Cronaca

Industrie sicure: ai domiciliari altri due indagati. Scricchiola il reato associativo

Cade l'accusa di associazione per delinquere nei confronti di altre due persone indagate nell'ambito dell'operazione sui furti nella zona industriale e ai danni degli impianti fotovoltaici, denominata "Industrie sicure". Si tratta di Orazio Lagatta, 22 anni, e Francesco Pugliese, 29 anni, difesi entrambi dall'avvocato Daniela D'Amuri. I due hanno lasciato il carcere

BRINDISI – Cade l’accusa di associazione per delinquere nei confronti di altre due persone indagate nell’ambito dell’operazione sui furti nella zona industriale e ai danni degli impianti fotovoltaici, denominata “Industrie sicure”. Si tratta di Orazio Lagatta, 22 anni, e Francesco Pugliese, 29 anni, difesi entrambi dall’avvocato Daniela D’Amuri. I due hanno lasciato il carcere e sono tornati a casa in regime di domiciliari.

Così ha deciso il tribunale del Riesame, che ha annullato anche vari capi di imputazione contestati agli indagati nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Stefania De Angelis. Per Lagatta, in particolare, resta in piedi solo l’accusa (riguardo la quale lo stesso indagato ha fatto ammissione di colpevolezza) di un furto messo a segno all’interno di un impianto fotovoltaico situato in contrada Santa Lucia. 

Nei giorni scorsi, sempre in sede di Riesame, erano stati alleggerite del reato associativo altre persone raggiunte dal provvedimento restrittivo, fra cui Gianluca Giosa, Emanuel Magrì e Diego Quarta. Andrea Baglivo aveva invece ottenuto l’annullamento dell’ordinanza, in quanto già assolto con sentenza passata in giudicato per il medesimo fatto che gli veniva contestato.

Sono in tutto 18 le persone raggiunte dall’ordinanza, di cui 11 in carcere e 6 ai domiciliari.  Sulla base di quanto ricostruito dagli inquirenti, gli indagati sarebbero coinvolti in una serie di furti che fra la fine del 2012 e il gennaio del 2013 hanno colpito: gli stabilimenti delle aziende Scandiuzzi (la più martoriata), “Technogal service” e “Advanced control system srl”; l’inceneritore di Termomeccanica sulla strada per Pandi; tre impianti fotovoltaici situati rispettivamente a Salice Salentino (Lecce), Cellino San Marco e contrada Santa Lucia, nell’agro di Brindisi; l’appartamento di un privato cittadino.

L’obiettivo prediletto della presunta organizzazione era il rame. In poco più di un anno ne sarebbero stati rubati quasi 450 quintali, di cui 120 quintali recuperati. Il valore della refurtiva è di svariati milioni di euro. L'oro rosso veniva depositato in varie basi logistiche individuate dagli investigatori, prima di essere venduto.

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