Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca Ostuni

Spaccio ed estorsioni per debiti di droga: gli interrogatori dei sei arrestati

Davanti al gip le cinque persone ristrette in carcere e il sesto ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta “Rosy Abate”

OSTUNI – Fra ieri e oggi (venerdì 30 luglio) si sono svolti gli interrogatori di garanzia delle sei persone arrestate dalla Squadra Mobile di Brindisi e dal commissariato di Ostuni nell’ambito dell’operazione “Rosy Abate”. L’inchiesta ha fatto luce su presunti episodi di spaccio e su presunte estorsioni legate e debiti di droga. Ieri si sono presentati davanti al gip del tribunale di Brindisi, Tea Verderosa, i cinque indagati ristretti in carcere. Francesco Cirasino, 38 anni, di Ostuni, difeso dall’avvocato Cinzia Cavallo, è stato ascoltato presso la stanza 100 dell’ospedale Perrino, dove è ricoverato per problemi di salute. L’uomo ha risposto alle domande del giudice, negando gli addebiti. Il gip ha nominato un perito per una consulenza medico-legale, a seguito dell’istanza di domiciliari avanzata dall’avvocato nei confronti del suo assistito. 

Operazione Rosy Abate-2

Donato Greco, 50 anni, di Ostuni, Maria Moro, 48 anni, di Ostuni, e Martino Barba, 50 anni, di Ceglie Messapica, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. I primi due sono difesi dall’avvocato Vincenzo Lanzilotti. Il terzo dai legali Aldo Gianfreda e Roberta Gallone. E’ ristretto in carcere anche il 37enne Rocco Cantoro, di Ostuni, difeso da Gianni Zaccaria. L’unico indagato sottoposto ai domiciliari è il 29enne Giuseppe Farina, di Ostuni, assistito sempre dall’avvocato Lanzilotti. Il giovane, stamani, si è avvalso della facoltà di non rispondere. 

L’inchiesta è stata denominata “Rosy Abate”, così come si faceva chiamare in modo autocelebrativo la 48enne Maria Moro, facendo chiaro riferimento al nome della protagonista dell’omonima fiction televisiva andata in onda sulla rete nazionale qualche tempo fa.  Da quanto emerso dalle investigazioni il gruppo criminale ha dimostrato un alto livello di organizzazione, con ruoli ben delineati per ogni concorrente. Le intimidazioni poste in essere per recuperare le somme dovute dagli acquirenti della sostanza stupefacente, si sono concretizzate in minacce di notevole intensità: dalla minaccia di impossessarsi dell’auto del debitore, alla minaccia di incendiare la stessa, passando alle vie di fatto con vere e proprie aggressioni fisiche di brutale intensità. 

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