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Lunedì, 24 Giugno 2024
Cronaca

Donna uccisa: il cognato risponde alle domande del gip. "Ha agito per futili motivi"

Stamattina l'udienza di convalida dell'arresto di Adamo Sardella, accusato di aver ucciso Irene Margherito. Accertamenti sui telefonini. Sarà effettuata perizia balistica sulla pistola

BRINDISI – Anche l’aggravante dei futili motivi viene contestata ad Adamo Sardella, il 55enne in carcere con l’accusa di aver ucciso la cognata, la 47enne Irene Margherito, sulla complanare fra Brindisi e Mesagne. L'uomo, assistito dall’avvocato Vito Epifani, stamattina (mercoledì 29 maggio) è stato interrogato in carcere dal gip del tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, e dalla pm Paola Palumbo, nell’ambito dell'udienza di convalida dell’arresto in flagranza di reato effettuato dai poliziotti del commissariato di Mesagne e dai colleghi della Squadra mobile di Brindisi. L’indagato ha risposto alle domande del giudice e del magistrato.

Indagini sui dissidi familiari

Sul suo capo pendono le accuse di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, del tentato omicidio del compagno della vittima e di porto abusivo di arma da fuoco: una pistola calibro 7.65 con matricola abrasa. Il 55enne si trova presso la casa circondariale di Brindisi da domenica sera. Gli investigatori sono ancora al lavoro per ricostruire i contorni di una vicenda estremamente delicata, in cui si innesta una sorta di faida familiare che andava avanti da tempo. Forti dissapori contrapponevano, a quanto pare, Adamo Sardella alla cognata. I dissidi si erano ormai incancreniti, fino a sfociare nel sangue.

Le indagini si stanno focalizzando essenzialmente sul contesto familiare. Adamo Sardella è il fratello del marito di Irene Margherito, deceduto improvvisamente più di 10 anni fa. Da alcuni mesi la 47enne aveva allacciato una relazione con un uomo residente a Mesagne. La donna e il suo compagno, fra le 13.30 e le ore 14 di domenica scorsa, si trovavano a bordo di una Nissan Juke bianca, davanti alla sede di un’azienda situata sulla parallela della superstrada Brindisi – Taranto, a circa un centinaio di metri dalla Cittadella della ricerca, in agro di Mesagne.

L'omicidio

Lì Irene si era data appuntamento con il cognato, che era arrivato a bordo di una Volkswagen Golf grigia, in compagnia di un suo parente. Da quanto emerso finora, ci sarebbe stata una lite al culmine della quale Sardella avrebbe esploso almeno tre colpi di arma da fuoco. Uno di questi ha rotto il finestrino anteriore destro e ha centrato Irene Margherito, seduta sul sedile passeggero, alla testa. Poi vi sarebbe stata una colluttazione con il compagno della vittima, nel frattempo sceso dalla macchina. Questi ha riportato ferite di lieve entità al capo. L’uomo è stato denunciato a piede libero per porto abusivo di oggetti atti a offendere, in quanto trovato in possesso di una spada modello katana, con relativo fodero. Non è indagato, invece, il parente di Sardella. La sua posizione è al vaglio degli inquirenti.

Sparatoria complanare, il vicequestore Massaro

Accertamenti su telefonini 

I tre sono stati condotti presso il commissariato di Mesagne, al comando del vicequestore Giuseppe Massaro, nell’immediatezza dei fatti. Il delitto è stato ricostruito grazie alle immagini riprese dalle telecamere di cui è dotata l’azienda. Alcune di queste puntavano proprio verso le auto. Ma gli accertamenti investigativi proseguono. I poliziotti hanno raccolto le testimonianze di conoscenti e parenti delle persone coinvolte. Con ogni probabilità saranno analizzati i contenuti dei telefonini e sarà effettuata una perizia balistica sulla pistola. Si scava a fondo anche per delineare con precisione il movente di un omicidio che ha scosso la comunità brindisina.

"Vivrai nei corpi di chi ne ha bisogno"

Irene è spirata lunedì nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Perrino di Brindisi. In passato aveva espresso la volontà di donare i suoi organi. I suoi familiari, dopo il decesso, hanno acconsentito al prelievo. “Fino alla fine – ha scritto la figlia Natalia, sul suo profilo Facebook – vivrai nei corpi di chi ne ha bisogno”. Oltre a Natalia, che a breve l’avrebbe resa nonna, Irene aveva anche un figlio 25enne. Entrambi erano nati dalla relazione con il marito defunto. Spesso la si vedeva in occasione di eventi pubblici, dove prestava servizio come addetta alla security. La salma della 47enne è ancora a disposizione della Procura, che potrebbe disporre l'autopsia. 

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