Botte all'amante della parente: gli indagati davanti al gip

Annunziata Antonicelli e i figli Vito e Giuseppe Cavaliere ammettono l'aggressione, ma senza l’utilizzo di un bastone

BRINDISI – Hanno ammesso l’aggressione, ma senza l’utilizzo di un bastone. Si sono presentati stamani (venerdì 16 agosto) davanti al gip del tribunale di Brindisi la mamma e i due figli arrestati per il violento pestaggio dell’amante della moglie di un loro congiunto, detenuto in carcere. Annunziata Antonicelli, 50 anni, Giuseppe Cavaliere, 26 anni, e Vito Cavaliere, 19 anni, difesi dall’avvocato Daniela D’Amuri, hanno fornito la loro versione dei fatti davanti al gip del tribunale di Brindisi, Maurizio Saso, nell’ambito dell’interrogatorio di convalida dell’arresto.

I tre devono rispondere al momento dell'ipotesi di reato di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione, dai motivi abietti e futili e dall’aver agito con crudeltà. I due fratelli devono rispondere anche di rapina, per essersi impossessati dell’auto della vittima, e di minacce. La Antonicelli e un parente dei Cavaliere che avrebbe assistito all’aggressione, senza ricoprire un ruolo attivo, sono stati arrestati in regime di domiciliari. Si trovano presso la casa circondariale di Brindisi, invece, i due fratelli.

Gli indagati hanno ammesso di aver pedinato la moglie del detenuto la sera del 3 agosto, in quanto sospettavano che avesse allacciato una relazione con un altro uomo. I tre si sono appostati all’esterno del luogo di lavoro della donna. Una volta finito il turno di servizio, questa è salita a bordo dell’auto di una collega. Poi è stata prelevata dall’amante e insieme si sono diretti verso il parcheggio antistante al precampo, il cosiddetto campo nero, al rione Casale, dove si sono appartati. A quel punto sono entrati in azione i fratelli Cavaliere, che hanno sorpreso la coppia in intimità.

I due hanno chiesto all’uomo se sapeva che la donna era sposata con un detenuto e aveva dei figli. Dopo la risposta affermativa da parte della vittima, è iniziata l’aggressione. Gli indagati hanno riferito di aver colpito il malcapitato solo con calci e pugni, senza utilizzate la mazza. Il ruolo della madre e del quarto indagato, stando sempre alla versione fornita al gip, sarebbe stato quello di far desistere gli altri due. I due fratelli hanno inoltre riferito che non era loro intenzione quella di rapinare la vittima della sua macchina. A tal proposito hanno spiegato di aver restituito i documenti che si trovavano all'interno della macchina a un conoscente della stessa vittima e di aver parcheggiato il mezzo nei pressi della loro abitazione, dove poi è stata ritrovata.

La vicenda è stata ricostruita dai poliziotti della squadra Mobile di Brindisi al comando del vicequestore Rita Sverdigliozzi. Il primo intervento, la notte del 3 agosto, fu quello di una pattuglia della sezione Volanti. Gli agenti vennero inviati sul posto dalla sala operativa della questura, dopo che una persona aveva segnalato un’accesa lite. La vittima aveva il volto insanguinato. Dopo un primo ricovero all’ospedale Perrino di Brindisi fu trasferita presso un ospedale in provincia di Bari, con fratture al volto e contusioni al volto e al cuoio capelluto refertate con prognosi di 30 giorni. La moglie del detenuto, invece, non ha riportato ferite.

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L’avvocato D’Amuri ha chiesto nei confronti della Antonicelli la revoca della misura restrittiva. Per quanto riguarda i due figli, si riserverà di inoltrare analoga istanza in sede di Riesame. Il gip, intanto, si è riservato di decidere riguardo alla convalida degli arresti. 

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