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Scomparsi in mare: dopo due giorni interrotte le ricerche

La decisione assunta dopo la riunione in Prefettura: "Non ci sono elementi che possano far prefigurare un naufragio". Forti dubbi sulla battuta di pesca

BRINDISI - Sono state interrotte le ricerche dei due pescatori scomparsi lo scorso 15 marzo perché "non ci sono elementi che possano far prefigurare un naufragio": la decisione è assunta oggi, dopo 48 ore di perlustrazione via mare ed area, al termine dell'incontro che si è svolto in Prefettura, al quale hanno partecipato i rappresentanti della Capitaneria di porto di Brindisi e delle forze dell'ordine.

Di Francesco De Biasi, 48 anni, e Sante Lanzilotti, 46 anni, entrambi di Carovigno, si sono perse le tracce. Dall'incontro è emerso che "mediante le attività di ricerca con mezzi sia navali che aerei, prima sotto il coordinamento della Capitaneria di Brindisi che poi della Direzione marittima regionale di Bari, non è stato possibile rinvenire i due scomparsi e la barca, né sono emersi che possano far prefigurare un naufragio", si legge nella nota stampa.

"Visto il lungo lasso di tempo intercorso dalla scomparsa, l'Autorità marittima ha ritenuto pertanto che non vi siano i presupposti per proseguire con le ricerche in mare, essendo stata già esolorata l'intera zona interessata senza esito. Tale decisione è stata condivisa anche dalle forze dell'ordine presenti, fermo restando che verrò svolta ogni ulteriore attività qualora emergano nuovi elementi".

Proseguono, invece, le indagini sui motivi del viaggio. Su questo fronte sono impegnati i carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni al comando del capitano Diego Ruocco. Le forze dell’ordine non escludono piste alternative rispetto all’ipotesi presa in considerazione in un primo momento: ossia che De Biasi e Lanzilotti abbiano sfidato il mare agitato per una battuta di pesca. 

Gli investigatori hanno sentito diverse persone fra parenti e conoscenti dei dispersi, per far luce sulla vicenda. Inizialmente si pensava che i due fossero partiti da Torre Santa Sabina intorno alla mezzanotte del 15 marzo. In realtà sembra che il loro viaggio sia iniziato qualche ora prima, a bordo di un natante lungo 6,5 metri di colore bianco con una striscia blu (di certo non una imbarcazione da pesca), di proprietà di uno dei due. 

Il titolare di un ristorante situato nei pressi della torre della torre, contattato da BrindisiReport, ha riferito di aver visto la barca ormeggiata, quella sera. “A un certo punto – riferisce il ristoratore – mi sono accorto che non c’era più. Le condizioni meteorologiche non erano buone. Non ho visto altre barche partire”. I famigliari hanno allertato la Capitaneria di porto di Brindisi intorno alle ore 15 del giorno successivo. Nelle operazioni di ricerca, successivamente passate sotto il coordinamento della Direzione marittima di Bari, sono state utilizzate delle motovedette della Guardia costiera, con il supporto di velivoli e di mezzi da terra. Ma del natante non è stata trovata alcuna traccia. 

L’auto di De Biasi, invece, è stata trovata nei pressi dell’ormeggio. A bordo del mezzo c’erano degli indumenti da pesca con ogni probabilità appartenenti allo stesso De Biasi, che fino a un paio di anni fa era titolare di una autorizzazione a pescare nella riserva marina di Torre Guaceto e che il pescatore lo faceva di professione. Lanzilotti, invece, faceva altro nella vita. Dai controlli effettuati sui tabulati telefonici, non risultano attività sulle utenze di entrambi, a partire dalla serata del 15 marzo. E’ da escludere, quindi, che uno dei due possa aver chiesto aiuto a un amico durante naufragio. Sono numerosi, insomma, i punti oscuri di questa vicenda. Gli accertamenti investigativi andranno avanti anche nei prossimi giorni.  
 

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