Cronaca

Intervento/ La centrale di Cerano va decarbonizzata, ma senza Tap

La centrale di Cerano va decarbonizzata senza Tap. E’ questa la nuova frontiera di liberazione dalla servitù del carbon fossile di Brindisi, dopo la Conferenza sul clima di Parigi. Il tema ambientale odierno è la defossilizzazione del pianeta, non la decarbonizzazione, seppur tramite metanizzazione

La centrale di Cerano in una giornata di nebbia

La centrale di Cerano va decarbonizzata senza Tap. E’ questa la nuova frontiera di liberazione dalla servitù del carbon fossile di Brindisi, dopo la Conferenza sul clima di Parigi. Il tema ambientale odierno è la defossilizzazione del pianeta, non la decarbonizzazione, seppur  tramite metanizzazione! Difatti, come intuisce il movimento dei “ragazzi della Marcia sul clima” di queste settimane, la drammatica accelerazione del surriscaldamento terrestre impone al mondo una più accentuata e accelerata fuoriuscita da “tutte” le energie fossili che a ciò contribuiscono. Tra esse vi è pure il gas metano!

Pertanto, l’”ideona” di Emiliano che ha inteso trovare la “quadra” tra l’assillo di venire incontro alla assoluta contrarietà (benché legittima) di Melendugno alla Tap e la pretesa di farla accettare a Brindisi con la terra promessa della metanizzazione della megacentrale di Cerano, non regge, né a seguito delle necessità drammaticamente globali scaturite a Parigi, né con la teoria di Hubbert, che prevede per il metano la parabola discendente della sua riserva fra pochi decenni, subito dopo quella del petrolio, come sanno le multinazionali del settore, che stanno riorientando, non solo per la crisi, le loro strategie energetiche.

Gli è che la lodevole proposta della decarbonizzazione di Cerano, ultra condivisibile, stride però con il riconoscimento a Enel di dieci anni di tempo per l’ammortamento dei costi di “riconversione” al ciclo combinato, praticamente a centrale quasi moritura, con il risultato geniale che il problema leccese del no a Tap si risolverebbe subito, lasciando al destino incertissimo delle calende greche la metanizzazione di Cerano, ammesso che Enel e Governo dovessero miracolosamente accettare! Chapeau!

Del resto, Brindisi avrebbe risolto da tempo la metanizzazione della centrale con il rigassificatore, se ciò fosse stato concretamente e realisticamente possibile! La verità è che oggi, chi vuole decarbonizzare Cerano, deve andare oltre lo schema della Convenzione del ’96, che allora la metanizzazione prevedeva (ed era tanto possibile che fu pure accettata tra le parti convenute e titolate), e deve invece “accompagnare” il percorso di una progressiva, ma assolutamente accelerata, pianificazione della diminuzione del carbone, fino al suo esaurimento,  necessariamente da “convenirsi” con l’Enel e con il Governo, la cui impellente convenienza può consistere nel mettere l’Italia in linea con gli obiettivi della Conferenza sul clima.

Giova ricordare peraltro che, nella sua primitiva stesura, il Piano Energetico Ambientale Regionale (Pear) prevedeva una più incisiva decarbonizzazione del polo energetico brindisino, attraverso una forte riduzione delle quantità di carbone. Dinnanzi all’insuperata contrarietà di Enel e Governo, si è ripiegato a una seconda e definitiva versione del Pear, che ha permesso una massiccia (ma incontrollata) fioritura di impianti eolici e fotovoltaici nelle campagne del Sud Brindisino, con l’obiettivo di avere maggiore forza contrattuale alla richiesta di compensazione della riduzione del carbone, offrendo lo spropositato aumento delle energie rinnovabili messo in campo.

Il risultato è stato che queste energie sono state prodotte “in aggiunta” al carbone esistente! Come dire, al danno si è aggiunta la beffa! Dopo Parigi, oggi Brindisi può e deve pretendere la progressiva accelerata “sostituzione” del carbone con le energie rinnovabili, nelle quali primeggia già nell’ambito regionale e nazionale, con una contestuale forte, ambientalmente compatibile, diminuzione dell’energia elettrica complessivamente prodotta dal territorio, il quale da solo garantisce grandissima parte del fabbisogno regionale e cospicua parte di quello nazionale.

Dopo la stagione dei “ragazzi del ‘96” che operarono concretamente per realizzare il “sogno" della metanizzazione del polo energetico brindisino, quasi riuscendoci, è anacronistico oggi inseguire l’ideona del Presidente Emiliano, ma si deve seguire il movimento dei “ragazzi del 2016” delle marcia sul clima che desiderano la necessaria globale de fossilizzazione del pianeta, a cominciare da Brindisi.

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