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Domenica, 28 Novembre 2021
Incidenti stradali

Tragedia della strada, assoluzione anche in Cassazione per la morte di Nerone

La Corte respinge i ricorsi dei familiari. Il fatto non sussiste per gli imputati: erano accusati di omicidio colposo nell’incidente in perse la vita Filippo Leo

BRINDISI  - Diventa definitiva l’assoluzione per i due imputati accusati di omicidio colposo dieci anni fa, in seguito all’incidente stradale in cui perse la vita il brindisino Filippo Leo, dipendente della società Aspica, conosciuto dai colleghi con il nome di Nerone. Aveva 44 anni.

La Cassazione

L'avvocato Massimo ManfredaLa tragedia della strada avvenne la mattina del 5 maggio 2008, lungo la strada che collega Brindisi a Tuturano, in contrada Masseriola: finirono sotto processo Erminio Mignini e Antonio Nuzzo. La IV sezione della Cassazione ha respinto il ricorso presentato dai familiari di Leo, rappresentanti dagli avvocati Marcello Tamburrini e Giacinto Epifani. L’assoluzione, quindi,  sancisce una verità processuale che non potrà lenire il dolore per la morte di “Nerone”, sebbene sia stata esclusa qualsiasi condotta penalmente rilevante.

Sono stati riconosciuti estranei ai fatti entrambi: “Il fatto non sussiste”, scrissero i giudici della Corte d’Appello di Lecce (presidente Nicola Lariccia, estensore Silvana Botrugno, a latere Francesco Aliffi), dopo la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, così come avevano sostenuto gli avvocati difensori Massimo Manfreda, Daniela Faggiano e Ladislao Massari.

L’incidente stradale

Al centro del processo e quindi dell’accertamento delle condotte contestate agli imputati, una macchia d’olio sull’asfalto: Leo era alla guida di una Fiat 600, auto della società Aspica che all’epoca gestiva il servizio di raccolta dei rifiuti nel capoluogo. Altre due vetture rimasero coinvolte, i conducenti furono feriti. Per il dipendente dell’Aspica non ci fu niente da fare: Nerone trovò la morte.  Omicidio colposo, secondo la Procura che ottenne il processo al quale parteciparono come parti civili i familiari della vittima.

Il capo d’imputazione

Nuzzo finì sotto processo in qualità di conducente del mezzo  che perse olio, Mignini come legale rappresentante della società Marimec nella cui officina vennero eseguiti i lavori di “smontaggio e rimontaggio dalla staffa di supporto sull’albero di trasmissione”. Nuzzo, secondo l’accusa, “ritirato l’autocarro”, si sarebbe “avveduto del forte rumore dell’albero di trasmissione” ma “ometteva di fermarsi immediatamente in violazione del Codice della Strada e percorreva la strada provinciale 79 in direzione di Tuturano provocando la fuoriuscita del liquido oleoso sul quale passa la Fiat 600  condotta da Leo che così sbandava e si scontrava con una Ford Focus proveniente dalla direzione opposta”. Mignini “ometteva – secondo la Procura – per negligenza e imperizia di accertare che la riparazione fosse stata effettuata a regola d’arte, con stabile avvitamento dei due bulloni alla staffa sostenente il semialbero”.

Responsabili civili nel processo: Piemontese assicurazioni spa, e la Secom srl. Sette mesi dopo, morì il figlio di Filippo Leo, in un incidente stradale in via provinciale per Lecce.

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