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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Inchiesta canile, primi avvisi di garanzia: “Lavaggio box con acque contaminate”

Le indagini partite dalla denuncia dell'ex sindaco Mimmo Consales il 28 febbraio 2015 per il mancato funzionamento del depuratore: il sequestro quattro mesi dopo. L'ex assessore Antonio Monetti scoprì un falso certificato sui risultati delle analisi. Il Comune rescisse il contratto e affidò la gestione alla Multiservizi

BRINDISI – Dalla denuncia dell’ex sindaco Mimmo Consales, al sequestro, sino ad arrivare ai primi avvisi di garanzia per la gestione del canile di Brindisi: secondo la Procura i box sarebbero stati lavati con acque contaminate da batteri.

Alcuni alloggi del canile comunale

La contestazione è stata mossa nei confronti dei legali rappresentanti della società che era titolare della gestione della struttura di contrada Santa Lucia, di proprietà dell’Amministrazione cittadina. Importo a base d’asta pari a un milione e 500mila euro, lavori assegnati per 912mila, per la durata di tre anni, a partire dal 13 giugno 2013. Il contratto venne firmato il 25 novembre 2013 e rescisso per “gravi inadempienze” dopo due anni, perché la srl non avrebbe provveduto  - secondo il Comune “al servizio previsto dal capitolato, in particolar modo” venne contestata “la mancata manutenzione del depuratore, non funzionante”. L’ulteriore conseguenza sarebbe stata la “contaminazione delle acque destinate al lavaggio dei box ed il conseguente rischio di propagare malattie fra i 600 cani ospitati”.

Stando agli atti raccolti nel fascicolo d’inchiesta, il Comune chiese “al laboratorio dal quale pervenivano le analisi prodotte dalla società la conferma sulla paternità delle stesse”. “Il laboratorio ha risposto – si legge nella nota di Palazzo di città - che erano 'reali' solo due dei citati rapporti mensili e quindi disconoscendo la paternità de restanti rapporti. Da qui le contestazioni che l'Amministrazione comunale consegnò il 28 febbraio 2015 in Procura per aspetti ritenuti potenzialmente rilevanti sul piano penale. Il successivo mese di luglio, fu disposto il sequestro del canile.

Nello stesso giorno, la Giunta Consales decise di affidare la gestione della struttura alla Multiservizi in collaborazione con la Lepa, su proposta dell’assessore Antonio Monetti, allora titolare della delega in abbinamento all’Ecologia e all’Ambiente, autore della scoperta di certificati sulle analisi delle acque dei box ritenuti falsi nel senso di non riconosciuti dalla società che risulta nella intestazione dei fogli. La società non li ha riconosciuti come propri.

Anche quel certificato venne immediatamente trasmesso in Procura, assieme a tutto il carteggio sulla gestione del canile, acquisito negli uffici del Comune e nella sede della Asl, settore Veterinario.

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