonate e nessun invio dei messaggi avvenne in ore notturne, come invece aveva riferito Consales, ha rilevato ancora l’avvocato Mauro Durante, il quale ha ribadito nell’arringa che a D’Errico, da parte del sindaco, era stato promesso un posto di lavoro.

La conclusione della difesa: minimo della pena per l’incendio dell’auto, anche in considerazione della piena confessione resa dall’imputato, assoluzione per insussistenza del reato dall’accusa di stalking. Mimmo Consales, pur individuato come parte offesa dalla procura, non si è costituito parte civile nel procedimento.

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