Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca

Intervento/ Le deboli rassicurazioni dell'amministratore di Multiservizi

Non sono giustificate ed appaiono offensive le eventuali dichiarazioni rese dal dirigente comunale che, proprio rivestendo impropriamente secondo alcuni per ragioni di conflitto di interessi la carica di amministratore unico della partecipata, bene avrebbe fatto, invece, ad “avventurarsi “ sulla reale situazione finanziaria dell'azienda

Organi di stampa hanno riportato con grande evidenza le diverse opinioni di natura politica-tecnica, da una parte  tra il dott. Cristiano D'Errico, professionista di elevate capacità specie in tema di contabilità riguardante gli enti locali ma anche soggetto di riferimento politico correntizio nell'ambito del Pd e dall'altra il sindaco di Brindisi e l'amministratore della Brindisi Multiservizi , che offrono spunti di riflessioni e puntualizzazioni intorno alla grande società partecipata in percentuale totalitaria.

Il mio intervento  nasce quale contributo professionale sul tema nonché per conoscenza diretta, essendo stato sia pure per un tempo limitato consigliere di quella società dalla quale mi dimisi convincendo l'intero consiglio a fare altrettanto a motivo della scarsa limitazione dei fondi finanziari di bilancio  ed ancor più nella veste di presidente del collegio dei revisori dei conti del Comune di Brindisi che ha dovuto registrare insufficienti risvolti nei richiami agli organi politici ed amministrativi  del tempo riguardo all'attivazione  del cosiddetto “controllo analogo” nei confronti della società in parola.

Intanto, va prioritariamente detto che non può essere condiviso il tono sprezzante o di saccenteria usato dall'amministratore unico della Multiservizi  nei confronti di un interlocutore (dott. D'Errico) che con toni  garbati e civili ha espresso il proprio punto di vista, specie  sotto l'aspetto contabile , sulla gestione della società. Non sono giustificate ed appaiono offensive  le eventuali dichiarazioni rese dal dirigente  comunale che, proprio rivestendo impropriamente secondo alcuni per ragioni di  conflitto di interessi  la carica di amministratore unico della partecipata, bene avrebbe fatto, invece, ad  “avventurarsi “ sulla reale situazione finanziaria dell'azienda , superando soggettive  interpretazioni normative  che mal si conciliano ad un dotto  avvocato salvo se non concepite in una calda notte di mezza estate.

Ed allora , pur nella difficoltà del necessario richiamo a norme vigenti è d'obbligo rappresentare  che   in primo luogo, appare singolare, se vera, l'affermazione del sindaco circa  la fusione Multiservizi – Energeko che avrebbe avuto senso solo nel caso di deficit della BMS anche per il 2015. Singolare perché al sindaco certamente non può sfuggire che, in base al disposto dell’art.1, comma 555, della Legge n.147/2003 (Legge di stabilità per il 2014), se la Multiservizi dovesse chiudere anche l’esercizio 2015 in perdita, dovrebbe essere posta in liquidazione ex lege, in quanto avrebbe registrato una perdita in quattro degli ultimi cinque esercizi compresi nel periodo 2012 – 2016; è ciò a prescindere dal risultato dell’esercizio a venire.

Passando alle ancor più sorprendenti parole dell’amministratore unico della Multiservizi, è doveroso  preliminarmente  evidenziare, come più volte sottolineato dalla Corte dei Conti e, in dottrina, tra gli altri,  da Antonino Borghi (presidente dell’Ancrel e padre nobile della materia della revisione degli Enti Locali) che l’art. 6, comma 19, D.L. n. 78/2010, il divieto alle amministrazioni pubbliche di effettuare aumenti di capitale, trasferimenti  straordinari, aperture di credito o rilasciare garanzie a favore delle società partecipate non quotate che abbiano registrato perdite di esercizio per tre esercizi consecutivi, ben si applica alle società strumentali (categoria cui appartiene la Brindisi Multiservizi), rimanendo escluse dall’applicazione della norma le sole fondazioni, associazioni, aziende speciali e consorzi di enti pubblici.

Appare poi addirittura paradossale, per usare un eufemismo,  che l’amministratore di una società nutra ancora incertezze circa il risultato dell’esercizio 2014, definendo la probabile perdita di circa 700.000 Euro “…mera proiezione, non supportata da alcun dato concreto”. E' sicuramente a conoscenza dell' avv.  Trane che, ai sensi dell’art. 2478 – bis del Codice Civile il bilancio deve essere presentato ai soci entro il termine stabilito dall'atto costitutivo e comunque non superiore a centoventi giorni dalla chiusura dell'esercizio sociale, salva la possibilità di un maggior termine di cui all'articolo 2364, comma 2, in ragione del quale: “Lo statuto può prevedere un maggior termine, comunque non superiore a centottanta giorni, nel caso di società tenute alla redazione del bilancio consolidato ovvero quando lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura ed all'oggetto della società; in questi casi gli amministratori segnalano nella relazione prevista dall'articolo 2428 le ragioni della dilazione”.

Inoltre, come giustamente evidenziato dal dott. D’Errico, non in sonno, i rimedi di cui all’art.2482 – bis del Codice Civile devono essere esperiti “senza indugio” e, soprattutto, anche sulla base di risultanze del bilancio infrannuale, a nulla rilevando, a tal fine, la formale approvazione del bilancio da parte dei soci. Tace, invece, l’amministratore, sulle altre problematiche evidenziate dall’ dott. D’Errico, come la mancata assunzione della delibera di copertura della perdita dell’esercizio 2013, senza la quale la società opera in costanza di una causa di scioglimento.

E, a tal proposito, non può costituire una valida motivazione quella addotta dall’assessore al bilancio, anch’ella stimato legale, di mancanza di fondi per pagare le imposte gravanti sul trasferimento dell’immobile ove ha sede la BMS), ovvero il persistente disallineamento tra i crediti esposti nel bilancio della partecipata (fatture di notevoli  importi  inviate e non pagate dall'Ente ed i corrispondenti debiti (rectius: residui passivi) inseriti nella contabilità dell’Ente stesso. Ovviamente quest'ultima circostanza si tradurrà in una inevitabile nuova emorragia finanziaria per il Comune di Brindisi, sotto forma di pagamento di fatture ovvero di ripianamento delle perdite.

Ed è in tale contesto che, spiace dirlo,  deve essere registrato l’assordante silenzio del collegio dei revisori del quale non si rintraccia alcuna formale presa di posizione in merito alla delicata situazione, sia da un punto di vista finanziario che civilistico, in cui versa la Brindisi Multiservizi, eccezion fatta che per uno scarno parere positivo alla variazione di bilancio che ha consentito il trasferimento di 1.000.000 di Euro alla suddetta società; variazione, questa, adottata con motivazioni che appaiono operare al di fuori dell’attuale contesto normativo.

E' questo il quadro parziale, saltando a piè  pari i problemi  dell'affidamento e dei pagamenti dei lavori ricevuti dalla partecipata da parte dell'unico socio, in cui è costretta ad operare la Multiservizi Brindisi.

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