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Martedì, 28 Maggio 2024
Cronaca Ostuni

Violenza di genere: psicologi e operatori sociali a convegno

"Ferite nascoste" il tema dell'evento. Presente anche il Camper Antiviolenza della Polizia di Stato

OSTUNI – “Ferite nascoste. Svelare, contrastare, prevenire insieme la violenza” era il tema stamani del convegno tenutosi a Ostuni, nella sala della Biblioteca comunale, organizzato dal Centro Antiviolenza “Insieme si può”, con il Consorzio per l’integrazione e l’inclusione dell’Ambito territoriale Ostuni-Cisternino-Fasano, e l’Ordine degli Psicologi.

Davanti alla sede del convegno, il camper Antiviolenza della Polizia di Stato, una iniziativa nazionale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza che da alcune settimane è in corso anche a Brindisi, per sensibilizzare ed invitare le vittime di violenze di genere e maltrattamenti in famiglia a rivolgersi alle forze dell'ordine per liberarsi da questa schiavitù.

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L’incontro è stato introdotto dai saluti del sindaco di Ostuni, Gianfranco Coppola, dell’assessore alle Politiche sociali, Antonella Palmisano, e di Ubaldo Pagano, esperto in politiche socio-sanitarie. Quindi le relazioni di Danila Coluccia e Laura Zeni, psicologhe e psicoterapeute del Centro di aiuto alla vita (Cav); la testimonianza di una donna vittima di violenza; di Francesco Paolo Romeo studioso dell’età evolutiva; di Gabriella Falcicchio, ricercatrice e docente di Pedagogia dell’Università di Bari, e referente in Puglia del Movimento Nonviolento.

E’ intervenuto al convegno anche il questore di Brindisi, Maurizio Masciopinto. I lavori sono stati moderati da Laura Zeni. Il convegno di Ostuni si aggiunge alle numerose iniziative contro la violenza sulle donne in provincia di Brindisi, in cui si sono impegnati anche ordini professionali come quello degli avvocatie degli psicologi, amministrazioni comunali e servizi sociali. E altri sono in programma.

Violenza di genere: convegno a Ostuni

Un percorso difficile, ma c’è un aumento obiettivo di donne vittime di violenze e stalking che si rivolgono alla polizia o ai carabinieri per denunciare le proprie sofferenze e i maltrattamenti, spesso gravi e prolungati negli anni, che subiscono da mariti, ex compagni, e soggetti persecutori di vario genere.

Il problema più difficile da scalare e superare è quello della vergogna, assieme a quello del timore di distruggere il proprio nucleo familiare. Ma in una casa dove domina la violenza, la distruzione è già in corso: denunciare vuol dire garantire una nuova vita a se stesse e ai propri figli.

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