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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Il M5S interroga la Regione sul post-bonifica della discarica di Autigno

Se l'intenzione è riattivarla, come affrontare il problema dell'inquinamento di una intera area e della falda

BRINDISI - Sapere se la Regione Puglia abbia intenzione di riattivare la discarica di Autigno a Brindisi al termine degli interventi di messa in sicurezza d’emergenza la cui conclusione è prevista entro il 31 dicembre 2018. Questo l’oggetto di una interrogazione presentata dal consigliere brindisino del M5S, Gianluca Bozzetti, e diretta al presidente Michele Emiliano. Bozzetti è contrario alla riapertura della discarica di soccorso-servizio che si trova in territorio di Brindisi ma a cinque chilometri da San Vito dei Normanni, e a ridosso del territorio di Mesagne  e di quello di Carovigno, dove sono presenti altri lotti di discariche esauriti e messi in sicurezza, e numerose cave di estrazione di calcare.

Gianluca Bozzetti-4“La questione ambientale ed in particolare quella della gestione dei rifiuti è da sempre uno dei punti critici della provincia di Brindisi”, ha detto. “Il triangolo delle discariche delle contrade di Autigno, Mascava e Formica costituisce infatti per i territori confinanti di Brindisi, San Vito dei Normanni e Carovigno una vera e propria bomba ecologica per i cittadini. Per queste ragioni vogliamo vederci chiaro sulla possibile riapertura della discarica di Autigno.”

Tali discariche, riepiloga Bozzetti, ricadono nell’area di Brindisi dichiarata “area a elevato rischio di crisi ambientale” e già nel 2014, il “Rapporto di Valutazione speditiva del Danno Sanitario nell'area di Brindisi” aveva sottolineato la necessità di predisporre interventi per ridurre i rischi per la salute, attraverso la gestione e il controllo delle emissioni in aria delle aziende all’origine di tale rischio (le discariche di Autigno e Formica), con particolare riferimento alle emissioni di H2S e ammoniaca.

Nel marzo 2017 il Comune di Brindisi, dice ancora Bozzetti, aveva addirittura emesso un’ordinanza che prevedeva il divieto di pascolo, coltivazione, piantumazione, irrigazione e uso delle acque di falda nella zona ricompresa dal sito di Autigno fino a quello della discarica Formica (privata e riservata ai rifiuti speciali, ndr).  “La discarica di Autigno, in particolare, di proprietà dell’amministrazione comunale di Brindisi fu chiusa e sequestrata alcuni anni fa a seguito dei superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione rilevati attraverso i campionamenti delle acque sotterranee”.

Nel luglio 2015 “il Comune si impegnò ad attivare un piano volto alla messa in sicurezza di emergenza per ridurre la sorgente primaria di contaminazione. La spesa necessaria per i primi interventi di Mise è stata cofinanziata con risorse della Regione Puglia e dello stesso Comune; nel 2017, poi, al Comune è stato concesso un ulteriore finanziamento nell’ambito dell’Avviso pubblico predisposto dalla Regione per la bonifica di aree inquinate”.

L'area delle discariche nelle contrade Autigno e Formica-2

“L’area in cui sorge la discarica  è interessata da un diffuso inquinamento della falda, tanto che, se non attivati per tempo gli interventi necessari, si rischia la potenziale migrazione degli inquinanti con il possibile coinvolgimento di aree più vaste, come ad esempio la Riserva di Torre Guaceto. Per tutti questi motivi ho presentato un'interrogazione diretta al presidente Emiliano chiedendo chiarimenti in merito ad una possibile riapertura della discarica di Autigno ed in quali modalità e se, alla luce della forte compromissione delle matrici ambientali nel territorio di Brindisi, non ritenga piuttosto opportuno provvedere unicamente ad una celere ed efficiente bonifica dell’area”.

“Ho chiesto inoltre se, per le stesse ragioni, non si ritenga opportuno – conclude Bozzetti - prevedere un monitoraggio costante da parte di Arpa nell’area compresa tra le discariche di Formica ed Autigno e la predisposizione della Valutazione di Danno Sanitario. In ultimo - conclude - ho chiesto di sapere se siano state stanziate apposite risorse per la realizzazione di impianti di biostabilizzazione o il revamping di quelli esistenti nel territorio della Provincia di Brindisi.”

La discarica di Autigno 3-2

Al momento della chiusura e degli interventi della magistratura, quella di Autigno era l’unico impianto di soccorso rimasto in provincia di Brindisi. Il trasporto della frazione di rifiuto indifferenziato in impianti di altre province costa un occhio agli Aro del Brindisino, con aggravio della tassa per i cittadini. Brindisi non dispone più neppure di un impianto funzionante di Cdr né di un impianto di trattamento della frazione organica.

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