Cronaca

Industrie sicure: Giosa ai domiciliari. Per il Riesame non era uno dei capi

Il tribunale del Riesame ha annullato l'accusa di associazione per delinquere nei confronti del 36enne Gianluca Giosa, considerato uno dei due capi della banda dedita ai furti nella zona industriale e negli impianti fotovoltaici, sgominata dalla Squadra mobile con l'operazione Industrie sicure. Giosa, difeso dall'avvocato Luca Leoci, torna a casa in regime di domiciliari. Oltre al reato associativo, cade anche l'accusa di essere il capo promotore del presunto sodalizio

BRINDISI – Il tribunale del Riesame ha annullato l’accusa di associazione per delinquere nei confronti del 36enne Gianluca Giosa, considerato uno dei due capi della banda dedita ai furti nella zona industriale e negli impianti fotovoltaici, sgominata dalla Squadra mobile con l’operazione Industrie sicure. Giosa, difeso dall’avvocato Luca Leoci, torna a casa in regime di domiciliari. Oltre al reato associativo, cade anche l’accusa di essere il capo promotore del presunto sodalizio criminale. 

Per quanto riguarda le esigenze cautelari, il legale del 36enne ha allegato la documentazione che provava la valutazione positiva dell’indagato riguardo a episodi successivi (i colpi messi a segno dalla così detta banda del bancomat fra la primavera e l’estate del 2013, per i quali Giosa aveva già ottenuto i Gianluca Giosa-4domiciliari) rispetto a quelli contestati nell’ordinanza. 

I fatti di cui deve rispondere Giosa (il furto all’interno dell’impianto fotovoltaico Ecopower di contrada Santa Lucia, il furto ai danni di un sito fotovoltaico di Cellino San Marco, un furto nell’opificio della Scandiuzzi, il furto nell’impianto fotovoltaico di Salice Salentino) si sono fra l’altro concentrati nell'arco temporale di appena due settimane, nel novembre del 2012. 

Il Riesame, in settimana, aveva già annullato l’accusa di associazione nei confronti di altri due indagati: la guardia giurata Diego Quarta, 37 anni, e il manutentore di impianti fotovoltaici Emanuel Magrì, 30 anni. Il provvedimento restrittivo era stato annullato anche nei confronti del 42enne Andrea Baglivo, poiché già assolto con sentenza passata in giudicato per lo stesso reato .

Sono in tutto 18 le persone raggiunte dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Stefania De Angelis, di cui 11 in carcere e 6 ai domiciliari. 
Sulla base di quanto ricostruito dagli inquirenti, gli indagati sarebbero coinvolti in una serie di furti che fra la fine del 2012 e il gennaio del 2013 hanno colpito: gli stabilimenti delle aziende Scandiuzzi (la più martoriata), “Technogal service” e “Advanced control system srl”; l’inceneritore di Termomeccanica sulla strada per Pandi; tre impianti fotovoltaici situati rispettivamente a Salice Salentino (Lecce), Cellino San Marco e contrada Santa Lucia, nell’agro di Brindisi; l’appartamento di un privato cittadino.

L’obiettivo prediletto della presunta organizzazione era il rame. In poco più di un anno ne sarebbero stati rubati quasi 450 quintali, di cui 120 quintali recuperati. Il valore della refurtiva è di svariati milioni di euro. L'oro rosso veniva depositato in varie basi logistiche individuate dagli investigatori, prima di essere venduto.

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