Insulti omofobi nei confronti di un minorenne: individuati e denunciati gli autori

Hanno 18 e 20 anni, sono accusati di violenza privata e diffamazione. I fatti si sono verificati nella serata del 5 novembre scorso a Brindisi

BRINDISI - Hanno 18 e 20 anni i due autori degli atti di  bullismo accompagnati da insulti omofobi perpetrati nei confronti di un 17enne del posto nella serata del 5 novembre scorso. I due sono stati denunciati dai carabinieri per violenza privata e diffamazione, le indagini sono state avviate dopo che la vittima, assistita dall’avvocato Maurizio Salerno, si è recata in caserma per sporgere denuncia, il 7 novembre scorso.

Il racconto della vittima ai carabinieri 

I fatti si sono verificati in una piazzetta, luogo conosciuto come “Il liscio” sita nei pressi di viale Commenda all’altezza di via Tirolo. Il giovane fu avvicinato da un ragazzo che lo afferrò per il giubbotto trascinandolo nella piazzetta, lì si avvicino un altro giovane, insieme gli abbassarono i pantaloni, gli schiaffeggiarono il fondoschiena rivolgendogli insulti a sfondo omofobo. Alla scena assistettero altre persone (che da quanto riferito dalla vittima non intervennero) e nei paraggi c’erano anche dei bambini che furono invitati dai due bulli a offendere e insultare il 17enne. Fu anche confezionato un video che poco dopo fu pubblicato sul social network Instagram ma rimosso nel giro di qualche ora.

È proprio grazie a quel video che i carabinieri sono riusciti a riscostruire con esattezza i fatti, dando un volto e un nome ai responsabili. Sono anche stati ascoltati alcuni testimoni. Oltre ai due indagati maggiorenni è al vaglio la posizione di altri soggetti coinvolti che avrebbero avuto un qualche ruolo nella vicenda.

"Un atto orribile aggravato dall'umiliazione del filmato caricato su Instagram”, commenta il presidente dell’Ordine degli psicologi della regione Puglia, Antonio Di Gioia. “Il bullismo è un fenomeno sociale, oggi dalle caratteristiche sempre più complesse di quelle che potevamo riconoscere qualche tempo fa. NL'aggressione rappresenta un tentativo di sedare le paure, gli aspetti fobici dell'aggressore si manifestano con l'annientamento della vittima, individuata per caratteristiche di fragilità. Ma l'aggressione di fatto non risolve il problema perché le paure rimangono tali e si ha sempre bisogno di qualcuno su cui proiettarle nel tentativo invano di superarle”. La vittima ha denunciato l'aggressione ai carabinieri, che stanno cercando di verificare la posizione anche di altre persone coinvolte nella vicenda. "Sono cambiati i processi di socializzazione”, aggiunge Di Gioia. “Occorre intervenire subito per non compromettere lo sviluppo e l'integrazione sociale della vittima, ma serve anche prevenire l'insorgere del fenomeno con interventi mirati e che tengano conto del cambiamento del processo di aggregazione e appartenenza ai gruppi. Spesso vi è dietro un intreccio di caratteristiche e problematiche individuali e contestuali ed oggi il rischio è che con l'esposizione e l'amplificazione social si creino occasioni di bullismo passivo".

"Serve maggiore sensibilità verso questo argomento”, conclude il presidente degli psicologi pugliesi, “a partire dagli ambienti scolastici ed universitari, azioni formative, culturali, sociali e politiche per costruire coscienze e valori e prevenire l'insorgere di personalità antisociali".

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