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Le cave di bauxite a Otranto

Le cave di bauxite a Otranto

“L'ho visto precipitare: stava facendo un percorso sospeso tra gli alberi”

Ascoltato dai poliziotti l’amico del mesagnese ricoverato al Fazzi con fratture alle costole: “C’erano segnali di divieto, ma c'erano anche tanti ragazzini”

“L’ho visto precipitare davanti a me: stava facendo un percorso sospeso tra gli alberi a circa quattro metri di altezza, in una zona in cui c'erano divieti d'accesso. Improvvisamente ha perso la presa con il cavo d’acciaio ed è finito al suolo. Urlava per il dolore e si toccava il fianco destro”.

La testimonianza

Auto poliziaGli istanti, terribili, della caduta avvenuta il pomeriggio dello scorso primo maggio nei pressi delle cave di bauxite di Otranto, sono stati raccontati dall’amico del mesagnese, 33 anni, ricoverato in ospedale, al Vito Fazzi di Lecce, con fratture alle costole. Il testimone, 30 anni, anche lui residente a Mesagne, è stato interrogato il giorno dopo l’incidente che poteva trasformarsi in una tragedia. E’ stato rintracciato e ascoltato dagli agenti del commissariato di Otranto, impegnati nella ricostruzione dell’incidente per stabilire se ci siano o meno responsabilità e, in particolare, se quella zona fosse effettivamente interdetta e se ci fossero protezioni.

Le dichiarazioni sono state raccolte in qualità di persona informata sui fatti e andranno ad aggiungersi a quelle del ferito che sarà ascoltato nelle prossime ore. Non corre pericolo di vita. La prognosi è “mediamente critica”, stando a quanto si legge nel referto dei medici del Pronto soccorso del nosocomio leccese, dove è stato portato dal personale del 118. Codice giallo. Anche il referto è stato acquisito.

Il percorso sospeso tra gli alberi

Il racconto parte dalla giornata di festa. I due amici avevano deciso di spingersi nella provincia di Lecce e di raggiungere Otranto la mattina del primo maggio. Attorno alle 18,30 avrebbero parcheggiato l’auto nello spazio libero che si trova nei pressi dell’ex cava di bauxite, meta di centinaia di visitatori.

“C’era una pineta e c’era un sacco di gente”, avrebbe riferito rispondendo alle domande degli agenti. “Poco più avanti c’erano alcune persone, anche ragazzini, che stavano facendo dei percorsi sospesi tra gli alberi”. Il giovane avrebbe fatto riferimento a uno di quei percorsi con delle scale e aste di legno, sospese nel vuoto, che permettono il collegamento da un albero all’altro, unite da corde: il passaggio è consentito attraverso dei cavi di acciaio.

La caduta

L'ospedale Vito Fazzi di Lecce“Era sospeso più o meno a quattro metri di altezza”, ha aggiunto il giovane testimone. L’amico avrebbe deciso di provare i percorsi. Ce ne sarebbero stati tre: “Mentre stava per completare l’ultimo, ha perso la presa con il cavo ed è precipitato al suolo”.

L’avrebbe visto cadere. Ha sentito le urla dell’amico. L’ha visto sul fianco destro, su un ceppo di un albero tagliato. Secondo il ragazzo ci sarebbero stati anche “ragazzi minori” impegnati nei percorsi. Gli agenti hanno chiesto se in quella zona ci fossero o meno segnali di divieto d’accesso. La risposta sarebbe stata la seguente: “Sì c’erano, ma siccome abbiamo visto altra gente li abbiamo ignorati”. Poteva essere una tragedia.

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