Le Monde: "Brindisi porta d'Oriente della merce contraffatta"

Inchiesta del quotidiano francese sull'importanza rivestita dal porto di Brindisi nei traffici di prodotti made in Cina. Il colonnello Manno: "Innalzato il livello di attenzione, ma Brindisi non è capitale della contraffazione"

BRINDISI – Il quotidiano Le Monde ha dedicato una pagina intera al porto di Brindisi, sempre più snodo internazionale dei traffici di merce contraffatta made in Cina. Se n’è avuta la riprova stamattina (venerdì 26 luglio), quando la guardia di Finanza ha divulgato la notizia di un ingente sequestro di borse tarocche recanti il marchio Yves Saint Laurent effettuato nei giorni scorsi a Costa Morena. 

L'articolo pubblicato sul quotidiano Le Monde

Oltre 530mila prodotti sequestrati da gennaio a giugno

Pubblicata lo scorso 12 luglio e ripresa in lingua italiana dal settimanale “Internazionale” nel numero uscito oggi in edicola, l’inchiesta (“Le agitate acque di Brindisi") è stata realizzata dal collega Thomas Saintourens. Il giornalista ha trascorso una mattinata nel porto, assistendo alle operazioni di controllo a bordo dei Tir provenienti dalla Grecia e dall’Albania. I sequestri, ormai, sono quasi all’ordine del giorno. Fra gennaio 2019 e giugno 2019 c’è stato un vero e proprio exploit, se si considera in questi sei mesi, stando ai dati forniti dal comando provinciale della Guardia di finanza di Brindisi, sono stati sequestrati ben 532.623 prodotti (367.018 per contraffazione, 5.453 per falso made in Italy, 160.152 per mancato rispetto delle normative in materia di sicurezza), con un incremento significativo rispetto allo stesso semestre del 2018. Negli ultimi 18 mesi, invece, stando ai dati riportati da Le Monde, il numero di articoli contraffatti scoperti dalle Fiamme Gialle e dalla Dogana sale a 2,1 milioni, fra scarpe, infradito, borse, magliette, giocattoli, felpe, bottiglie di Prosecco e altro ancora.

finanza sequestro porto bis-2

Le fabbriche cinesi e gli importatori est-europei

Gran parte della merce, sulla base delle informazioni acquisite da Le Monde, sarebbe riconducibile a “un’organizzazione che ha origine in alcune fabbriche cinesi e che fa affidamento su degli importatori in Europa dell’Est, che a loro volta forniscono dei grossisti, anche loro cinesi, a Roma, Napoli e in Spagna”. Il fenomeno è stato approfondito attraverso i pareri di una serie di esperti. Il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Brindisi, il colonnello Pierpaolo Manno, ha definito la contraffazione "un moltiplicatore di illegalità".

Dal contrabbando di sigarette ai carichi di droga

Il generale Giuseppe Governale, direttore della Dia (Direzione investigativa Antimafia), rimarca come gli importatori di prodotti falsi siano incentivati da una normativa che non prevede pene particolarmente pesanti in materia di contraffazione. Carla Durante, responsabile della Dia di Lecce, si sofferma su come i trafficanti siano pronti a mettere in gioco la propria vita per qualche centinaio di euro, affrontando pericolosissime traversate in mare.

Il riferimento, in particolare, è ai carichi di marijuana e hascisc che approdano sulle coste salentine, nell’ambito di un’alleanza fra la malavita balcanica e quella locale che cominciò a dare i suoi frutti nell’epoca del contrabbando di sigarette, quando Brindisi era Marlboro City. Lungo la stessa rotta operano anche i trafficanti di esseri umani, come testimoniato dai numerosi sbarchi clandestini avvenuti negli ultimi anni.

Il gommone sequestrato con 17 quintali di marijuana-2

Tutto questo avviene in un Salento che  “sta vivendo una rapida trasformazione – scrive Saintourens – sostenuta dall’espansione dell’industria turistica”. A tal proposito la giornalista Marilù Mastrogiovanni, più volte minacciata per le sue inchieste, pone l’accento sul ruolo giocato dalla criminalità organizzata anche nella fornitura di servizi ai turisti europei.

"Innalzati i controlli"

Il quadro fornito da Le Monde, insomma, è tutt’altro che confortante, ma “Brindisi – dichiara a BrindisiReport il colonnello Pierpaolo Manno – non è diventata in questi sei mesi la capitale della contraffazione”.  “Abbiamo innalzato il livello di attenzione e di contrasto – afferma il comandante - alle attività di contraffazione dei marchi all’interno del porto e questa attività è stata resa possibile grazie a una laboriosa analisi di rischio, che ha permesso di individuare forme strutturate di importazione di prodotti contraffatti di noti marchi internazionali”.

pierpaolo manno colonnello comandante gfd-2

“I controlli sui carichi stipati a bordo degli autoarticolati che provengono soprattutto dai Balcani – prosegue Manno - hanno nella gran parte dei casi dimostrato che la merce trasportata risulta essere di chiara fabbricazione cinese e destinata alla commercializzazione sul territorio comunitario come originale, ingannando il consumatore finale”. Il commercio di prodotti “non genuini e insicuri, fra l’altro – afferma ancora Manno – danneggia il mercato, indebolisce il marchio, sottrae opportunità di lavoro alle imprese che rispettano la regole e mette in pericolo la salute dei consumatori”.

Nei primi sei mesi del 2019 la guardia di finanza ha segnalato all’autorità giudiziaria circa 40 persone per il reato di contraffazione, ha sequestrato circa 3mila paia di calzature di note marche (Adidas, Fila, dottor Martens, Avanas), circa 25mila capi di abbigliamento di varie marche, circa 33mila giocattoli contraffatti di noti brand. “La merce – spiega Manno - transita da Brindisi ma non si ferma a Brindisi”. Il viaggio dei prodotti contraffatti prosegue infatti verso la capitale, il Napoletano e alcune destinazioni estere, fra cui Spagna e Portogallo. Il porto di Brindisi, per la sua favorevole posizione geografica, è solo un punto di ingresso: la “porta d’Oriente”, per riprendere un’espressione utilizzata da Le Monde. 

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