Cronaca

Provincia a rischio default, lavoratori Santa Teresa sull'orlo del licenziamento

La società partecipata ha ossigeno solo fino alla fine del 2016. SI valuterà la possibilità di ottenere la cassa integrazione in deroga da parte della Regione

BRINDISI – Fosche nubi si addensano sul futuro della Santa Teresa, il cui futuro è stato al centro di un tavolo tecnico svoltosi stamani nell’ufficio di presidenza della Provincia di Brindisi, dove un nutrito gruppo di lavoratori ha assistito a un confronto a tratti vivace fra i rappresentanti delle organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cobas), l’amministratore della società partecipate, il segretario generale e i dirigenti dell’ente, sotto lo sguardo dei poliziotti della Digos.

Con la vittoria del no al referendum costituzionale, la patata bollente resta nelle mani di una Provincia a rischio default, come ammesso dallo stesso segretario generale all’inizio della riunione. L’azienda ha ossigeno a sufficienza fino al 31 dicembre, grazie a una iniezione di liquidità pari a 360mila euro garantita dalla Regione, che ha convogliato verso la Santa Teresa un finanziamento originariamente stanziato nell’ambito di un programma venatorio.

Ma a partire da gennaio 2017, che prospettive ci saranno per i 130 lavoratori della ditta? Al momento, nessuna, se si considera che una delibera del consiglio provinciale intima alla Santa Teresa di chiuderei battenti il 31 dicembre 2016. Un salvagente potrebbe arrivare dalla concessione della cassa integrazione in deroga da parte della Regione. Ma vi sono forti riserve sulla percorribilità di questo percorso, che trova un forte intralcio proprio nella delibera approvata dal consiglio provinciale. Come infatti la Regione potrebbe riconoscere degli ammortizzatori sociali ai dipendenti di un’azienda la cui proprietà (la Provincia appunto) ne ha disposto la chiusura?

Ad ogni modo nei prossimi giorni verranno valutati, attraverso un confronto con la task force regionale sulle emergenze occupazionali, i margini di fattibilità di questa operazione, visto che al momento non si vede altra via d’uscita. Stando così le cose, “la decisone è quindi quella – si legge in una nota firmata dal segretario provinciale del Cobas, Roberto Aprile - di procedere al licenziamento di tutto il personale”.

“E soprattutto – prosegue Aprile - la cosa certa è che per la Santa Teresa non c’è la disponibilità di uno che sia uno euro”. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto un immediato incontro con il Presidente della Provincia, Maurizio Bruno, al quale verrà chiesto di revocare “la delibera che  “condanna a morire la Santa Teresa e i suoi 120 dipendenti dall’1 gennaio 2017 e di attivarsi a livello nazionale sulle sorti delle Province italiane, che vedranno forse addirittura triplicarsi i tagli da parte del governo, pur mantenendo quasi completamente le attività cancellate sulla carta”.

Il sindacato Cobas dunque è pronto ad intraprendere una dura lutta per tutelare il posto di lavoro dei dipendenti e non esclude una manifestazione a Roma sotto Palazzo Chigi, “dove abitano ancora i governanti – conclude Aprie - che hanno deciso tagli clamorosi alle province senza applicare le soluzioni previste dalla legge Delrio”.

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