Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca

Industrie sicure: il Riesame scarcera l'imprenditore Antonio Cannone

E' stata annullata l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un'altra delle persone indagate nell'ambito dell'operazione "Industrie sicure". Si tratta dell'imprenditore Antonio Cannone, 63 anni, che secondo gli inquirenti avrebbe fornito supporto logistico e mezzi a una banda dedita ai furti nella zona industriale e negli impianti fotovoltaici

 BRINDISI – E’ stata annullata l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un’altra delle persone indagate nell’ambito dell’operazione "Industrie sicure". Si tratta dell’imprenditore Antonio Cannone, 63 anni, che secondo gli inquirenti avrebbe fornito supporto logistico e mezzi a una banda dedita ai furti nella zona industriale e negli impianti fotovoltaici sgominata dalla squadra Mobile.

Il tribunale del Riesame di Lecce ha accolto l’istanza di scarcerazione presentata dall’avvocato dell’indagato, Orazio Vesco. Cannone, dunque, recluso in regime di domiciliari, torna libero. Nei giorni scorsi, era caduta l’accusa di associazione a delinquere nei confronti di Orazio Lagatta, Francesco Pugliese, Gianluca Giosa, Emanuel Magrì e Diego Quarta. Anche Andrea Baglivo aveva ottenuto l’annullamento dell’ordinanza, in quanto già assolto con sentenza passata in giudicato per il medesimo fatto che gli veniva contestato.

Sono in tutto 18 le persone raggiunte dall’ordinanza, di cui 11 in carcere e 6 ai domiciliari.  Sulla base di quanto ricostruito dagli inquirenti, gli indagati sarebbero coinvolti in una serie di furti che fra la fine del 2012 e il gennaio del 2013 hanno colpito: gli stabilimenti delle aziende Scandiuzzi (la più martoriata), “Technogal service” e “Advanced control system srl”; l’inceneritore di Termomeccanica sulla strada per Pandi; tre impianti fotovoltaici situati rispettivamente a Salice Salentino (Lecce), Cellino San Marco e contrada Santa Lucia, nell’agro di Brindisi; l’appartamento di un privato cittadino.

L’obiettivo prediletto della presunta organizzazione era il rame. In poco più di un anno ne sarebbero stati rubati quasi 450 quintali, di cui 120 quintali recuperati. Il valore della refurtiva è di svariati milioni di euro. L'oro rosso veniva depositato in varie basi logistiche individuate dagli investigatori, prima di essere venduto.
 

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