Incidenti stradali

Tragedia sulla superstrada: assolta la guidatrice che travolse un giovane

Fu una tragica fatalità a causare la morte Gianluca Bataccia, 23enne brindisino, avvenuta la notte tra il 15 e il 16 febbraio 2013, sulla strada statale Lecce-Brindisi (la 613), all’altezza dello svincolo per San Pietro Vernotico

BRINDISI - Fu una tragica fatalità a causare la morte Gianluca Bataccia, 23enne brindisino, avvenuta la notte tra il 15 e il 16 febbraio 2013, sulla strada statale Lecce-Brindisi (la 613), all’altezza dello svincolo per San Pietro Vernotico. Il gup Simona Panzera ha assolto dall’accusa di omicidio colposo E.M., 34enne di Copertino, assistita dagli avvocati Francesco Spagnolo e Marco Scozia.

La vittima aveva trascorso con due amici la serata nel leccese, e i tre si accingevano a rientrare verso casa, quando l’auto su cui viaggiavano, una Fiat Punto, sbandò e finì contro il new-jersey in cemento che separa le carreggiate. La vettura dopo l’impatto si impennò e finì nella careggiata opposta, in direzione Lecce. I tre amici riuscirono ad abbandonare l’auto e a chiamare i soccorsi, senza però avviare le procedure di sicurezza, anche perché ancora sotto choc. Pochi minuti dopo sopraggiunse l’auto della 34enne che, con una manovra repentina, riuscì a evitare l’auto presente sulla strada, ma non i tre ragazzi. Due di loro rimasero feriti, mentre per Bataccia non ci fu nulla da fare.

La Procura di Lecce aprì, secondo prassi, un fascicolo a carico della 34enne, ipotizzando il reato di omicidio colposo. Il sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone, titolare del procedimento, chiese l’archiviazione del procedimento, ma vi fu opposizione dei famigliari della vittima, assistiti dall’avvocato Massimo Manfreda. Il gip Stefano Sernia dispose allora un incidente probatorio, affidando una consulenza all’ingegner Sergio Carati. L’esperto stabilì che l’autovettura su cui viaggiava la 34enne procedeva a una velocità di 90/95 chilometri orari, inferiore quindi al limite dei 110, riuscendo a “compiere il cambio di corsia atto a evitare la Fiat Punto”. 

Il consulente aveva poi rimesso al giudice la valutazione se fosse un evento prevedibile “in ora notturna, la presenza di una vettura di traverso sulla corsia di marcia di una superstrada, e soprattutto l’occupazione di una carreggiata successiva a tale ostacolo da parte dei pedoni in sosta”. Il gip, collegando la prevedibilità dell’evento all’utilizzo degli abbaglianti, dispose l’imputazione coatta.

I legali della 34enne hanno quindi chiesto il giudizio con rito abbreviato, depositando una corposa e dettagliata memoria difensiva, evidenziando tra l’altro come la velocità della loro assistita fosse del tutto consona ai limiti imposti, e come l’uso degli abbaglianti avrebbe recato danno agli automobilisti che viaggiavano nel senso opposto di marcia, contravvenendo a quanto stabilito dal codice della strada. Una tesi, quella difensiva, condivisa in pieno dal pubblico ministero (che ha chiesto l’assoluzione in sede di abbreviato) e dal gup, che ha assolto l’imputata.

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