Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca

Doppia rapina: arresti convalidati. "Non ho puntato il fucile contro il carabiniere"

Restano in carcere i brindisini Antonio Mangiulli ed Emilio Valenti. I due sono stati arrestati dopo l'assalto armato ai danni della tabaccheria di via Tevere, preceduta dalla tentata rapina ai danni della gioielleria Fischetti. Prosegue la ricerca del terzo fuggitivo

BRINDISI – Restano in carcere i due brindisini arrestati mercoledì (25 gennaio) dai carabinieri subito dopo l’assalto armato ai danni della tabaccheria di via Tevere, al rione Perrino, preceduta da una tentata rapina ai danni della gioielleria Fichetti di corso Garibaldi, dove è stato esploso un colpo di fucile che ha ferito di striscio al polpaccio un cliente. Antonio Mangiulli, 27 anni, difeso dall’avvocato Simona Ermanno, ed Emilio Valenti, 25 anni, difeso dall’avvocato Giampiero Iaia, sono stati ascoltati stamani dal gip del tribunale di Brindisi, Tea Verderosa, nell’ambito dell’interrogatorio di convalida dell’arresto.

IL VIDEO DELL'ASSALTO ARMATO IN TABACCHERIA

Valenti, già noto alle forze dell'ordine, il 7 marzo 2014 era stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare per una rapina commessa VALENTI Emilio, classe 1992-2a Siena. Mangiulli, incensurato, lavora a giornata nel mercato ortofrutticolo del rione Commenda. Da parte di quest'ultimo c’è stato un atteggiamento collaborativo nei confronti del giudice. Il ragazzo (ferito di striscio alla tempia da un colpo di arma da fuoco esploso da un carabiniere durante le concitate fasi della fuga dalla tabaccheria) ha reso piena confessione, ammettendo anche il colpo nella gioielleria di Corso Garibaldi, non contestato dal pubblico ministero Simona Rizzo in mancanza di elementi certi (le accuse per tutti e due sono di tentata rapina, resistenza a pubblico ufficiale e porto di arma clandestina).

“Non ho puntato il fucile contro il carabiniere (diversa invece la versione dei fatti fornita dal comando provinciale dei carabinieri di Brindisi, ndr) – ha dichiarato il 27enne - non so usare le armi, mai prese in mano prima di quel pomeriggio, quando ho fatto la fesseria più grande: mi sono trovato in auto con Valenti e un altro che non conosco, prima abbiamo raggiunto la gioielleria Fischetti ma non sono sceso, non sapevo cosa fare, e poi la tabaccheria e qui mi hanno passato il fucile mentre stavamo uscendo. Quando ho sentito il colpo esploso dal carabiniere ho avuto paura e mi sono infilato in auto, non ho capito più niente”.

MANGIULLI Antonio, classe 1990-2Mangiulli ha spiegato che l’azione delittuosa è maturata in un “un brutto periodo dal punto di vista del lavoro”. “Sto a giornata – avrebbe affermato il brindisino prima di consegnare la sua versione dei fatti - non ce la facevo ad andare avanti”. Mangiulli ha spiegato di essersi visto in auto con un altro complice e poi con il terzo rapinatore (tuttora ricercato), di cui non conosce l’identità. “C’era il fucile – avrebbe dichiarato Mangiulli - mi hanno fatto sedere sul sedile posteriore e mi hanno dato un borsone. Non stavo capendo niente, li ho visti uscire di corsa e poi mi sono trovato davanti alla tabaccheria al Perrino. A quel punto mi hanno fatto scendere, siamo entrati, prima di uscire mi hanno passato il fucile. Io non avevo mai preso in mano un’arma, non sapevo cosa fare. Ho iniziato a correre verso l’auto, ma quando ho sentito sparare mi sono sentito gelare il sangue nelle vene”.

A esplodere il colpo è stato uno dei carabinieri in servizio per intimare al gruppo di fermarsi. “Il fucile ce l’avevo io, ce l’avevo in basso non puntato contro nessuno”, ha ripetuto più volte al gip. “Non ho fatto in tempo a tornare in auto che mi hanno arrestato, ma giuro io il fucile non l’ho puntato, non so neanche come si fa”. L’avvocato Ermanno aveva chiesto al giudice il riconoscimento dei domiciliari tenuto conto dell’atteggiamento collaborativo, ma tale istanza è stata respinta.

rapina ta tabaccheria via Tevere, la Croma dei rapinatori-2

Proseguono intanto le ricerche del terzo fuggitivo: l’uomo alla guida della Fiat Croma incrociata da una pattuglia dell’arma in via Tevere. L’auto, rubata a Mesagne, poi è stata abbandonata e incendiata nelle campagne fra San Vito dei Normanni e Mesagne. Al suo interno è stato ritrovato anche quel che restava dell’arma: un fucile a canne affiancate. 

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