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Corruzione in Tribunale: il ruolo del magistrato e la rete di amicizie

Il giudice Galiano avrebbe estorto 150mila euro a una famiglia che aveva un figlio con gravi problemi: "Conosco i buoni e i cattivi"

BRINDISI – Si sarebbe vantato di conoscere “i buoni e i cattivi”, il giudice Gianmarco Galiano. E' stato arrestato ieri (28 gennaio) nell'inchiesta che si è rivelata un terremoto per il Tribunale di Brindisi e per la città di Francavilla Fontana. Un giudice, professionisti stimati e noti imprenditori: tutti finiti nella rete degli inquirenti. Ma per capire la magnitudo del sisma, occorre leggere attentamente l'ordinanza di applicazione delle misure cautelari del gip del Tribunale di Potenza Lucio Setola. In 167 pagine scritte fitte emergono gli elementi a carico dei soggetti arrestati. Si trovano in carcere Massimo Bianco, imprenditore francavillese; Oreste Pepe Milizia, commercialista sempre di Francavilla Fontana; Gianmarco Galiano magistrato originiario di Latiano. Ai domiciliari: Federica Spina, avvocato; Francesco Bianco, avvocato francavillese; Annalisa Formosi, ingegnere di Francavilla Fontana. Poi sono ci sono altri indagati, tra cui anche altri due magistrati. A vario titolo vengono contestate le accuse di estorsione, corruzione passiva in atti giudiziari, corruzione attiva, associazione per delinquere, riciclaggio, auto-riciclaggio, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Oltre alle misure cautelari, il gip ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di denaro e beni per un valore complessivo pari a circa 1,2 milioni di euro. Nelle attività di notifica del provvedimento restrittivo e nelle perquisizioni sono stati impiegati circa 100 finanzieri del comando provinciale di Brindisi. 

L'estorsione ai danni di una famiglia

C'è un caso emblematico che riguarda il giudice Galiano, l'avvocato Federica Spina (nella foto sotto) e una famiglia che ha conosciuto il dolore: a causa di un errore medico, il figlio nasce con problemi gravissimi. I coniugi si rivolgono dapprima a un avvocato, poi scelgono come legale Federica Spina, che sembra prendere a cuore la vicenda. Spina è compagna di Galiano, che viene trasferito al Tribunale di Brindisi. Quindi non è il caso che l'avvocato Spina segua i clienti, che hanno un contenzioso con l'Asl per chiedere un congruo risarcimento per i danni subiti dal figlio. Così si rivolgono a un terzo avvocato, estraneo ai fatti addebitati agli indagati. Alla fine la famiglia ottiene il risarcimento, sono due milioni di euro. Un giorno, che non dimenticheranno mai, si presentano a casa il giudice Galiano e l'avvocato Spina. Comincia il racconto dei coniugi davanti agli inquirenti: il giudice Galiano avrebbe preteso non solo la parcella per la prestazione di Federica Spina, ma anche 150mila euro. E perché? Lo spiega il padre del bambino agli inquirenti: “E' stato uno dei momenti più brutti della mia vita. […] A lui proprio dovevamo dare 150mila euro. Disse in modo arrogante e sprezzante che anche in considerazione del fatto che abitavamo in una piccola casa in campagna non certamente arredata in modo lussuoso e che lui, conoscendo il sindaco, […] conoscendo i servizi sociali, la polizia e chiunque contasse, ci avrebbe fatto togliere il bambino perché non eravamo in grado di assisterlo adeguatamente. Disse che lui conosceva i buoni e i cattivi. […] Vi dico la verità, ora che vi ho detto queste cose ho ancora paura. Ho paura che questo Galiano possa farci qualcosa di brutto”. I coniugi cedono alla richiesta, letteralmente terrorizzati. 

Federica Spina-2

Causa civile e testamento

Il pm verga parole durissime a proposito del giudice Galiano: “Un'ulteriore (e squallida) vicenda, emblematica della spregiudicata disinvoltura con cui il Galiano era solito speculare sulle tragedie umane e sfruttare indebitamente, per fini di arricchimento personale, la sua carica di giudice in servizio presso la sezione distaccata di Francavilla Fontana” è quella che concerne un contenzioso giudiziario che vede coinvolti una coppia di coniugi che hanno perso la giovane figlia in un incidente stradale e una compagnia assicurativa. I genitori chiedono di ottenere un congruo risarcimento per la scomparsa della ragazza. Per il pm di Potenza è una vicenda assolutamente peculiare, in quanto la toga non si limita “a percepire tangenti – si legge – per agevolare le pretese di una parte, ma fa anche nominare sua moglie erede dei corruttori”. La vicenda viene ricostruita nel 2020 dalla madre della ragazza davanti agli inquirenti. Il padre della giovane deceduta è morto. E' lui, insieme a Galiano, il protagonista della vicenda. Stanco della lentezza della causa, con la mediazione dell'allora comandante della stazione dei carabinieri di Latiano Massimo Ribezzo, contatta il giudice Galiano. Obiettivo, secondo gli investigatori: ottenere una definizione del processo rapida ed economicamente congrua al danno subito in seguito alla tragica perdita della figlia. Passaggio obbligato: farsi difendere dalla moglie di Galiano, l'avvocato Spina. La famiglia della ragazza deceduta riuscirà a farsi riconoscere un risarcimento di oltre un milione e 400mila euro. Non finisce qui: i due avrebbero fatto testamento in favore dell'avvocato Federica Spina, quale ricompensa per il “lavoro” operato da Galiano. Poi, oltre 300mila euro sarebbero confluiti nelle tasche del magistrato, su un conto gestito di fatto dalla suocera, madre dell'avvocato Spina, quale ricompensa per le manovre che il magistrato avrebbe effettuato.

Oreste Pepe Milizia-2

Il magistrato, il commercialista e gli imprenditori

Ma l'inchiesta è ricca di altri elementi: il magistrato Galiano si sarebbe fatto predisporre le sue sentenze dal commercialista Oreste Pepe Milizia (nella foto sopra); c'è anche l'esistenza “di un accordo corruttivo tra Galiano (con la partecipazione in qualità di concorrente di Pepe Milizia) e Rocco Palmisano, secondo il quale il magistrato si impegnava ad agevolare la posizione della ditta 'Francavilla Carburanti' (riconducibile a Palmisano) nei procedimenti in cui la stessa era coinvolta in cambio della consegna della somma di 50mila euro”. Poi Galiano avrebbe alzato il tiro, chiedendone a Palmisano il doppio. Il fulcro delle indagini, per il gip, è il rapporto a tre tra Galiano, Pepe Milizia e la famiglia di imprenditori francavillesi Bianco: “Gli accertamenti – scrive il gip – hanno fatto emergere l'esistenza di una consolidata prassi illecita che vede tali soggetti pronti a collaborare per la realizzazione di qualsiasi attività illecita possa consentire loro di vivere agiatamente e godere delle proprie passioni”. Le indagini si soffermano su un arco di tempo che va dal 2012 al 2018: i tre fulcri si sarebbero aiutati a vicenda con favori e condotte illecite. Galiano sarebbe stato il garante in sede giudiziaria degli interessi del gruppo, gli altri avrebbero fatto ottenere al primo consistenti vantaggi economici. Un caso su tutti: quello dello yatch Kemit, del magistrato Galiano, “ma di fatto mantenuto – scrive il pm – […] grazie ai proventi generati da un congegno criminogeno architettato e condotto da Galiano col contributo dei sodali Massimo Bianco e Pepe Milizia, in seno al quale si combinavano, secondo un ben articolato disegno speculativo, condotte corruttive, false fatturazioni ed evasione fiscale”. Il ruolo centrale di Galiano è evidente: avrebbe coinvolto in parte nelle sue presunte attività illecite imprenditori e liberi professionisti che ricevevano nomine e incarichi presso il tribunale di Brindisi, quale giudice civile o fallimentare.

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