Cronaca

"Litigai con mio fratello in un locale prima di accoltellarlo". Giallo sull'arma

"Non avevo alcuna intenzione di uccidere mio fratello, altrimenti non lo avrei aggredito in un locale pieno di persone e munito di numerose telecamere". Marco Falco, 30 anni, ha fornito al gip la sua versione dei fatti

BRINDISI – “Non avevo alcuna intenzione di uccidere mio fratello, altrimenti non lo avrei aggredito in un locale pieno di persone e munito di numerose telecamere”. Marco Falco, 30 anni, arrestato sabato sera per aver accoltellato il fratello Giuseppe, 39, tuttora ricoverato nel retarto di Terapia intensiva dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, fa fornito la sua versione dei fatti al gip del tribunale di Brindisi, Giuseppe Licci, nell’ambito dell’interrogatorio di convalida dell’arresto svoltosi stamani presso la casa circondariale di Brindisi.

Assistito dal suo avvocato difensore, Gabriella Dell’Aquila, Falco ha ricostruito quella serata, seppur con alcuni vuoti di memoria. Il 30enne dunque ha spiegato che l’accoltellamento era stato preceduto da un acceso diverbio con il fratello che si era verificato in una sala giochi della città. “Stavamo giocando a carte in un locale – ha dichiarato Marco Falco – e abbiamo cominciato a litigare per questioni riguardanti il gioco”.

Marco ha riferito che il fratello era solito denigrarlo, in particolar modo per un suo handicap fisico, mentre giocavano a carte. Sabato, però, la situazione è degenerata. Tant’è che i due, sempre attenendosi alla versione di Marco Falco, hanno cominciato a spintonarsi mentre si trovavano nella sala giochi, inducendo il personale ad allontanarli poiché stavano arrecando disturbo agli altri clienti. A quel punto, le loro strade si sono separate.

“Sono tornato a casa – racconta Marco – e sono uscito di nuovo per andare a comprare un farmaco contro l’asma in una farmacia. Faticavo a FALCO Marco, classe 1981-2respirare per l’agitazione. Temevo mi stesse per venire un attacco asmatico. Passando dal bar Peddy (attività commerciale situata in via Appia, nei pressi del carcere, ndr) ho notato l’auto di mio fratello”. E’ questo il momento in cui, a detta di Marco Falco, scatta il raptus di follia. Perché il 30enne entra nel bar, raggiunge Giuseppe e lo accoltella più volte all’addome, riducendolo in fin di vita.

Già, ma con quale arma? L’unico tassello mancante della vicenda è proprio l’arma del delitto. Non è ancora chiaro in che modo Marco Falco si è procurato il coltello. Lo aveva già con sé quando è uscito da casa? Lo ha reperito, come dice lui, successivamente? I carabinieri della compagnia di Brindisi al comando del capitano Luca Morrone stanno cercando di chiarire questo aspetto.

Tornando a quel sabato sera, la ricostruzione dei fatti di Marco Falco si fa lacunosa, dopo l’accoltellamento. “Non mi rendevo conto di aver accoltellato mio fratello – dichiara l’accoltellatore – ero in uno stato confusionale”. Marco ad ogni modo viene a sapere che Giuseppe era stato condotto presso il Pronto soccorso dell’ospedale Perrino a bordo di un ambulanza. Lui in un primo momento raggiunge da solo il nosocomio. Poi, resosi conto della gravità delle condizioni di Giuseppe, va a casa, dove si trovano la mamma e la sorella, alle quali dice di aver fatto qualcosa di grave, e insieme a loro torna al capezzale del fratello.

Qui Marco, che in passato non aveva mai avuto problemi con la giustizia, trova un carabiniere, gli si avvicina e gli dice: “Se lei è qui per mio fratello, sono stato io”. E’ stato il 30enne, insomma, a consegnarsi ai militari del Norm (Nucleo operativo e radiomobile) diretti dal tenente Luca Colombari, che di concerto con il pm di turno, Pierpaolo Montinaro, lo hanno condotto in carcere con l’accusa di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione. Marco, però, ex cameriere di un noto bar del centro cittadino, di recente in servizio all’aeroporto di Brindisi come manutentore, ha negato risolutamente la premeditazione. “Se davvero avessi voluto uccidere mio fratello – ha detto al giudice – non lo avrei fatto in un locale pubblico, avrei aspettato un’altra occasione”.

L’arresto, ad ogni modo, è stato convalidato. Marco Falco resta in carcere. Nel frattempo, i carabinieri stanno continuando ad ascoltare parenti e amici dei due fratelli, per consolidare il quadro investigativo. 

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