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Aia centrale Enel Cerano: "Non si può non tener conto degli effetti sanitari"

Brindisi Bene Comune chiede che il Comune di Brindisi proponga il rinvio della conferenza dei servizi decisoria in programma l'8 febbraio a Roma

Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di Giuseppe Cellie e Riccardo Rossi (Brinsisi Bene Comune-Brindisi Smart) sulla conferenza dei servizi decisora riguardo all'Aia per la centrale Enel di Cerano in programma percoledì prossimo (8 febbario) a Roma. 

Mercoledì 8 febbraio è convocata a Roma la conferenza dei servizi decisoria sul riesame dell’AIA per la centrale Enel di Cerano. In quella sede sarà discusso il parere istruttorio conclusivo trasmesso pochi giorni fa al Ministero dell’ambiente e alle autorità locali tra cui il Comune di Brindisi.

E’ francamente inaccettabile che in questo parere conclusivo si rivedano i limiti di emissione da autorizzare per le tante sostanze inquinanti, molte delle quali cancerogene,  emesse dalla Centrale di Cerano senza alcuna valutazione degli effetti sanitari, ma solo sulla base delle migliori tecnologie disponibili.

Eppure un procedimento complesso come un’autorizzazione integrata ambientale riguardante la più grande centrale termoelettrica a carbone d’Italia, si dovrebbe basare non solo sulle migliori tecnologie disponibili, ma anche sulle migliori conoscenze disponibili, specie sugli effetti sanitari.

Per questo chiediamo con forza che l’amministrazione comunale il giorno 8 febbraio a Roma, nella persona del Sindaco pro tempore, in funzione del potere che la legge gli assegna di responsabile della Salute Pubblica, chieda ed ottenga il rinvio della decisione per aprire ad una fase di valutazione e definizione dei limiti emissivi in funzione delle ricadute sanitarie.

Una richiesta che è fortemente motivata dai due ultimi studi relativi proprio alle emissioni della Centrale di Cerano.

Lo studio, ormai noto, dei ricercatori del CNR stabilisce che occorre valutare non solo le emissioni primarie, quelle direttamente emesse dalla Centrale, ma anche il cosiddetto particolato secondario che si forma anche a grande distanza dalla Centrale a causa delle reazioni chimiche che avvengono tra ossidi di azoto e di zolfo emessi dalla Centrale e composti come ammoniaca ed ozono presenti in atmosfera. 

Tali reazioni portano alla formazione di un particolato secondario estremamente sottile PM2,5 che nel caso della Centrale di Cerano è responsabile fino a 44 morti l’anno. 

Questo tipo di valutazione è del tutto assente nel parere istruttorio conclusivo, nel quale non vi è né una valutazione del particolato secondario né della sua incidenza sanitaria. 

Il secondo studio è relativo all’indagine epidemiologica in via di completamento condotta dal gruppo di lavoro coordinato dal Prof. Forastiere nell’ambito dei lavori del Centro Salute ed Ambiente finanziato dalla regione Puglia. I dati preliminari, già presentati all’ultimo congresso mondiale di epidemiologia restituiscono per l’area di crisi di Brindisi un quadro molto critico. In questo studio si  evidenzia  una mortalità annua più elevata per tutti i tumori (+8%), tra questi spiccano il cancro del pancreas: +11%, e il cancro della vescica: +16%;  per malattie respiratorie (+12%), per eventi coronarici acuti, cioè decessi per infarto cardiaco (+11%).

Dati spaventosi che vengono del tutto ignorati nel procedimento autorizzativo. 

Dai due studi riportati emerge la necessità di rivedere i livelli di emissione in funzione delle ricadute sanitarie che si presentano fortemente negative.

Per questo Comune, Provincia e Regione non possono assolutamente dare un parere positivo per il riesame AIA della centrale Enel e che quindi chiedano, in particolare il Sindaco pro tempore, di considerare per la valutazione dei limiti emissivi questi studi e gli effetti sanitari.

E’ del tutto evidente, a nostro avviso, che tale procedura porterà ad un unico risultato che il Carbone è incompatibile con la difesa della salute. Così come è incompatibile con le attività agricole del nostro territorio come ha dimostrato la recente sentenza sulle dispersioni delle polveri di carbone.

Il giudice in quel caso ha affermato che i vertici Enel erano consapevoli di quello che succedeva, oggi la storia si ripete: tutti sanno quali effetti mortali hanno le emissioni dei veleni prodotti dalla combustione del carbone, ma anche in questo caso nessuno fa nulla.

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