Incidente litoranea, c'è un altro teste

BRINDISI - La moto impazzita e ad alta velocità che scivola sull'asfalto, invadendo l'altra corsia e tagliando la strada alle macchine provenienti in senso di marcia opposto. E poi un urlo a squarciagola: “Alfredo”. E un altro motociclista che si dilegua. Sarebbe questa la scena descritta dal conducente dell'auto che fa appena in tempo a fermarsi e non investire il giovane che finisce con la sua Suzuki contro un massetto di cemento.

Alfredo Genovese

BRINDISI - La moto impazzita e ad alta velocità che scivola sull'asfalto, invadendo l'altra corsia e tagliando la strada alle macchine provenienti in senso di marcia opposto. E poi un urlo a squarciagola: “Alfredo”. E un altro motociclista che si dilegua. Sarebbe questa la scena descritta dal conducente dell'auto che fa appena in tempo a fermarsi e non investire il giovane che finisce con la sua Suzuki contro un massetto di cemento.

Pochi, interminabili ma drammatici istanti quelli passati sotto gli occhi di quello che potrebbe essere il testimone chiave dell'incidente stradale lungo la litoranea, costato la vita, sabato pomeriggio, al 23enne Alfredo Genovese. L'uomo che era alla guida di quella Fiat Idea di colore celeste ha risposto all'appello lanciato dai vigili urbani - che coordinano le indagini - e della polizia, e ha raccontato la sua versione dei fatti agli investigatori.

Scarne le indiscrezioni trapelate. Il testimone avrebbe assistito solo alle ultime fasi della sbandata del 23enne riuscendo a schivarlo, poi si sarebbe accorto della presenza di un’altra moto solo per aver udito l'urlo disperato lanciato dal motociclista che invocava il nome del giovane prima di allontanarsi ad alta velocità. La ricostruzione della dinamica, svolta dalla polizia municipale, porterebbe ad escludere la presenza di una possibile terza moto sulla scena dell'incidente.

Al momento c'è solo un indagato nel registro aperto per omicidio colposo dal pm Valeria Farina Valaori. Si tratta di Antonio Guadalupi, 43 anni, di Brindisi. Sarebbe lui il biker che dopo aver visto il suo amico morto, avrebbe lanciato l’urlo di dolore per poi allontanarsi dal luogo dell’incidente. I vigili urbani lo hanno ascoltato a lungo la notte stessa dopo l'incidente. “Siamo stati insieme per buona parte del pomeriggio – avrebbe riferito il 43enne agli inquirenti –, ma al momento dello schianto non ero con lui. Ci eravamo separati dopo un giro a Santa Sabina da circa un quarto d’ora”.

Guadalupi, amico di famiglia, ha raccontato agli investigatori di essere stato lui ad iniziare il giovane alla passione dei motori, ma ha negato che tra la sua moto e quella dell’amico possa esserci stata una collisione che ha determinato la caduta mortale. Sulla sua moto, finita sotto sequestro non ci sarebbero segni di urti, ma questo particolare non esclude il fatto che anziché un urto non vi sia stato un contatto gamba-gamba, o tra gli pneumatici. Alla velocità di circa 200 chilometri l'ora la Suzuki di Alfredo Genovese è così diventata incontrollabile.

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